Treni regionali più sicuri: 150 nuovi vigilantes a bordo

Da domani aumentano le guardie private sui mezzi Trenord E l'ad Farisè: «Puntuale l'85% delle linee, ma non mi basta»

«Possiamo cambiare la qualità della vita delle persone. E' una responsabilità grandissima, ma piena di fascino». Cinzia Farisè, dal novembre 2014 amministratore delegato di Trenord (50% Regione Lombardia, 50% Trenitalia) sa di guidare un'azienda «dalle potenzialità enormi: ci sono milioni di cose che si possono fare». Ammette: «Dobbiamo fare i conti con limitazioni infrastrutturali», ma ha l'aria di una che ce la farà. Le dimensioni del mercato sono smisurate: «In Lombardia serviamo un terzo dei pendolari italiani, 700mila persone al giorno». Nel suo primo anno, tra le altre cose, si è esercitata con Expo. «Un training straordinario. Ci abbiamo preso gusto» e accenna a qualche nuova idea: «Bisogna investire sulle alternative, nelle ore di morbida e nel fine settimana». Il 10% della rete porta ai laghi (49 stazioni su 420) e, oltre al turismo, pensa a prodotti tematici: «In California il treno dei vini lo facevano già 25 anni fa». Sintetizza: «Una ferrovia è un contenitore pazzesco!».

Elegante, conversatrice inesauribile, manager di ferro, è ancora «innamorata» della sua ultima esperienza, come numero uno in India di Prysmian, l'azienda italiana di cavi di trasmissione e comunicazione leader nel mondo. In Trenord, forte anche del lavoro svolto nel gruppo Ferrovie Nord dal 1997 al 2001, vuol riversare il patrimonio acquisito nella stagione indiana: «M'illudo di portare l'esperienza di una multinazionale in un servizio pubblico». Ha vissuto in prima persona l'integrazione tra Prysmian e l'olandese Draka, nel 2011, dalla quale ha fatto suo quel concetto di «one company» che ora vuol far valere in Lombardia, dove le realtà di Trenitalia e LeNord, fuse nello stesso 2011, non sono ancora un soddisfacente tutt'uno. «Dal primo giorno - racconta - mi sono messa ad ascoltare la rotaia. In India ho gradualmente cambiato vestito e indossato il sari, per essere più vicina alla realtà che dovevo vivere. Qui sono salita subito sui treni, per capirne i problemi». Dopo l'aggressione col machete, in giugno, mattina e sera, per due settimane, è andata su e giù per la rete. E sulla sicurezza l'intervento è massiccio: proprio da domani 150 nuovi addetti privati a bordo treno si aggiungeranno ai 62 attuali. C'è tanto da fare - sospira -. Prima di due anni si riesce a muovere solo qualche bullone». Le vere limitazioni sono infrastrutturali, a cominciare da quei nodi urbani dove non passa più «neppure uno spillo». "Eppure questa è un'azienda che in quattro anni ha aumentato la sua produzione, cioè l'offerta di treni-chilometro, del 20%: un'enormità. Con Expo la produzione è aumentata del 10% in sei mesi, e a fine 2015 saremo a un più 25% anno su anno». La richiesta di mobilità si scontra con la rete insufficiente e con il materiale rotabile a disposizione: «Per esempio, il caldo di luglio. Metà dei treni ha un'età media di 33 anni, molti non hanno l'aria condizionata, negli altri oltre una certa temperatura gli impianti vanno in blocco e non c'è niente da fare» (i convogli vecchi sono 154, quelli nuovi 116, età media 7 anni). Quanto ai nodi, «Garibaldi è la zona del futuro di Milano, ma in stazione, da Nord, si entra con due binari soltanto: e lì ci sono le Frecce, Italo, il Tgv...». Il congestionamento è quotidiano.

Il primo obbiettivo di Cinzia Farisè è la puntualità: «Per un'azienda come la nostra la puntualità è tutto, a parte ovviamente la sicurezza che è una precondizione». E' puntuale, secondo le definizioni europee, un treno che arriva entro 5 minuti dall'orario. «Ma è chiaro che la fluidità del traffico dipende in gran parte dalla rete, oggi satura»», e richiama di nuovo l'esigenza di investimenti in infrastrutture. I risultati, comunque, si vedono, grazie anche alla fortissima motivazione impressa sul personale: «La puntualità nel 2015 - assicura - è cresciuta mese su mese, rispetto al 2014, di 7 punti. Oggi arrivano puntuali circa 85 treni su 100».

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