Sospesa la sentenza del Tar sui campi nomadi Il Comune: «Controlli giusti, finisce il Bengodi»

Il Consiglio di Stato dà una mano a prefettura e Comune nella battaglia per l’introduzione di regole nei campi nomadi. Con decreto del presidente, l’organo d’appello della giustizia amministrativa ha sospeso la sentenza del Tar del Lazio che aveva cancellato le norme su identificazione e censimento dei nomadi. Le regole, contenute nei regolamenti emanati dal Comune, introducevano badge, controllo delle visite e orario di «chiusura» serale dei campi per gli ospiti. Con la sospensiva il Comune di Milano (come quelli di Roma e Napoli) può tornare a controllare i movimenti nei campi.
Il Tar del Lazio si era pronunciato a luglio, dopo il ricorso presentato dall’associazione European Roma Rights Centre Foundation, cancellando le previsioni ritenute lesive della libertà personale. Il decreto di sospensione chiesto dall’avvocatura di Stato ha però un valore solo «cautelare», e anticipa sia la decisione che dovrebbe arrivare in sede collegiale il 25 agosto, sia la decisione di merito vera e propria, ancora lontana. Il vicesindaco e assessore alla Sicurezza, Riccardo De Corato parla di «un successo e un forte segnale nella direzione della legalità e del rispetto delle regole». «Impedendo l’identificazione di quanti entravano e uscivano dai campi nomadi - sostiene infatti De Corato - la sentenza del Tar ha reso ingovernabile i campi, già ingovernabili per il numero di persone che ospitano». «Il Comune - ha sintetizzato De Corato - torna ad avere il diritto di identificare chi entra ed esce, ponendo fine al Bengodi che si è creato dopo la sentenza del Tar del Lazio». D’accordo la collega Mariolina Moioli, assessore al Sociale, che accoglie «molto volentieri» il decreto: «Mi sembra una cosa di buon senso - ha detto - che se il Comune autorizza un campo poi possa avere il controllo di quel che accade al suo interno. Aspettiamo la sentenza di merito e intanto andiamo avanti - ha aggiunto l’assessore - verso l’obiettivo finale del superamento dei campi, ma senza zone franche». Dalla Casa della Carità fanno notare invece che i nomadi di Triboniano, «per la loro storia e in quel contesto, non erano affatto contrari al badge». «Non si può generalizzare - spiega Fiorenzo De Molli, responsabile area Accoglienza - i ghetti vanno superati ma con un percorso graduale di integrazione».

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