Se il Pd ha paura di Tabacci «I conti in rosso? Colpa sua»

Se il Pd ha paura di Tabacci «I conti in rosso? Colpa sua»

Che la giunta del sindaco Giuliano Pisapia sia un vascello che scricchiola paurosamente anche senza bisogno di tempesta, non è ormai più una notizia. Perché l'unico collante rimasto, anzi forse quello che fin dal principio ha tentato di tenere unite anime così diverse che vanno dai cattolici bianchi ai comunisti, è l'istinto a conservare il potere conquistato dopo un ventennio di centrodestra.
A dimostrarlo una miriade di fatti e a confermarlo se servisse anche il titolo del Corriere della Sera di ieri. «Comune, prove d'intesa tra la maggioranza e l'assessore D'Alfonso». Prove d'intesa? Tra D'Alfonso e la maggioranza? Ora forse non sfuggirà che l'assessore Franco D'Alfonso non solo fa parte della maggioranza, ma considerato da sempre l'ideologo principe della rivoluzione arancione di Pisapia, di quella stessa maggioranza è componente essenziale. Ora che siano necessarie prove d'intesa affidate alle arti diplomatiche del braccio destro (e rosso) del sindaco Gianni Confalonieri che ha dovuto convocare Lamberto Bertolé e Francesco Di Lisi per il Pd, i vendoliani Patrizia Quartieri e Luca Gibillini per Sel, Anna Scavuzzo della Lista Pisapia e Basilio Rizzo della Federazione delle sinistre, offre più l'immagine di un circo Barnum che di una coalizione in grado di amministrare Milano. Anche perché a fine mandato non solo mancano due anni e mezzo, ma per giunta quelli decisivi che portano all'Expo. E magari (anzi soprattutto) a decidere il destino della città dopo l'evento del 2015. Non proprio noccioline.
Altro capitolo, per la serie a volte ritornano. A rimaterializzarsi questa volta è il fantasma del Tabaccisauro. Evocato, questa volta, dall'assessore e uomo forte del Pd Pierfrancesco Majorino che si dice sarà il prossimo candidato sindaco del centrosinistra. Durissimo l'attacco a Bruno Tabacci, suo ex collega in giunta e oggi leader di Centro Democratico. «Io dico che c'è stato un deficit di programmazione dell'assessore al Bilancio nel primo anno del mandato di Pisapia», ha spiegato Majorino a Telenova, ospite della «Linea d'Ombra» di Adriana Santacroce. «Se si fosse programmato per tempo - ha aggiunto -, poi non avremmo dovuto fare tante cose che poi siamo stati costretti a fare successivamente». Inevitabile la stizzita replica del democristiano di lungo corso poco disposto a farsi dare lezioni. «Majorino ha passato il segno. Caso mai è vero il contrario. I documenti sulla necessità di una rigorosa spending review, in particolare per gli assessorati di spesa come quello di Majorino da me presentati più volte alla giunta, lo testimoniano. La sua risposta fu del tutto inadeguata. Così come la resistenza a una gestione rigorosa della spesa sociale, al punto che in Comune operano più Isee tra di loro scoordinati sui quali sarebbe necessario intervenire. Majorino è stato sempre attento alla difesa delle sue posizioni di spesa piuttosto che alle esigenze complessive che il Comune ha incontrato in materia di bilancio». E queste erano due delle colonne a cui Pisapia aveva affidato il compito di sostenere la casa comuene. La terza e la quarta, Stefano Boeri e il vicesindaco Maria Grazia Guida, sono già stati cacciati da tempo.

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