Presi d'assalto i centralini del 118

In mattinata trenta ambulanze per casi sospetti. «La gente chiama per avere consulenze»

Lo spiegano loro stessi, i professionisti che lavorano sul campo per Areu (Azienda regionale emergenza urgenza): «Sì, ci siamo organizzati affinché ci siano colleghi che rispondano ad alcuni interrogativi che potrebbero attanagliare la cittadinanza in un momento come questo: in qualche modo abbiamo dovuto arginare il fatto che tanta gente si rivolge di défault a noi anche per quella che definiamo una semplice consulenza».

Le nostre paure sono sempre più grandi dei pericoli che corriamo in realtà. Così, che in questi giorni di «terrore coronavirus» i numeri di emergenza potessero essere presi d'assalto non era solo immaginabile, ma anche profondamente comprensibile. Ancor di più il ricorso ai numeri di pronto intervento più familiari, come il 112, per poter parlare con i soccorritori sanitari anche solo per farsi rassicurare da frasi - pronunciate, com'è ovvio, da qualcuno che se intende - del genere: «non si preoccupi» o «stia tranquillo che non ha nulla». Non va bene, diranno in molti, non è la prassi, si devono seguire regole ben precise altrimenti si piomba nel caos. E i vertici della Sanità milanese sono tutti d'accordo: c'è il numero verde della Lombardia: 800.894.545, approntato dalla Regione nell'immediatezza della diffusione del virus, quando già in molti si lamentavano che il numero verde di pubblica utilità del ministero della Salute (1500) suonava a vuoto.

Proprio in questo momento di grande crisi, però, ancora una volta gli operatori milanesi di quello che ancora ci ostiniamo a chiamare «il 118» o «le ambulanze», danno prova di grande umanità, spirito di servizio e soprattutto comprensione e pazienza.

Così nella giornata di ieri, solo dalle 7 alle 14 Areu ha inviato in città a Milano una trentina ambulanze (poco più di quattro all'ora) a casa di persone che lamentavano sintomi influenzali che avrebbero potuto essere rivelatori in qualche modo del coronavirus.

Nel medesimo arco temporale sono arrivate poco meno di 120 chiamate cosiddette «di consulenza» da parte di cittadini che chiedevano lumi sulla malattia, diciassette ogni 60 minuti circa.

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