Mills, la difesa di Berlusconi:"L'imputato va prosciolto"E i pm non mollano la presa

I legali del Cav chiedono che venga chiuso il processo prosciogliendo l'imputato per intervenuta prescrizione. Ma il tribunale di Milano respinge la richiesta

Non si ferma il processo a Silvio Berlusconi per l'affare Mills, e viaggia spedito verso la requisitoria del pm Fabio De Pasquale fissata per sabato prossimo. Il tribunale di Milano ha infatti respinto la richiesta dei difensori del Cavaliere di dichiarare immediatamente prescritto il reato di corruzione addebitatogli dalla Procura, sulla base di un nuovo e più accurato calcolo dei tempi di prescrizione.

La mossa a sorpresa della difesa di Silvio Berlusconi era arrivata in chiusura di mattinata, dopo l'esame dell'ultimo testimone. I legali dell'ex presidente del Consiglio avevano chiesto che oggi stesso il tribunale dichiarasse chiuso il processo, prosciogliendo l'imputato per intervenuta prescrizione. La mossa interveniva nella complessa partita tra accusa e difesa sul termine di prescrizione del reato, giocata in parte sulla data in cui il presunto reato (la corruzione con 600mila dollari dell'avvocato inglese David Mills) sarebbe stato commesso e in parte sulle numerose interruzioni avvenute nel corso del processo dei termini di prescrizione.

E proprio su questo era intervenuta la richiesta di Piero Longo e Niccolò Ghedini: per un mese intero, tra novembre e dicembre dello scorso anno, la prescrizione non si era interrotta, secondo i legali del premier, perchè un lungo rinvio della rogatoria inglese non fu dovuto ad un loro impedimento ma alla malattia del difensore di Mills. Inoltre, i due legali ricalcolano meticolosamente - limando qui un giorno, qua due, qua intere settimane - come si sarebbe dovuta interrompere la prescrizione in occasione delle interruzioni del processo in attesa delle decisioni dellla Corte Costituzionale sul "lodo Alfano" e degli impegbi elettorali di Berlusconi. Ricalcolata in questo modo, la prescrizione - sostengono i legali del premier - è già scattata: l'8 sennaio, nella migliore delle ipotesi; il 3 febbraio, nella peggiore. In ogni caso, sostengono, il reato è prescritto e il processo è morto. E il tribunale, sostengono Ghedini e Longo, non può fare altro che prenderne atto. A sostegno della loro tesi, i legali hanno depositato i pareri "pro veritate" di due cattedratici di diritto penale.

Il pm De Pasquale si è opposto strenuamente all'acquisizione dei documenti provenienti da Londra sull'andamento della rogatoria e - dopo che il tribunale ha invece deciso di ammetterli nel fascicolo - sostenendo che l'accusa al premier in ogni caso non è prescritta. "Il reato non è prescritto, non si prescrive domani e non si prescrive tra una settimana", ha sostenuto il rappresentante della Procura. "Rifiuto - ha aggiunto - l'idea del fotofinish. Sono certo che il tribunale ha già una idea in merito, ma la decisione verrà presa solo il giorno della camera di consiglio".

Il tribunale si è ritirato in camera di consiglio per valutare la richiesta della difesa. Ed è uscito con l'ordinanza: sulla richiesta di Longo e Ghedini non può essere presa nessuna decisione, perché se venisse accolta il tribunale dovrebbe emettere una sentenza di proscioglimento: e questo non è possibile in quanto contro i giudici è pendente una istanza di ricusazione da parte di Berlusconi che deve ancora essere valutata dalla Corte d'appello. Così il processo prosegue: sabato la requisitoria di De Pasquale contro il Cavaliere, che si annuncia pesante; l'11 e il 15 le arringhe della difesa. Poi tutto si fermerà comunque, in attesa della decisione della Corte d'appello sulla ricusazione.

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