Sei secoli di storia milanese: riapre l'Archivio del Duomo

Rari codici, progetti e testimonianze Una raccolta di 500mila documenti racconta la città a partire dal 1387

Elena Gaiardoni

Pareti ad armadio in legno color caramello, stanze climatizzate, in mostra codici d'importanza storica illuminati dalle finestre che guardano il Duomo, statue dorate e lignee: ecco la casa di mezzo milioni di documenti su sei secoli di vita milanese, riordinati pagina dopo pagina, seguiti riga dopo riga da cinque archivisti. Un silenzio dorato come la Madonnina, e la medaglia conferita dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella a questa imponente ricostruzione di documenti. L'Archivio del Duomo, come un diario di bordo di un vascello tutto alberi e guglie, si fa conoscere al pubblico.

«E' una storia talmente bella e importante che non sembra nemmeno vera». Le parole scritte dal professor Gianni Baratta, direttore della Veneranda Fabbrica, sul libro ricordo, aprono le porte di stanze-sacello di pagine e pagine di momenti di vita della Cattedrale e di Milano dal 1387 a noi. Il cardinale Angelo Scola, monsignor Gianantonio Borgonovo presidente della Fabbrica, il ministro ai Beni culturali, Dario Franceschini, intervenuto all'inaugurazione, il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, il ministro delle Infrastrutture, Graziano Del Rio, il presidente della Regione, Roberto Maroni, sono le firme che appaiono sul book in carta antica.

«E' la trascrizione della vita cittadina per 629 anni. Mancano solo pochi decenni: i nostri e quelli dei primi anni del '900, perché alcuni libri andarono all'Expo del 1906 e furono coinvoliti nell'incendio» dice monsignor Borgonovo, e gli fa da eco il ministro Franceschini: «Il vostro lavoro è un esempio per noi a Roma», e gli risponde il sindaco Giuliano Pisapia: «Sotto la luce della Madonnina si apre il cuore e la nostra storia». Una breccia italiana, una breccia europea, hanno sottolineato i presenti nei loro commenti, dall'assessore alla Cultura della Regione, Cristina Cappellini, al presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, al candidato sindaco del centrodestra Stefano Parisi: «Una volta si diceva che con la cultura non si mangiava, ora è il momento di rovesciare questa espressione: sarà la cultura il bene che ci risolleverà».

La sapiente tradizione religioso-laica di questa pianura s'inoltra fino a guardare a paesaggi lontani con un'esposizione del tesoro di San Gennaro nella chiesa di San Gottardo in Corte e un concerto l'anno prossimo della Nona Sinfonia di Beethoven diretto da Zubin Mehta, ieri uno dei più seri osservatori di un patrimonio, dove una delle presenze più belle è la sezione musicale: 632 cartelle e 54 libroni dal 1480 ad oggi con opere inedite dei vari maestri di cappella. Archivio storico, Registri, Mandati e Reversali, Ordinazioni Capitolari, Cassette Ratti, Archivio di deposito, Archivio disegni storici, Fototeca, Biblioteca, queste le voci di cui è composta una ricchezza, sostenuta economicamente dal Ministero delle Infrastrutture, dalla Regione Lombardia e dalla Veneranda, che ha investito 1.800.000 mila euro, ovvero il 66% dell'intera cifra.

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