"Il mio romanzo dark fa più paura di Twilight"

Elena P. Melodia è giovane, italiana e di mestiere fa l’editor. Con il suo Buio vuole far concorrenza alla saga di vampiri più letta al mondo: "Niente amori gotici. Racconto di sette sataniche e della confusione dei ragazzi d’oggi"

"Il mio romanzo dark fa più paura di Twilight"

Milano - C’era una volta un mercato che, a guardar bene, da noi non ha mai tirato su un soldo: quello della letteratura «young adult», la letteratura per adolescenti. Soprattutto nella sua declinazione «dark fantasy» questo genere in Italia è sempre stato uno sfacelo editoriale e economico: troppo «spinto» per le collane dedicate ai ragazzini nostrani, troppo «ragazzino» per quelle dedicate agli adulti. Risultato: mai una lira di guadagno. Fin dall’inizio degli anni Ottanta gli editori italiani - suggestionati da quel che accadeva nel mondo anglosassone - hanno tentato l’operazione «young adult» e sono andati in perdita, anche quando a provarci erano colossi come Mondadori (ricordiamo la vecchia collana Supertrend, diretta da Margherita Forestan) o Rizzoli con alcune operazioni delle collane 24/7 e Oltre.

Negli Stati Uniti, invece, il genere spopolava fin dagli anni Settanta (il «papà» onorario di questi libri, tra molte virgolette, potrebbe essere Neil Gaiman) e spopola tuttora, senza battute d’arresto. Basterebbe citare Francesca Lia Block, con i suoi maliosi romanzi-poesia, Robert Cormier, dal cui Tenderness (storia della groupie di un serial killer) è stato tratto il bel film con Russell Crowe, il ciclo Marked di P.C. Cast (un Harry Potter incrociato coi vampiri) e un sacco di altri scrittori: tutti presi ad assemblare, talora con buonissima scrittura, il loro mix di storie adolescenziali dove mettono un po’ di sesso, qualche tema scabroso (come l’incesto) e tutti i tormenti dell’età della «stupidera». Le vendite sono pressoché assicurate. Nella declinazione «dark fantasy», poi, la narrazione viene corroborata con vampiri, streghe, demoni e fatine che se la fanno con elfi o gnomi (poiché il target è soprattutto femminile).

Ma in Italia mai nulla: o almeno, mai nulla fino a Twilight di Stephenie Meyer. È questo un caso sia editoriale sia culturale. Editoriale perché ha realizzato quello che gli editori reputano essere il miracolo per eccellenza: il crossover dei lettori. La prima timida rottura in questo senso, anche se gli addetti ai lavori non lo ammetteranno mai, l’aveva data Mark Haddon con Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, ma la Meyer - in Italia pubblicata da Fazi, che ha in catalogo anche l’altra «young adult» di successo Charlaine Harris, da cui libri sono tratti i telefilm della serie True Blood - ha spazzato via tutte le barriere, è stato un vero spartiacque: la fascia di età dei suoi lettori va dai tredici ai novanta. Altro che i cosiddetti lettori «teens»: qui sono stati tirati dentro tutti, e i Twilight, New Moon, Eclipse e Breaking dawn hanno venduto nel nostro paese due milioni e mezzo di copie. Caso culturale, invece, perché è sintomatico di un abbassamento delle esigenze artistiche dei lettori, un po’ come «abbassando l’asticella» si può definire letteratura L’eleganza del riccio.

Ma les affaires sont les affaires, cari lettori. E Fazi ha pensato bene: perché pagare la Meyer e il suo agente? Perché non produrre invece una saga «young adult» tra il fantasy e il dark direttamente in Italia e non rivenderla all’estero? Così è stato: nelle nostre librerie è appena uscito Buio. My land di Elena P. Melodia, in aperta sfida (in casa propria) con Twilight. I diritti del libro sono stati già acquistati, sulla base della lettura dei soli primi capitoli, da Germania, Spagna, Brasile, e a Francoforte se ne preannunciano delle belle. Abbiamo dunque sentito l’autrice.

Elena Melodia, come è cominciata una partita così impegnativa?
«L’embrione dell’idea parte da lontanissimo, è quasi biologico. A volte mi capitano fenomeni di sonnambulismo: parlo, mi muovo a occhi aperti, accendo la luce, ma la mattina dopo non mi ricordo di nulla. Prendi questa cosa e uniscila a una domanda molto fantasy: dove finiscono le anime che alla fine non vengono a questo mondo? E così, parlando con Marcella Drago, ex direttrice del Battello a vapore, di una possibile sfida alla Meyer, avevo già questi due contenuti dentro di me. Si trattava solo di svilupparli, inserendosi in una sensibilità che era già nell’aria per via di Twilight, da cui però mi sono voluta differenziare».

In quale modo?
«La storia di Buio è più dark, più cupa. Nella Meyer c’è questa storia d’amore vissuta quasi alla luce del sole, nel mio caso, apparentemente, l’amore manca: Alma, la protagonista, per sua natura non può conoscere le emozioni, non è preparata a queste. Le deve scoprire man mano, mettendosi in continua discussione».

Pare che la disfunzionalità emotiva sia una caratteristica dei protagonisti di questo genere di libri...
«Ho 35 anni. I miei personaggi riflettono l’epoca in cui io vivo, che è di gran confusione, di possibilità ampliate in modo esponenziale. Quand’erano giovani i miei genitori avevano un percorso emotivo piuttosto lineare, c’erano delle tappe che venivano quasi sempre rispettate. Non era in discussione che si potesse convivere, andare in vacanza col fidanzato e quant’altro. C’era meno possibilità di diventare, per così dire, degli “sbandati”. Oggi molti altri si perdono per strada. È il caso di una protagonista di Buio, Naomi, che si trova irretita in un gruppo satanico».

È a questo genere di adolescenti confusi che fanno idealmente riferimento gli autori di queste saghe?
«In parte sì, certo. Ma proponendo loro un processo di crescita. Alma, per esempio, all’inizio di Buio vive una serie di esperienze che abbattono tutte, ma propri tutte, le sue certezze. Deve arrivare da sola a capire come l’esterno influisce, spesso negativamente, su di lei. Questo primo libro è la storia di una lotta del singolo per affermare la propria natura a dispetto di quel che la vita le ha riservato: Alma, all’inizio circondata dal male, alla fine se ne libera».

È questo individualismo roboante che attira gli adulti?
«Meno di quanto si pensi. Gli adolescenti leggono questi romanzi perché ognuno di loro si sente un eroe. Ogni adolescente crede tantissimo in quello che fa, soffre intensamente, è felice intensamente. Ma è solo quando ci si stacca da se stessi che si impara l’autoironia. In questo il mio Buio - a cui seguiranno dantescamente le altre due puntate Ombra e Luce - non tratta molto bene l’individualismo. Ricordo che in molte chiese sataniche il fondamento del diabolico è l’affermazione di sé, mentre dalla mia saga quasi traspare che l’individuo preso da solo è piuttosto “difettoso”, poiché ha bisogno di fare tanto affidamento sulle proprie forze quanto sugli altri. I lettori adulti sono più attirati dal senso epico di questi libri. Il loro interesse è nel vedere, magari attraverso le vicende di Alma, chi erano e cosa sono diventati, ragionare sul senso della lotta, del non avere tutto facile. E anche sul senso dell’amore».

Ma non potrebbero farlo su «Guerra e pace»?
«Gli adulti finiscono sui romanzi “young adult”, che non sono letterari, perché ritrovano in queste pagine quel senso di grandezza che la letteratura di oggi ha perso. Mentre quella del passato rimane per pochi».

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