A teatro per vedere la voce dei «Figli di un dio minore»

Giorgio Lupano porta in scena la pièce di Medoff che ispirò il film con William Hurt e Marlee Matlin

Ferruccio Gattuso

È a una distanza di respiro e di sguardo. Vibra a una frequenza molto vicina alla nostra, e basterebbe fermarsi un attimo e ascoltare. Per vedere. È il mondo dei sordi, che Giorgio Lupano attore nato sul palcoscenico, noto al grande pubblico grazie al cinema e a fiction televisive come Orgoglio e R.I.S. Delitti Imperfetti sceglie di definire proprio così, sordi, senza concessioni al politicamente corretto. «Loro stessi si definiscono così spiega Lupano Non amano essere definiti non udenti, con una negazione che marca ancor di più il concetto della mancanza». L'attore piemontese è in scena fino a domani al Teatro Franco Parenti con Figli di un dio minore (domenica ore 16.30, ingresso 40-18 euro, info 02.59.99.52.06), pièce di Mark Medoff del 1980 consacrata alla notorietà dalla versione cinematografica del 1986 diretta da Randa Haines e interpretata da William Hurt e Marlee Matlin (che vinse l'Oscar nel ruolo della giovane sorda Sarah).

Con questi ultimi spettacoli a Milano, Figli di un dio minore si prende una pausa di pochi mesi, per riprendere a gennaio una tournée che, nel giro di due stagioni, sta attraversando tutta l'Italia. «A inizio 2017 andiamo a Torino, Napoli, Messina, torniamo a Roma, poi Modena, La Spezia, proseguiremo fino ad aprile spiega Giorgio Lupano, che interpreta il ruolo che al cinema fu di William Hurt, quello dell'insegnate James Leeds Il successo che sta avendo questo spettacolo è sorprendente pensando al fatto che fino ad oggi non è mai andato in scena in Italia, mentre ovunque all'estero è da decenni un testo di culto. La spiegazione c'è: in Italia siamo stati per molto tempo indietro sul tema dell'integrazione dei sordi. A dire il vero, sul tema dell'integrazione delle più diverse minoranze in generale. Il segreto di questo testo è anche questo: parla dei sordi ma può alludere ad altri mondi tenuti ai margini».

La storia è quella di un rivoluzionario insegnante giunto in un istituto per sordi e dell'amore che scocca tra lui e una giovane paziente. La particolarità dello spettacolo è che, per la prima volta in Italia, fa accomodare in sala un pubblico cui è sempre stato precluso il teatro: «Udenti e sordi si godono lo spettacolo seduti fianco a fianco spiega entusiasta Lupano Per il ruolo ho dovuto studiare per un anno e mezzo la lingua dei segni. Dico lingua e non linguaggio perché, come all'estero è ufficialmente riconosciuto, quella dei segni è una lingua vera e propria. Il metodo delle sottotitolazioni, penso alla famosa pagina 777 di Televideo, non ha senso se si pensa che i sordi dalla nascita leggono con difficoltà, perché non abbinano alla singola lettera un particolare suono. In Usa esistono contest di musica rap nella lingua dei segni, negli ospedali e ai comizi politici non è concepibile l'assenza di specialisti». Nella pausa teatrale Giorgio Lupano tornerà sul set per Sacrificio d'amore, ricca produzione Endemol in costume attesa nella primavera 2017 su Mediaset in ben ventidue puntate: «Si tratta di una storia romantica sullo stile dei grandi romanzi d'appendice, ambientata tra il 1913 e la fine della Prima guerra mondiale conclude Lupano Sono un ricco conservatore proprietario di una cava di marmo a Carrara la cui moglie, interpretata da Francesca Valtorta, ha una relazione con un cavatore che è anche un anarchico, interpretato da Francesco Arco. Amore e politica, dunque passione: qualcosa a metà tra Novecento di Bertolucci e Downtown».

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