Stadio, la Fiera in pressing Ma niente sconti al Milan

Benedini: «Ci dicano che cosa vogliono fare». Resta l'incognita bonifica Spunta l'ipotesi che possa rientrare in corsa il progetto dello studio Vitali

Il Milan resterà a San Siro? La domanda si rincorre in modo insistente ora che il presidente di Fondazione Fiera, Benito Benedini, dichiara a proposito del trasferimento del Milan al Portello: «Se hanno cambiato idea nel frattempo bisogna che, onestamente, ce lo dicano». La questione ufficialmente riguarda i costi di bonifica: su chi, cioè, dovrebbero essere caricati, se sulla Fiera o sul Milan. Problema di un certo peso perché, poiché gli scavi devono andare in profondità e la disciplina attuale è piuttosto severa, il rischio che i costi diventino elevati è forte. E se la Fiera spinge perché ad addossarseli sia il Milan, il Milan naturalmente non intende aggiungere ulteriori, consistenti e soprattutto incerti investimenti a un impegno assunto che è già considerevole. Benedini parla da Cernobbio, dal Workshop Ambrosetti, dice che «c'è una specie di stallo» e che «in questo momento non ci stiamo muovendo». E da Casa Milan rispondono con un «no comment», anche se tutto lascia pensare a un rilancio di iniziative sulla città.

È stata Barbara Berlusconi colei che ha più creduto al progetto del grande stadio cittadino al Portello. Non pochi gli ostacoli che le si sono messi davanti e che hanno fatto crescere i costi dell'operazione fino a un punto che forse è di non ritorno, come sottolinea Benedini. Un progetto molto ambizioso, che per sbaragliare la concorrenza del gruppo Vitali ha rilanciato con una proposta economica (in particolare sugli affitti) per così dire fatta con il cuore. Da Fininvest, che istituzionalmente interpreta logiche economiche e di cassaforte, si è levata più di una perplessità. L'incognita sui costi di bonifica ha fatto il resto e adesso molto lascia pensare che il progetto stadio possa essere accantonato. A meno di nuovi, sorprendenti colpi di scena.

Fonti ben informate assicurano che eventuali costi di recesso dalla proposta per il Milan non sarebbero insostenibili. La dichiarazione d'interesse per le aree è stata presentata senza fideiussione e anche se Fondazione Fiera decidesse di procedere a una causa per inadempienza, le penali non sarebbero sconvolgenti. Insomma, sarebbe un'operazione da cui per il Milan sarebbe possibile uscire senza troppi contraccolpi.

Il fattore tempo è invece una delle incognite più gravi. La legge sugli stadi ha una sua complessità che rischia di ritardare l'operazione: invece del 2019, come sarebbe nei progetti del Milan, il pericolo è che si arrivi al 2025. Bisogna passare attraverso eventuali prescrizioni del questore, problemi di inquinamento acustico, sicurezza e viabilità. Il margine di rischio è elevato e il costo delle bonifiche, con tutti suoi punti interrogativi, rischia di essere la goccia che fa traboccare il vaso.

Se il Milan decidesse di ancorare il cuore a san Siro, o di dirottare le sue attenzioni sull'area ex Falck, resta da capire se subentrerebbe il gruppo Vitali, che ha già dato la propria disponibilità, o se invece sarebbe necessaria un'altra gara.

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