Era complicato parlare con Dario Antiseri. Parlava a raffica e si mangiava le parole. Ti sbalordiva con ragionamenti sofisticati, ma talmente vicini uno all'altro che alla fine dovevi rimettere in ordine i tuoi pensieri. Non ti lasciava fiato, così come lui non lo concedeva a se stesso. Grazie ad Antiseri esiste una generazione di liberali. Non di quelli che si definiscono liberali; no, non di quelli. Di quelli ce ne sono fin troppi, a sinistra come a destra. I liberali di Antiseri sono quelli che hanno letto Popper e lo hanno capito, non coloro che lo hanno usato solo per le sue posizioni sulla corruzione televisiva. I liberali di Antiseri sono quelli che comprendono come la grande conquista della laicità dell'Occidente sia merito del cristianesimo e che la società aperta e dei diritti semplicemente non ci sarebbe senza il messaggio cristiano. I liberali di Antiseri sanno che nella scienza come nella filosofia gli scontri tra idee non sono un dramma, ma un'opportunità. I liberali come Antiseri sono ancora convinti che il compito delle scienze sociali sia studiare le conseguenze inintenzionali delle azioni umane perfettamente intenzionali.
Antiseri è stato, insomma il maestro di tutti noi. E non siamo tanti, ma agguerriti. Alla Luiss, quando era ancora una piccola enclave liberale, si era formato un circolo di pensiero liberale, che mai più si riproporrà in Italia. C'era Martino per l'economia, c'era Da Empoli per la politologia, c'era il suo allievo Infantino e tanti altri che oggi sono stati messi da parte. Non cito tutti e me ne scuso. Era uno di quei grandi studiosi che oltre all'accademia pensava alla cucina: quella del pensiero e dei suoi allievi. Per lui istruzione, università e scuola erano la fonte della vera rivoluzione liberale. Il metodo del dubbio e non l'ideologia liberale, che tutti gli antiseriani sanno che non esiste, era ciò che con passione ha rappresentato la sua cifra politica. Sì, l'uomo che ha ottenuto e voluto cosi poche medagliette, cavalierati alla Gino Carnabò, e incarichi politici, alla fine è uno dei pochi maestri che abbia seminato il metodo liberale.
Oggi verrà ricordato, forse,
dalla sua università, da poche istituzioni. Ridicoli. Lasciateci almeno il privilegio, a noi pochi ma agguerriti antiseriani, di tenerci il diritto esclusivo di riservare al favoloso Professore una solenne preghiera laica.