La sceneggiata dei musulmani davanti alla sede del Giornale

Un gesto inutile, di cattivo gusto e dalle tempistiche agghiaccianti

La sceneggiata dei musulmani davanti alla sede del Giornale

La sceneggiata messa in atto ieri sera dal coordinatore del CAIM, Davide Piccardo, assieme a qualche suo confratello, è apparsa da subito come un gesto inutile, di cattivo gusto e dalle tempistiche agghiaccianti, considerato che erano passate poco più di 24 ore dalla carneficina di Bruxelles. Una mossa che per alcuni è persino apparsa come un disperato tentativo, da parte del CAIM, di tornare sulle prime pagine dei giornali dopo l’inconcludente esito per l’assegnazione della Moschea nell’area del Palasharp. Un gesto provocatorio che, al di là di tutto, non soltanto rischia di inasprire le tensioni in un momento delicatissimo che richiede invece calma e freddezza, ma che mette in seria difficoltà anche tutti quei musulmani che non ne condividono il gesto e che temono di subirne le conseguenze. Del resto già tempo fa diversi membri della vasta comunità islamica milanese avevano espresso perplessità sulla condotta del CAIM. Vero è che la messa in scena è apparsa ben poco rappresentativa, visto lo scarsissimo numero di partecipanti e a questo punto potrebbe valer la pena chiedersi quanto questo Coordinamento sia realmente rappresentativo nei confronti dei musulmani milanesi, una domanda che sono in molti a porsi e da tempo. Sarebbe poi interessante sapere cosa ne pensano di questo gesto i rappresentanti dei centri associati al CAIM, i vertici del Coordinamento, ma anche quegli ambienti politici che hanno appoggiato il progetto “Moschea” del CAIM. Oggi mettiamo da parte le modalità del gesto messo in atto e alcune frasi eloquenti come “Con le pagine de il Giornale ci si incarta il pesce” o “Avremmo potuto far cose meno eleganti con quelle pagine", del resto ciascuno ha una sua idea del concetto di eleganza. Mettiamo da parte anche precedenti scivoloni del coordinatore del CAIM come la ben nota “E’ finita la pacchia” ed altre polemiche legate a presunti collegamenti con l’Islam politico. Non è questo il momento, così come ieri non era il momento per le provocazioni.

Ieri ci sarebbe stato bisogno di un’ unica cosa, un’iniziativa costruttiva, volta a unire e pacificare; un unico grido unitario da parte di tutti contro la carneficina jihadista, ma così non è stato e i gesti spesso valgono più di mille parole.

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