Referendum contro una giustizia che non va

Referendum contro una giustizia che non va

(...) dove a comandare siano gli affiliati alle correnti di sinistra della magistratura e i loro complici in parlamento. Oppure il contrario. Ci pensino quelli che il 12 giugno, giorno dei referendum sulla giustizia, stanno già programmando le gite al mare perchè tanto votare non servirà a niente. O ancor peggio i sacerdoti che difendono l'ultima casta degli intoccabili. Perché è vero che i quesiti sono incomprensibili e la fiducia nella loro eventuale messa in atto è pari a zero, ma questo passa il convento e questo conviene ingollare. Almeno per il momento, sperando di dare quantomeno un segnale, di piantare un seme che possa fiorire in un Paese migliore da consegnare ai nostri figli e nipoti. Spes ultima dea. Oggi con un po' di fiducia in più, dopo che ieri mattina nessuno avrebbe puntato un euro sull'uscita del governatore lombardo Attilio Fontana da quell'assurdità del cosiddetto processo camici. «Prosciolto perché il fatto non sussiste» ha sentenziato un gup, anzi una gup dal coraggio di leone (Chiara Valori) che, come ha detto il legale di Fontana, il principe del foro Jacopo Pensa, ha espresso «una manifestazione di giurisdizione come raramente avviene nell'udienza preliminare». E quindi nel proscioglimento «perché il fatto non sussiste», verrebbe voglia di mettere la lettera maiuscola a quel Fatto (quotidiano) che non sussiste davvero, pensando alla vergognosa campagna stampa orchestrata nel bel mezzo della pandemia contro la Regione e Fontana a cui nessuno ha restituito l'onore, perché lui (e la sua famiglia) quell'onore non l'hanno mai perso. Anzi, hanno dimostrato di quale stoffa siano fatti, mantenendo sempre un comportamento inappuntabile mentre giornali e trasmissioni Rai diretti e confezionati da militanti politici più che da giornalisti, rovesciavano loro addosso il peggio. C'è un giudice Milano. E ha seppellito di vergogna politici, magistrati e giornalisti di sinistra. «Fontana è stato prosciolto dall'accusa sul pasticcio sui camici. Per me non cambia nulla» dice il Pd Pierfrancesco Majorino in prima fila nel chiedere il commissariamento della Lombardia nel ciclone Covid. C'è bisogno di aggiungere qualcosa?

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