Pirellone e consigli o di zona: scene di ordinario «grillismo» milanese

Primarie per la scelta del candidato: scelta Silvana Carcano. Intanto nel quartiere 9 scoppia una polemica sulla ripresa e la trasmissione on lline delle sedute. I gruppi bloccano i «Cinque stelle», che continuano. La seduta viene sospesa e finisce fra le polemiche

Poche ore dopo la sparata del loro leader, Beppe Grillo, che ha sbattuto fuori dal partito, e preso a male parole, i dissidenti più noti, anche i grillini milanesi facevano parlare di sé, fra Consigli di zona e liste per il Pirellone. Il movimento Cinque stelle, intanto, ha scelto la sua candidata alle Regionali. L'aspirante governatrice è Silvana Carcano, quarantunenne, libero professionista nel campo della rendicontazione sociale, ambientale e di sostenibilità. Nelle "primarie" on line che hanno scelto anche gli 80 candidati consiglieri, la Carcano ha ottenuto 658 voti. Il suo predecessore, Vito Crimi, ora capolista per la Camera nella circoscrizione Lombardia 2, ha dato ai nuovi un benvenuto agrodolce su facebook: «I consigli che mi sento di dare: umiltà, dedizione e nessun egocentrismo. La fama e la popolarità fanno brutti scherzi», ha avvertito. Il suo «grandissimo augurio» a tutti i candidati si è concluso poi con una «promessa» sorridente (almeno a giudicare dalla sfilza di «smile») a proposito della creatura - il movimento lombardo che lascia nelle loro mani: "Mi raccomando - ha scritto Crimi - Ci tengo troppo perché possa crescere male, e tornerò a prendervi a calci in culo se la rovinate".
Intanto in Consiglio di zona 9, l'unica che era rimasta alla sinistra anche nell'era Moratti e che è ancora presieduta da un'esponente del Pd, Beatrice Uguccioni, si è scatenata una sorta di baruffa politico-istituzionale proprio su una delle iniziative che stanno più a cuore al Movimento Cinque stelle: la ripresa delle sedute del Consiglio e degli organi istituzionali. Il Consiglio del quartiere sta discutendo proprio in questa fase della possibilità di trasmettere le sedute on line ma i "grillini" volevano anticipare i tempi e rendere pubblica la discussione con i loro mezzi e strumenti tecnologici. Un'iniziativa che non è andata a genio agli altri gruppi consiliari. Dopo una prima parte ripresa e trasmessa - quella dedicata all'audizione di un'associazione - nella seconda - secondo quanto riferito dal Pdl - è arrivato il veto. Le regole prevedono che tutti i consiglieri debbano acconsentire a essere ripresi, e questa unanimità non si è registrata. Anzi, la gran parte dei componenti il Consiglio ha detto "no". La questione da tecnica è diventata anche politica. Mancando le firme dei consiglieri, il presidente ha chiesto ai grillini di spegnere le telecamere, ma l'invito non ha avuto riscontro. I due consiglieri del movimento Cinque stelle, accompagnati da 5-6 militanti, muniti di telecamera o i-pad, non hanno obbedito". Il braccio di ferro, che non è neanche un inedito (era già successo a febbraio), è andato avanti fino alla sospensione della seduta, ma l'ostinazione dei "grillini" ha fatto arrabbiare non poco gli altri consiglieri. "Nel suo piccolo - commenta il giovane consigliere del Pdl Gabriele Legramandi - è un episodio significativo. Certo non c'è niente di male a riprendere le sedute, ma se le regole non ti consentono di farlo e tu vuoi forzare allora il problema vero diventa il rispetto delle regole. Questo atteggiamento di superiorità su tutto e tutti è molto pericoloso e negativo, anche perché io non voglio parlare di squadrismo, ma certe parole forti che sono usate dai militanti grillini non mi sono piaciute affatto". Ma il capogruppo dei “Cinquestelle”, Antonio Laterza, non ci sta a passare per arrogante: “Siamo stati offesi noi – dice intanto – e non possono accusarci di bloccare le sedute. Sono gli altri che bloccano la pubblicità della seduta”. Nel merito della questione il capogruppo non cede di un millimetro. “Noi – dice -vogliamo rispettarlo il regolamento, ma quel regolamento è al limite dell’incostituzionalità. Ricordo che stiamo parlando delle sedute pubbliche di un’istituzione, non di un club privato”. Le possibili modifiche in discussione poi non lo convincono: “E’ una presa in giro, stanno deliberando solo quel che già esiste”.

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