Sorveglianza speciale per tre stalker Maltrattamenti anche dopo l'arresto

Gli aguzzini sono disoccupato, un 36enne e un addetto Amsa

Paola Fucilieri

Gli addetti ai lavori - nello specifico la dirigente dell'Anticrimine Alessandra Simone - la chiamano «escalation di violenze». Ed è proprio nell'ottica di mettere le vittime di stalker e maltrattamenti in famiglia sempre «al centro», che il questore Sergio Bracco ha proposto tre misure di sorveglianza speciale al tribunale (che le ha accolte) per altrettanti uomini italiani residenti a Milano che per anni hanno picchiato, violentato, mandato all'ospedale mogli e compagne. Infischiandosene della presenza dei figli, perlopiù minori e causando alle donne e ai bambini danni fisici e psicologici spesso permanenti. Quindi questi aguzzini, finiti anche in cella per le loro «prodezze» familiari, hanno continuato imperterriti le loro condotte criminali una volta scontata la pena.

La sorveglianza speciale una volta applicata imporrà ai tre, tra l'altro, non solo di non avvicinarsi alle donne e ai minori che sono tutti vittime di violenza assistita, mantenendo una distanza di almeno un chilometro con l'obbligo di allontanarsi immediatamente in caso di incontro casuale, ma anche di non partecipare a riunioni in luogo pubblico, non allontanarsi dal luogo di residenza senza una vera necessità e senza averlo comunicato con tempestività all'autorità giudiziaria. È vietato loro quindi il contatto telefonico, telematico ed epistolare con le vittime e qualsiasi altra forma di comunicazione.

Il primo «sorvegliato speciale» per un anno, è un operaio dell'Amsa di 46 anni, già condannato per stalking nei confronti della moglie - che ha conosciuto nel '94 - e dei figli che ora hanno 20 e 24 anni, ma negli ultimi tempi sono stati costretti, a causa delle torture psicologiche paterne, ad abbandonare la scuola e a entrare in analisi. L'ex moglie, un'impiegata 48enne, non sta molto meglio: l'uomo non solo la picchiava a ogni ora del giorno e della notte, raggiungendola anche sul posto di lavoro, ma una sera l'ha costretta a seguirlo in un locale per scambisti e a guardarlo mentre faceva sesso con un'altra. Arrestato e scarcerato nel 2015 il balordo ha semplicemente cambiato obiettivo. Scaricando la sua furia incontenibile su una nuova compagna 47enne, che lo querela più volte dopo essere finita all'ospedale e aver tentato il suicidio.

L'altro uomo, sottoposto alla sorveglianza speciale per ben due anni, è un 36enne, accusato tra l'altro di aver molestato la figlia tredicenne di amici e, dopo aver chiesto ai genitori di potersi scusare, si è presentato all'appuntamento con un bastone e ha picchiato il nonno della ragazzina. Sua moglie , una 38enne, e la loro figlia di 5 anni, sono state a lungo vittime di violenze fisiche. Dopo un divieto di avvicinamento, violato più volte, per lui è arrivato l'arresto. Uscito dal carcere ha ripreso a perseguitare madre e figlia come se non fosse mai stato dentro.

lnfine il terzo, un operaio disoccupato di 58 anni e «sorvegliato» per un anno. Un tizio che ha talmente maltrattato la moglie 38enne e la figlia di lei (13enne) che la donna ha tentato due volte di togliersi la vita. Alla polizia ha ammesso: «O lo uccido o mi uccido».

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