Razzie in casa: perché nessuno ci ha avvisato?

Ma come, si moltiplicano per cinque i saccheggi nelle nostre case e nessuno delle forze dell'ordine ci avvisa? Anzi, magari si diluisce questo che è un vero dramma nei soliti bilanci di fine anno, quando si racconta che i furti negli appartamenti (e i reati in genere), sono in calo. Roba difficile da credere per chiunque faccia un rapido giro anche solo tra le conoscenze più strette, raccogliendo storie di porte violate e casseforti scassinate. Nessuno immagina che rappresentanti delle istituzioni si azzardino a diffondere dati falsi, ma viene il sospetto di qualche maquillage alla contabilità se solo ieri si è appreso con stupore di un'esplosione di denunce. Sia mai che la gente cominci a pensare che l'aumento degli stranieri clandestini faccia salire anche il crimine.

Certo, a mettere finalmente il tutto nero su bianco, è stata una fonte terza come la Procura generale, perché farsi raccontare dai vertici di polizia e carabinieri quanti reati siano commessi in città è un po' come chiedere al macellaio se la sua carne sia buona o al pescivendolo se i branzini sono freschi. Di fatto ora si scopre che i furti sono quintuplicati (da 1.718 a ben 8.163) solo nelle competenze della Procura di Milano, come si legge qui di fianco nell'ottimo articolo di Cristina Bassi. E, del resto, se bottini eccellenti sono stati fatti solo negli ultimi mesi nelle case illustri del sindaco Beppe Sala, del suo predecessore Giuliano Pisapia (300mila euro di orologi e gioielli) e addirittura dai genitori del ministro dell'Interno Matteo Salvini, qualche sospetto era già venuto. Il calo dei reati, dunque, è una fake news: piccoli topi d'appartamento come i nomadi o le bande super specializzate di scassinatori georgiani sono in grande spolvero. E non si tratta di micro criminalità, come vogliono far credere. Perché se ci rubano la fede del papà, la spilla lasciataci in ricordo dalla mamma o l'anello di fidanzamento della moglie, non ci sottraggono solo poche centinaia di euro, ma ci rubano un pezzo di cuore. Perché i ricordi sono ciò che di più prezioso abbiamo. E non ci sono euro che li possano ricomprare.

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