La rabbia dei grillini: "Presi per i fondelli. E niente diktat su Sala"

Bedori: "Non accetterò imposizioni dall'alto". Corrado: "Ma il rischio di alleanza ora c'è"

«Traditi e ingannati», «una delusione totale», «abbiamo subito un golpe», «il Movimento è destinato ad estinguersi». Pescati a caso, i commenti dei militanti M5S che da giorni stanno mettendo sotto processo in rete il fondatore Beppe Grillo (nella foto) e i vertici per il sostegno al governo Draghi e (ancora di più, forse) per il quesito tendenzioso posto sulla piattaforma Rousseau che ha portato a quel risultato. Dai consiglieri comunali di Milano e della Lombardia, che anche ieri si scambiavano messaggi su una chat bollente, due giorni fa è partita la petizione su sito change.org per chiedere una nuova votazione. E gli eletti a Palazzo Marino ora non nascondono il timore che dai vertici arrivi l'imposizione un'alleanza organica Pd-5 Stelle anche per la riconferma di Beppe Sala sindaco, al primo o al secondo turno. Patrizia Bedori dichiara che non accetterà diktat, «per quanto mi riguarda non lo sosterrò, e se scelgono un nome da Roma non condiviso con chi lavora sul territorio da cinque o dieci anni come me, possono venire a farsi la campagna elettorali da soli, metterò a disposizione i banchetti ma non ci sarò». Leggermente più moderato Gianluca Corrado che avverte: «Oggi francamente non so più dire cosa succederà a Milano, ci sentiamo più deboli di prima, ora credo che il governo Draghi sia un pezzetto di quel progetto di costruzione di un'alleanza organica M5S-Pd partita a livello nazionale e se si tradurrà in un candidato unico a Palazzo Marino, ora non sono più in grado di escluderlo. è una possibilità concreta che cercheremo di evitare, il Movimento resta la mia unica casa politica, non intendo abbandonarlo a meno che qualcuno non decida di accompagnarmi fuori, ma democraticamente mi opporrò a ogni decisione che non mi piacerà. Come gruppo milanese siamo assolutamente compatti nel desiderare di non avere imposizioni dall'alto ma di sottoporre una serie di candidature agli iscritti su Rousseau, il programma è pronto al 90% e ci lavoriamo da sei mesi. Andrà così? Fino a ieri avrei risposto di sì, ora non sono più in grado di escludere nulla, temo accordi nazionali».

Nel mirino il quesito giovedì scorso agli iscritti sul sostegno a Draghi: «Sei d'accordo che il Movimento sostenga un governo tecnico-politico: che preveda un super-Ministero della Transizione Ecologica e che difenda i principali risultati raggiunti dal Movimento, con le altre forze politiche indicate dal presidente incaricato Mario Draghi?». Bedori e Corrado lo bollano con le stesse parole: «Una presa per i fondelli». Entrambi hanno votato no, ma avrebbero accettato in silenzio il risultato se la domanda fosse stata corretta. «Tutto ha un limite - afferma Bedori -, si ingoiano bocconi amari, nomine che non ci rappresentano, ma i valori non si possono barattare, abbiamo sempre contrastato un governo con Fi mi sono sentita offesa dalla domanda, non era super partes e c'è stato un endorsement vergognoso». In vista delle Comunali insiste: «Per la scelta del candidato raccoglieremo varie disponibilità e ci sarà una votazione su Rousseau, i territori devono decidere se e con chi allearsi, non vogliamo imposizioni. Se arriveranno direttive dall'alto ognuno farà i conti con la propria coscienza, la mia non è in vendita». Deluso per il quesito anche Corrado, «la piattaforma è il cuore del Movimento - sottolinea - e se si inizia a usarlo on modo tendenzioso diventa un problema». Ora «il rischio di scissione o di tanti abbandoni è concreto e mi dispiace molto».

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