Dopo lo striscione fascista in piazzale Loreto la Procura alza il tiro: nel mirino le bande ultrà

L'accusa di associazione per delinquere permette di ampliare l'inchiesta ai fatti di Santo Stefano e all'agguato di via Cadore. Al centro, estremismo politico e malavita

(...) di altre inchieste che dimostrano la esistenza di un magma di estremismo politico e malavita comune che ha preso il possesso di San Siro e di altri stadi. L'ipotesi investigativa di associazione a delinquere potrebbe consentire di riversare nella nuova indagine affidata alla Digos le intercettazioni compiute dalla stessa Digos indagando sugli scontri del 26 dicembre prima di Inter-Napoli, in cui perse la vita il tifoso (e ultrà neofascista) Daniele Belardinelli; e così pure quelle compiute dalla Squadra Mobile indagando sul tentato omicidio di Enzo Anghinelli, vittima di un agguato il 12 aprile in via Cadore, a sua volta legato a personaggi criminali attivi nella curva del Milan. È una indagine di cui in Procura si sente da tempo l'esigenza, davanti ai molteplici segnali di allarme arrivati da vari filoni.

Nell'attesa di sviluppi più vasti, l'intendimento immediato della Procura è di non lasciare impunito il gesto di piazzale Loreto. Aspettando che oggi la riapertura delle banche metta a disposizione nuovi video, appare pacifico che a guidare il saluto fascista sia stato Claudio Corbolotti, esponente storico della curva laziale, legato alla destra romana, riconosciuto senza ombra di incertezze nei filmati dai poliziotti della Digos romana, che lo conoscono perfettamente: anche perché fu uno dei protagonisti negli scontri in occasione del derby del 2004, culminati nell'ordine impartito dalle tifoserie alle due squadre di sospendere la partita, incredibilmente eseguito dai due capitani.

Altri sette laziali sono stati riconosciuti e denunciati dopo essere stati fermati nella zona di piazzale Lotto a bordo delle due auto segnalate dai testimoni in piazzale Loreto e di un furgone fermato nella stessa zona. L'interista armato di manganello è stato invece fermato nella zona di corso Como nel primo pomeriggio, in compagnia di dodici ultrà laziali, verosimilmente provenienti anch'essi dalla celebrazione mussoliniana. L'interista si chiama Claudio Morra, è noto da tempo come appartenente alle frange della Curva Nord ma non è sottoposto a Daspo; ha un fratello gemello che si chiama Matteo, anche lui interista ultrà e più noto alle cronache, essendo stato incriminato nel 2015 insieme al compagno di tifo Andrea Beretta per lesioni gravissime con finalità di odio razziale: in corso Como (curiosa coincidenza) accoltellarono un ghanese gridandogli «negro».

A mancare all'appello per ora è lo striscione, il lungo telo bianco disteso in piazzale Loreto, che non era su nessuno dei veicoli fermati: ma la documentazione fotografica appare più che sufficiente. L'accusa che verrà mossa a tutti i partecipanti è di violazione della legge Mancino del 1993. È la linea che la Procura ha scelto di imboccare dopo che alcune sentenze recenti hanno assolto i responsabili di manifestazioni analoghe, compresi quelli che al Monumentale avevano inneggiato addirittura alle Ss, e che erano chiamati a rispondere della legge Scelba del 1957, assai più difficile da dimostrare. D'ora in avanti tutti i magistrati incaricati di rappresentare l'accusa nei processi «ideologicamente e politicamente sensibili» dovranno consultarsi con i colleghi esperti in materia per evitare questo valzer di sentenze contrastanti.

Luca Fazzo

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