Rivoluzione all'ex Provincia Idroscalo e Cam sono a rischio

Vuoto di competenze con il passaggio alla Città metropolitana E nessuno gestisce il «mare di Milano» né il centro per i minori

Michelangelo Bonessa

Alla fine il conto potrebbe essere più salato del previsto. Guardando capitolo per capitolo quali competenze e strutture saranno in capo alla nuova Città metropolitana, si scopre che l'Idroscalo e il CAM sono rimasti nel limbo della burocrazia. E non sono gli unici pezzi della vecchia Provincia in bilico, anche alcune decine di dipendenti hanno un destino chiaro solo sulla carta. Il passaggio storico che vede la fine dell'ente nato nel 1786 ha portato molti cambiamenti: alcune competenze sono state passate a Regione Lombardia, alcuni organismi riorganizzati, il personale dipendente è stato tagliato a tutti i livelli, parte dei gioielli di famiglia sono stati venduti e i contratti per luce e gas rivisti. E in mezzo a questo stravolgimento, alcuni sono rimasti con il cerino in mano. Comprese le due storiche strutture milanesi che, se cadessero nell'oblio in attesa di una decisione politica, sarebbero una grave perdita per la città. Se ancora non è chiaro chi dovrà gestire il 'mare di Milano' e il centro che si occupa di sostegno ai minori in difficoltà, è invece chiaro che i dipendenti entro il gennaio 2017 dovranno essere scesi di seicento unità sui milleseicento di organico. In parte sono stati mandati in Regione Lombardia: 75 per le deleghe su Agricoltura, Caccia e Pesca ritornate in capo al Pirellone, insieme a "22 unità trasversali" specificano dagli ex uffici provinciali. E sono solo l'inizio: quando è passata la legge Delrio, quella che sanciva la morte della Provincia, il personale contava 1593 unità. Al primo marzo 2016 è di 1317 e entro il gennaio 2017 scenderà a mille. Entro quella data anche i dirigenti saranno dimezzati: erano 56 e diventeranno 20, oggi sono ancora 25. Un taglio drastico come per le auto blu che ormai sono una dozzina. Oltre i 95 che vanno in Regione, altri "75 dipendenti sono già in comando ad altri enti e sono destinati all'assunzione da parte di questi" affermano dalla Città metropolitana. I 90 del settore Lavoro, sono destinati a passare all'agenzia nazionale che se ne occuperà, anche se al momento non è ancora partita. Anche se ufficialmente hanno chiaro cosa sarà di loro, potrebbero finire a occupare una sedia inutilmente per mesi. O anni. Sempre meglio che il destino dei sette che sono ufficialmente esuberi. Una situazione precaria è anche quella dei 40 in capo ai servizi educativi che sono in "un processo di riconversione per reinserirli sulle funzioni fondamentali". L'ultimo capitolo del personale è per vecchia Polizia Provinciale, 114 agenti: 24 unità sono passate al Comune di Milano, 8 sono stati collocati su altre amministrazioni comunali, 6 sono in attesa di una assegnazione, mentre 23 restano nella Città metropolitana. Gli altri sono stati spediti all'Agenzia delle Dogane o in pensione. Ma il personale è solo uno dei capitoli della rivoluzione di Palazzo Isimbardi. Per le proprietà immobiliari si parte con la vendita dell'edificio di corso di Porta Vittoria 27, sei piani nel cuore di Milano e sede dell'Ufficio Tecnico: è stato venduto all'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico per 38,5 milioni di euro. Poi c'è stabile di via Procaccini 12, composto da dodici appartamenti di servizio, ceduto per 1,545 milioni di euro a una società privata. L'area confinante con l'ex autorimessa provinciale in via Hajech 47, dopo la cessione dell'immobile principale nel 2014, è stata venduta per 251mila euro. Tutte le funzioni verranno dunque assorbite nelle sedi di Palazzo Isimbardi, viale Piceno e via Soderini. E l'introito totale è servito, insieme a un versamento di 50 milioni di euro del governo nazionale, a chiudere il bilancio in pareggio. Le dismissioni hanno funzionato così bene per tappare il buco che la squadra di Pisapia pensa di replicarlo anche per il prossimo giro: l'Amministrazione provinciale conta di risparmiare 43 milioni nei prossimi rendiconti grazie alla cessione delle caserme di via Messina, via Copernico, via Schiapparelli e dell'edificio della Prefettura al fondo ministeriale INVIMIT. E poi si spera che arrivino 8 milioni all'anno dall'affitto dello spazio Oberdan, immobile a cui è stata cambiata appositamente la destinazione d'uso. Manovre necessarie, oltre che per la riorganizzazione dell'ente, per i soldi che lo Stato preleva dalle casse della Città metropolitana ogni anno: circa 140 milioni. E per finire i contratti per l'energia. Nessuna novità sulla luce perché è già sotto Consip, la struttura statale che si occupa di ottenere contratti di fornitura al prezzo più conveniente, mentre la parte acqua è stata razionalizzata. Si è passati da una moltitudine di contratti a solo due: uno con CAP per fuori Milano e Metropolitana milanese per la città. Per l'acquisto di gas e gasolio invece si è passati alla gestione Consip e dal 2010 sono stati così risparmiati oltre 20 milioni di euro. Per una volta dunque, affidarsi alla struttura statale è la scelta migliore dal punto di vista economico.

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