La minaccia nascosta nei cortei che preoccupa i servizi segreti

Per i nostri 007 esistono collegamenti tra gli attentati e i cortei più violenti: un "doppio livello" pubblico e clandestino

Milano Il loro padre spirituale la pensava così: «Ma perché questi benedetti ragazzi sparano alle gambe di Montanelli? Non sarebbe stato meglio sparargli in bocca? Certo che sarebbe stato meglio. Ma azzopparlo significa costringerlo a claudicare, farglielo ricordare. E poi, è un divertimento più gradevole di sparargli in bocca, col cervello che gli schizza fuori dagli occhi». Firmato: Alfredo Bonanno, La gioia armata, 1977.
Ecco, se si vuole capire la deriva violenta e bombarola di una parte del movimento anarchico italiano bisogna partire probabilmente da qui. Non è una citazione casuale. Perché è poco dopo la metà degli anni Settanta, quando il catanese Alfredo Bonanno - fino ad allora autore di saggi ponderosi e incomprensibili - rompe con la Federazione anarchica italiana, che l’opzione violenta prende ufficialmente piede all’interno della galassia libertaria, trascinandosi dietro una fetta non piccola di militanti.
A oltre trent’anni di distanza è ancora Bonanno - teorico dell’illegalità diffusa e dello spontaneismo armato - il punto di riferimento ideologico di tutto ciò che si muove a sinistra dell’anarchia ufficiale. Anche perché ha più volte dimostrato di essere pronto a esporsi in prima persona: come quando nel 1989 viene arrestato per una rapina a un oreficeria. E quando, nel 2004, viene condannato per apologia e propaganda sovversiva, accusato di essere l’ideologo dell’Orai («Organizzazione rivoluzionaria anarchica insurrezionalista»), la progenitrice di quella Federazione anarchica informale che ieri ha firmato la lettera-bomba destinata alla Lega Nord.
Adesso Bonanno è in carcere in Grecia, per una rapina compiuta insieme ad un compagno locale, Christos Stratigopoulos. Il movimento anarchico ufficiale non si è scaldato troppo per la sua sorte. Come, d’altronde, si era ritrovata isolata l’unica anarchica arrestata e condannata per un attentato di ispirazione «bonanniana»: Maria Grazia Cadeddu, accusata di concorso nella bomba contro Palazzo Marino a Milano del 1997. E d’altronde se si fa un giro sui siti internet del mondo antagonista, non è raro imbattersi in post che accusano la Fai informale di essere una sigla fasulla dietro la quale si muoverebbero «provocatori al soldo dello Stato», ovvero Digos e servizi segreti.
I nostri servizi segreti contraccambiano l’accusa dedicando notevole attenzione a ciò che si muove dietro la sigla Fai e nei suoi dintorni. Le analisi dell’Aisi - l’intelligence civile - lasciano poco spazio a dubbi, e teorizzano un collegamento diretto tra gli attentati anarco-insurrezionalisti e le manifestazioni di piazza. I rapporti degli 007 sostengono che ci si trova di fronte a «strategie d’intervento articolate nel tradizionale doppio livello: l’uno clandestino, modulato sulla prassi dell’azione diretta e anonima, anche di modesto spessore ma di forte carica intimidatoria, l’altro pubblico che privilegia l’opzione movimentista della protesta di piazza».
Sul «doppio livello» degli attentati e dei cortei si muoverebbero, secondo la ricostruzione dell’Aisi, le «campagne a tema» programmate da questa galassia: in primo luogo quelle sul fronte dell’immigrazione e della lotta ai Cie, i centri di identificazione ed espulsione. Per avere finanziato i Cie sono stati colpiti numerosi istituti bancari, e per lo stesso motivo si sono prese di mira una serie di stazioni di benzina, per protesta contro gli accordi Italia-Libia in tema di clandestinità. E poi c’è il nemico di sempre, lo Stato, i suoi apparati, le forze di polizia: «Si preannuncia l’avvio della campagna “shoot the cop in the winter”, colpisci/spara al poliziotto in inverno», scrive l’Aisi.
Il rapporto non lascia alcuno spazio alla versione - vagamente consolatoria - dell’anarchismo tradizionale che accusa senza mezzi termini i bombaroli della Fai informale di essere degli agenti provocatori. La nostra intelligence sostiene invece che c’è un legame diretto e operativo tra i «botti» alla Bocconi o ai Cie e il popolo antagonista, almeno nelle sue frange e manifestazioni più estreme. Ma resta una domanda: se hanno ragione i nostri 007, ed esiste un fenomeno di «doppia militanza», un livello pubblico e uno illegale, quante persone riguarda? Il rapporto dell’Aisi non si sbilancia. Ma avanza comunque l’idea che dietro gli attentati si muova una galassia frantumata di piccole realtà: «L’azione diretta è affidata a piccoli gruppi che, muovendo da linee d’intervento condivise, scelgono in piena autonomia obiettivi e tempistiche». Tra gli obiettivi prioritari, secondo l’Aisi, il proselitismo «verso le fasce più deboli, come gli immigrati o i precari, ritenute potenzialmente più ricettive alle istanze antisistema», e l’«aggressiva campagna orchestrata contro sedi ed esponenti di partiti dell’area governativa, con azioni dimostrative ed episodi intimidatori anche violenti». I servizi segreti hanno censito 99 attacchi di questo tipo nell’arco del 2009: Lombardia, Veneto e Lazio le regioni più colpite, seguite da Toscana e Piemonte.

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