A scuola con re, regine e alfieri Lo scacco matto? È al bullismo

Bulle e bulli si trasformano in regine, re, alfieri per combattere una battaglia contro se stessi e dare «scacco matto» alla primitiva, diseducata aggressività, foriera di sempre più frequenti episodi di violenza tra i banchi ma anche sulle strade. Poliedrica, la storica espressione «scacco matto» esprime la strategia e la tattica, la matematica e la fantasia, la pazienza e la veggenza pazzoide degli scacchi, che l'associazione Chess Project, con il progetto «Scacchi a scuola», dalla fine dell'anno scolastico 2010 - 2011, ha portato tra i ragazzini . «Ora abbiamo cento e cinquanta iscritti da tutti gli istituti della Lombardia - dichiara Matteo Zoldan, fondatore e presidente dell'associazione -. I più piccoli dai 6 ai 14 anni si entusiasmano per una scacchiera atta a sviluppare concentrazione, autocritica e memoria. Conoscere se stessi e l'avversario, acquisire fiducia e autocontrollo, capacità decisionale e senso di responsabilità sono alcuni dei requisiti positivi di un allenamento che sviluppa competenze legate all'area cognitiva personale e alla coscienza sociale».
Da nemici ciechi a sfidanti composti, da squadriglia ad esercito, da teppisti a signori della lotta: a questo educano le mosse delle pedine bianche e nere in partite della durata di mezz'ora, perché per affascinare i ragazzi anche la campanella della scacchiera suona in fretta. Oggi il bullismo riguarda per il 41% dei casi i bambini delle elementari. Il 42% dei casi si scatena in aula, il 20,1% nei corridoi e il 13% in cortile. I maschi attaccano fisicamente sia bambini che bambine, mentre le femmine attuano l'esclusione dal gruppo. «Questo accade perché di fronte ad un problema i piccoli non sono abituati a cercare una soluzione, cosa che gli scacchi obbligano a fare. Abbiamo adottato anche scacchi leggeri e giganti che possono usare gli scolaretti negli asili. Anch'io ho iniziato grazie ad un maestro arrivato nella mia classe. Il gioco aiuta anche i più grandi, molto più diffidenti ad iniziare rispetto ai più piccini, e dà loro un supporto di conoscenza per affrontare con senso di responsabilità la giungla di Facebook e di Twitter».
Quarant'anni il prossimo 14 novembre, Matteo Zoldan è maestro della Federazione scacchistica italiana, è un trainer della Federazione scacchistica mondiale. Ci tiene a sottolineare come lo «scacco» sia passato dall'essere impegno elefantiaco in club di vecchi signori aristocratici a un allenamento sportivo di menti giovani. Il numero uno al mondo è Magnus Coarlsen, 23 anni, il numero cinque è l'italiano Fabiano Caruana, 22 anni. «Oggi i nostri corsi s'affiancano come doposcuola all'insegnamento della matematica. Dopo la Lombardia continueremo il nostro tour anche in altri istituti d'Italia. Già siamo attivi a Modena. In molti altri paesi gli scacchi stanno spopolando. In Turchia il loro successo è arrivato ad un livello tale che la banca principale è passata dallo sponsorizzare il calcio alla scacchiera, attività praticata da un milione di bambini»
Il 15 febbraio 2012 la Comunità europea ha varato un decreto per l'introduzione della pratica nel calendario scolastico come materia di supporto. L'Italia compare tra le 377 firme, ma il progetto non è partito per carenza di maestri competenti. «Eppure la crescita d'interesse è palpabile. L'Accademia scacchi di Milano conta cento e cinquanta allievi. Sabato prossimo lanceremo un'altra iniziativa, «Scacchi e strategia d'impresa», dedicata ai manager di grandi aziende». Tattica e strategia. Mossa e previsione globale delle contromosse dell'avversario insegnano regine, re, alfieri da fiaba. E qualcuno si augura che imparino questa mappa algebrica e d'immaginazione anche i nostri politici!

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