San Vittore, finita la rivolta i detenuti restano "rinchiusi"

Normalmente le celle del carcere aperte dalle 8 alle 20. Aperta un'inchiesta per "devastazione e saccheggio"

Dopo una notte burrascosa - trascorsa tra le grida di rivendicazione dei detenuti - ieri mattina nel carcere di san Vittore si è cercato di tornare alla normalità. La tensione però, dopo i disordini di lunedì, resta ancora molto alta al punto che non si possono escludere nuove rivolte. Il direttore Giacinto Siciliano e il comando della polizia penitenziaria del carcere nel centro di Milano, infatti, l'altro ieri hanno gestito al meglio le proteste dei 900 detenuti (solo le donne, un centinaio appena quelle ospiti nella casa circondariale, non hanno preso parte all'agitazione). Una rivolta durata poco meno di 12 ore e che ha spinto i reclusi a distruggere plafoniere, termosifoni, lavandini e water, polverizzare gli impianti di videosorveglianza, strappare tutto l'impianto elettrico (i reparti sono tuttora al buio), sfondare le botole che portano ai tetti per salirci sopra, saccheggiare gli ambulatori di metadone e molto altro ancora.

Ieri mattina i pm Alberto Nobili, coordinatore della sezione distrettuale antiterrorismo, il suo collega che era di turno quando è scoppiata la rivolta Gaetano Ruta e la presidente del tribunale di sorveglianza Giovanna Di Rosa, dopo il tentativo di mediazione fatto lunedì durante i disordini, sono tornati nuovamente a San Vittore dove hanno incontrato un gruppo presentatosi in rappresentanza di tutti i detenuti coinvolti nella rivolta. Va sottolineato che tutti gli ospiti del carcere - da lunedì sera, a protesta domata e fino a data da destinarsi - proprio in seguito alla mole incalcolabile di danneggiamenti causati dalla loro violenta rivolta, non possono più usufruire come prima dell'apertura delle celle per dodici ore al giorno, dalle 8 alle 20 e sono obbligati a restare rinchiusi. Inoltre, sempre ieri, è toccato proprio a loro ripulire completamente il carcere che avevano tentato di distruggere solo poche ore prima.

«Faremo una segnalazione, noi come Procura insieme al Tribunale di sorveglianza di Milano, al Ministero e al Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) perché si prendano sulle spalle la responsabilità del sovraffollamento e prevedano modifiche normative in modo da alleviare la permanenza in carcere» ha detto Nobili. Che, in rappresentanza della Procura di Milano e insieme al Tribunale di sorveglianza, ha dichiarato di essere intenzionato ad aprire un'inchiesta sui disordini a San Vittore. I reati ipotizzati dal coordinatore della sezione distrettuale antiterrorismo e da Ruta sono devastazione, saccheggio e resistenza a pubblico ufficiale. Al momento l'inchiesta è a carico di ignoti in attesa di ricevere gli atti da parte della polizia penitenziaria delegata a svolgere gli accertamenti e identificare i detenuti responsabili e coinvolti nella rivolta.

Tra i più colpiti da quanto è accaduto lunedì nel carcere le cooperative sociali e le numerose associazioni di volontari che a San Vittore svolgono un lavoro costante e importantissimo e che allo scoppio dei disordini sono stati costretti ad evacuare il carcere per ragioni di sicurezza. Tra questi «Cidiesse» cooperativa sociale che nel 2019 ha avuto l'Ambrogino d'oro e che lavora con i minori del carcere Beccaria attraverso un percorso di educazione al lavoro e che ha dato risultati eccezionali. Sul loro profilo Facebook hanno scritto: «Non è tempo di dibattiti su possibili vie di uscita dal carcere attraverso amnistie o indulti ma uno sforzo di ascolto di queste persone questo sì. Lo dobbiamo non solo ai reclusi ma anche al personale che opera all'interno delle carceri».

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Commenti

Italianocattolico2

Gio, 12/03/2020 - 12:04

Ripeto : Il comando della Polizia penitenziaria dichiara che esiste il fondato sospetto che il blocco delle visite abbia causato le crisi di astinenza nei tossici reclusi e quindi abbia scatenato le rivolte sponsorizzate dalla criminalità. E' evidente che i responsabili del comando in carica erano gli unici a non sapere che, durante le visite dei famigliari ai delinquenti incarcerati, li riforniscono di droga, denaro, telefonini, istruzioni dei capi cosca e che poi gli stessi visitatori portano fuori le istruzioni dei caporioni alle truppe cammellate che aspettano fuori.