Pino Strabioli: «Io monsignore e inquisitore contro... il canto»

Enrico Groppali

C'è un piccolo neo nella mitologia cresciuta lungo gli anni attorno a Sister Act. Alludiamo all'importantissimo personaggio di un monsignore, che come zio Paperone nelle comics di Walt Disney, appare più interessato all'accumulo inverecondo di denaro che alle grazie, canore e non, delle religiose che lo circondano. Un personaggio che non a caso è stato affidato a Pino Strabioli entertainer di chiara fama noto in televisione per aver curato da geniale antagonista le ultime trasmissioni dedicate al talento di Paolo Poli come uno speciale sulla luminosa carriera di Carla Fracci e di altre star che continuano a regnare nei nostri sogni. Logico quindi chiedergli come mai si è trovato coinvolto in un musical allegramente spregiudicato come Sister Act. «Confesso di essere stato attratto come non mai dalla struttura multiforme, che bontà divina, mi è capitato tra le mani».

Perché? Cosa c'è di seducente in questo personaggio?

«Il fatto di essere circondato da tante donne, per di più in abito religioso ai cui songs ispirati dal divino amore sembra del tutto indifferente. Come appare completamente disinteressato alle fresche grazie del gregge femminile che gli è capitato di presiedere».

Tutto qui? Mi pare che nel suo personaggio ci sia ben altro... «All'inizio, dato che lui tratta principalmente del denaro che gli scorre tra le mani se ne bea e pare non pensi ad altro. Pensavo si trattasse solo di una caricatura al nero di certe figurine ispirate a vecchi musical di Dario Fo. Ma invece non era così».

Perché cos'è invece?

«Si tratta di un terribile inquisitore ecclesiastico che subodora ad ogni passo l'esistenza di un tranello che lo sovrasta e lo tormenta perché non riesce a spiegarsene la ragione».

In poche parole cosa gli succede?

«Scopre quasi per caso che il canto è come il denaro perché scivola e minaccia di dissolversi tra le nostre dita. Un concetto fondamentale non trova?».

Sarà ma si spieghi meglio?

«Con piacere. Pian piano il nostro monsignore a forza di ascoltare canzoni e couplet scopre che una cosa non può vivere senza l'altra e allora nei discorsini che fa a se stesso come negli abboccamenti che ha con le suorine e con la perfida madre superiora compare quasi per caso una nota di ilarità».

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