Quella strategia dei "tre cerchi" un orrore che arriva dall'Egitto

Quella strategia dei "tre cerchi" un orrore che arriva dall'Egitto

Così come ci siamo giustamente allarmate e indignate per la pacca sul sedere in diretta alla giornalista Greta Beccaglia, altrettanta e ancor più forte preoccupazione desta quello che è accaduto in piazza del Duomo nella notte di Capodanno. Guardando i video che girano sul web si evince che si trattavano di vere Taharrush Jama'i (assalti e aggressioni sessuali). Le vittime sarebbero almeno nove e i presunti aggressori indagati sono giovani e giovanissimi ragazzi stranieri e italiani con i genitori di origine nordafricana. Non è un caso che i video girino sui social di lingua araba. Qualora fossero riconosciuti responsabili, non dovranno avere attenuanti culturali, ma essere giudicati per violenza sessuale di gruppo.

Per comprendere che si è trattato di Taharrush Jam'i bisogna sapere come si svolgono le aggressioni. Le vittime, come in altri casi precedenti, sono state isolate e assalite con azioni precise, che prevede la formazione di tre cerchi stretti di uomini e/o ragazzi. Il primo è quello che violenta fisicamente la ragazza. Il secondo cerchio filma, fotografa e si gode lo spettacolo, infine il terzo cerchio distrae la folla vicina con urla e rumori per non far comprendere cosa accade. Il compito più odioso è svolto da uno o due maschi del primo cerchio che si fingono «protettori e salvatori» e che rassicurano la vittima convincendola che sono lì per aiutarla (nel video con le ragazze tedesche si notano due giovani che «cercano» di spingerle fuori dalle transenne), ma che poi partecipano essi stessi attivamente alla violenza di gruppo. La tecnica di protezione ha lo scopo di disorientare la ragazza e di spezzarne la resistenza perché non sa più di chi fidarsi. Patisce così anche un ulteriore e drammatico supplizio di tipo psicologico. È bene sapere che la vittima subisce palpeggiamenti, svestimenti, percosse, morsi, penetrazioni digitali o di corpi estranei e, se ci sono condizioni di tempo, violenza sessuale vera e propria.

Il fenomeno è esploso in Egitto nel 2011 durante la caduta di Mubarak ed è stato ben documentato dalla giornalista della Cbs Lara Logan, vittima di un assalto in Piazza Tahrir mentre svolgeva un servizio televisivo. Da allora, anche se con molta difficoltà, sono state raccolte altre testimonianze di vittime e si sono messe in atto una serie di precauzioni e di tutela per le donne che possono essere esposte a violenza di gruppo in circostanze di eventi pubblici, raduni, concerti o feste religiose. Nessuna è al sicuro. Vengono assalite donne con o senza il velo, di qualsiasi religione o provenienza e di tutte le età (dai sette ai settant'anni).

Nel mondo arabo islamico il problema viene affrontato a tutti i livelli, senza nascondere che è specificamente culturale. Trattasi di ulteriori forme di devianza misogina, patriarcale e maschilista. Il senso di questa specifica violenza di genere è il dominio e il controllo sulle donne, Sono aspetti che non si nascondono o si giustificano.

Ora questo terribile fenomeno sbarca in Europa e non solo (si sono registrati casi in India, Pakistan, Indonesia ecc). Lo abbiamo visto accadere a Colonia e all'inizio dell'anno ha sfregiato anche la nostra Milano e le sue cittadine.

Affrontare questa nuova forma di violenza senza sminuirne l'importanza e la specificità per paura di passare per islamofobici o razzisti è urgente e necessario per la sicurezza di noi tutte. Sarà utile mettere da parte le ideologie del caso e lavorare tutti insieme. Forze dell'ordine, istituzioni e famiglie. Non vi è bisogno di assumere vigili, esercito o poliziotti in più (quanto altro tempo dobbiamo attendere?), ma di mettere in atto un urgente e serio programma d'intervento nelle periferie, scuole, parrocchie, consultori, ambulatori, stadi e centri di aggregazione. In altri termini ripensare al controllo del territorio con una visione di prevenzione e tutela ex ante/ex post.

Donne, ragazze, giovani, coesione sociale, integrazione, cittadinanza positiva e dialogo tra comunità o tra le religioni sono in serio pericolo. Ed è bene non far finta di nulla sperando che passato il momento tutto ritorni come prima. Non è così e ormai i campanelli d'allarme sono parecchi.

Esprimo infine la mia solidarietà alla segretaria metropolitana del Pd Silvia Roggiani, insultata sul web per aver espresso le proprie idee, e alla consigliera comunale della Lega Deborah Giovanati, sminuita e sbeffeggiata nel suo esercizio di critica politica. Sono due donne che militano in partiti opposti, ma solo perché «donne» sono finite oggetto di derisione e violenza verbale, che al netto delle diversità culturali e dalla forza bruta messa in campo, non sono dissimili dalla mentalità maschilista che cerchiamo tutte e tutti di superare.

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