La prima cosa che noti durante la bellissima sfilata di Vuitton, è l'uso potere del marchio anche come messaggio e presa di posizione etica. Nicolas Ghesquière che da 13 anni disegna l'universo donna dello storico marchio francese, stavolta lancia un grido d'allarme per la natura minacciata dai drammatici effetti del cambiamento climatico.
Le modelle sfilano quindi sulla passerella soprelevata su un immaginario prato di plastica verde ricostruito nella Cour Carrée del Louvre con la struggente colonna sonora del brano Looking for the rain di UNKLE. Molte indossano grandi cappelli compreso un enorme cesto di paglia rovesciata e quasi tutte sono vestite a strati, con quel tipo di cappotto senza maniche detto sleeveless oppure con grosse maniche di pelo innestate su giacche e paltò leggeri. Bellissimi i tailleur pantalone doppiati in pelliccia (grande ritorno della stagione) e interessanti i pezzi che sembrano ispirati ai costumi tradizionali della Mongolia. Strepitosi gli abiti da sera pieghettati e tutte le borse tra cui uno spettacolare zaino in pelle bianca e l'ennesima super desiderabile variazione sul tema della Petit Malle, la borsa fatta come una piccola valigia Viuitton. La seconda collezione di Pierpaolo Piccioli per Balenciaga è semplicemente meravigliosa: piena di rispetto per l'heritage di questo mitico brand, ma anche per le persone che oggi non vogliono e non possono vestire come belle statuine del bel tempo che fu. Il bravissimo designer romano parte infatti dall'idea di cercare attraverso gli abiti la luce nel buio tanto in senso pratico quanto in quello metaforico. La prima uscita è un sensazionale cappotto in pelle nera che sembra un blouson dalle spalle a cappa sopra alla gonna a matita con una lunga zip davanti. Giacche e paltò hanno spesso il collo a cratere che poi si apre a mantellina sulle spalle: una costruzione tipica del grande Cristobal. Perfino il lavoro sul logo ridisegnato da una sottrazione degli spazi intorno alla B è un gesto tanto creativo quanto professionale. Dello stesso segno l'egregio lavoro di Pelagia Koloutoros su Lacoste, il marchio del coccordillo che lei in questi anni ha trasformato in disegno astratto sui cappotti, ricamo di strass sugli abiti da sera, gioielli per lui e per lei, stampa all over. Stavolta oltre a tutto questo c'è l'idea di una partita di René Locoste interrotta dalla pioggia da cui parte una deliziosa collezione in cui il trench diventa perfino una gonna (c'è anche una collaborazione con Mackintosh per garantire la perfezione dei capi impermeabili) e il classico gonnellino a pieghe da tennista diventa uno sciccoso tailleur grigio con cui affrontare un piovoso autunno londinese. Da Hermès dicono che il punto di partenza della stilita Nadège Vanhee-Cybulski è la notte ma a parte l'onnipresenza di tinte scure e appunto notturne, tutto sembra perfetto per una giornata molto chic con alti stivali cuissard in cui sono infilati i pantaloni aderentissimi e borse come sempre belle da femare un orologio. La collezione di Miu Miu è furbissima: le solite cose che nessuno fa bene come Lady Prada(la pelliccia della mamma, le pantofoline luccicanti in pieno inverno, i guanti lunghi e le vestine da finta ingenua) assemblate nel migliore dei modi possibili.
L'ultima uscita è affidata a Gillian Anderson, la Dana Scully di X Files che adesso ha interpretato la Tatcher in The Crown: perfetta per dimostrare che se sei magra anche a 58 anni puoi vestire Miu Miu, un marchio cresciuto del 35 per cento anche nell'annus horribilis della moda. Da Vivienne Westwood la confusione regna sovrana perché Andreas Kronthaler decide di omaggiare in un colpo solo Queen Viv, Romy Schneider e i costumi di Danilo Donati per i Racconti di Canterbury di Pasolini.