Politecnico, tagliati 35 alberi. Rabbia di quartiere e studenti

Al parco Bassini polizia e carabinieri evitano scontri Ma Sala taglia corto: «Non si può volere sempre tutto»

Tirato per la manica come il Papa, il sindaco Sala risponde via Instagram con la stessa rudezza: «30 alberi, è vero. Necessario per nuovi spazi per il Politecnico. Vogliamo le università, vogliamo 30 alberi, vogliamo tutto». Non esattamente un'offerta di dialogo con i cittadini che ieri mattina hanno cercato invano di fermare l'abbattimento di decine di piante nella zona di Città Studi.

Il disboscamento forzato era in programma da tempo per fare spazio a un nuovo edificio del Politecnico, ma era stato vivamente contestato da abitanti del quartiere, associazioni ambientaliste e persino da docenti dello stesso ateneo. Ma non c'è stato niente da fare e ieri alle 7 le motoseghe si sono presentate in via Bassini spalleggiate da vigili urbani, polizia e carabinieri. Prima di sera, decine di tronchi giacevano al suolo. E intorno al caso degli alberi di Città Studi riprendeva fiato, anche all'interno della maggioranza, il malumore contro quello che appare ormai come un cromosoma nel Dna di questa giunta: il decisionismo di Sala e dei suoi assessori che vanno avanti per la loro strada senza dare troppo retta alle proteste di residenti, comitati e quant'altro, anche sulle scelte che riguardano più direttamente la vita dei quartieri.

La vicenda di via Bassini, peraltro, arriva alla sua conclusione a 48 ore di distanza dal discorso con cui Beppe Sala aveva indicato ai milanesi le sue priorità per il nuovo anno: citando la carenza di verde come uno dei punti critici della qualità della vita milanese. Su questa contraddizione tra promesse e fatti concreti si concentrano molte delle proteste di ieri. «Politecnico e Comune ordinano. Gli alberi muoiono. Resta (il rettore del Poli, ndr), Sala, Maran vergogna!» recitava uno striscione.

Il progetto di abbattimento era stato reso noto nell'ottobre scorso, ed era stato da subito oggetto di forti critiche. Dei circa 140 alberi presenti nel parchetto, il progetto ne sacrifica 57: platani, pioppi, magnolie, un raro albero di Giuda. Alcuni hanno più di cento anni. E la promessa del rettore di ripiantarne altrove una ventina non consola gli abitanti.

Ieri il cartello affisso in via Bassini dall'impresa incaricata dei lavori parlava di «potatura straordinaria», una sorta di eufemismo per quanto poi effettivamente accaduto: «Non è una potatura perché stanno tagliando gli alberi alla base», spiega Arianna Azzellino, la prof del Politecnico che guida la protesta. E contro le motoseghe di Resta e Sala, scende in campo anche una voce autorevole della maggioranza come il presidente della commissione Ambiente Carlo Monguzzi: «Bastava aspettare il già deciso esodo della Statale da Città Studi all'area ex Expo e utilizzare parte degli edifici lasciati liberi. Abbattere alberi sani e rigogliosi in piena emergenza climatica e nello stesso giorno decidere il blocco del traffico contro lo smog è veramente bizzarro e contraddittorio. Provo rabbia per gli alberi e vergogna per gli impegni presi dal Politecnico in commissione Ambiente».

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