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L'architetto del mito Giancarlo, amico partner e socio: amore senza tempo

Giammetti è stato l’ideatore dell’impero. Mentre Valentino disegnava il sogno, lui ne costruiva le fondamenta. "Vogue" li ribattezzò affettuosamente "The boys"

L'architetto del mito Giancarlo, amico partner e socio: amore senza tempo
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Con la scomparsa di Valentino Garavani, non si spegne soltanto la stella del creatore dell'iconico rosso. Si incrina, più profondamente, uno dei legami più eleganti e segreti mai custoditi dal mondo della moda. Perché dietro ogni abito da sogno, dietro ogni applauso che ha consacrato Valentino tra i maestri del Novecento, c'è stato sempre un uomo: Giancarlo Giammetti. L'amico, il compagno, il socio, il confidente. L'amore senza tempo.

Il loro incontro fu un lampo nella Roma che danzava sulla scia della Dolce Vita. Estate 1960, via Veneto: Valentino è un giovane stilista che sta provando a tenere in piedi un atelier appena nato; Giammetti è il figlio della Roma bene, brillante e insofferente agli schemi, studente di architettura più attratto dalla vita che dagli esami. Si scambiano uno sguardo e, da quel momento, le loro traiettorie non si separano più.

Giammetti diventa presto ciò che il destino aveva previsto: l'architetto di un impero. Mentre Valentino disegnava il sogno, lui costruiva le fondamenta. Insieme attraversano le notti romane, gli atelier di piazza Mignanelli e poi di via Gregoriana, gli anni in cui Roma diventa Hollywood sul Tevere e le attrici fanno la fila per farsi vestire dal giovane stilista che già parla la lingua dell'eterno.

Ed è proprio in quei primi anni, tra feste scintillanti e giornate di lavoro senza sosta, che il loro legame assume la forma di un patto silenzioso. Un equilibrio raro, fatto di sguardi che anticipano le parole e di differenze che si incastrano. L'allora direttrice di Vogue America, Diana Vreeland, che aveva per loro una particolare predilezione, li ribattezzò affettuosamente The boys: un soprannome ironico eppure ammirato, riservato solo a chi riconosceva come veri protagonisti del nuovo corso della moda. Chi li ha conosciuti racconta di un'intesa magnetica, di un sostegno reciproco che non conosceva rivalità né ombre.

La loro relazione sentimentale - raccontata in maniera straordinaria nel docufilm Valentino: l'ultimo imperatore del 2009 - dura dodici anni, ma non conosce mai una vera fine. Si trasforma. Si dilata. Diventa qualcosa di più grande, di più raro, di più solido. Diventa famiglia - una famiglia queer ante litteram, fatta di amici, ex compagni, collaboratori fedelissimi e dei carlini che hanno accompagnato la quotidianità quasi regale di Valentino. Negli ultimi cinquant'anni, il loro legame si racconta attraverso gesti silenziosi, parole in francese scambiate come un codice privato, e attraverso una complicità che nessun altro ha mai saputo replicare.

«Che incredibile amore abbiamo vissuto e che affetto profondissimo continuiamo a vivere», ha confidato più volte Giammetti. Parole che oggi suonano come un testamento di devozione. Perché accanto all'immenso dolore della moda internazionale, c'è il suo: quello dell'uomo che gli è rimasto accanto fino all'ultimo respiro. L'uomo che, come ha confessato, ha dedicato la vita a rendere serena quella di Valentino. E ci è riuscito.

Ci sono stati altri sodalizi nella storia della moda - Saint Laurent e Pierre Bergé, Armani e Galeotti - ma quello tra Valentino e Giancarlo Giammetti aveva qualcosa di irripetibile. Una leggerezza antica, un equilibrio tra creatività e strategia, tra lusso e purezza, che ha permesso al marchio Valentino di diventare non semplice maison, ma mito.

Ora che Valentino non c'è più, resta questo: un vuoto che profuma di bellezza, la memoria di un'eleganza che non

ha mai avuto bisogno di dichiararsi, e la certezza che dietro la grandezza di un uomo c'è stato sempre un amore capace di attraversare le epoche senza cambiare mai pelle. Un amore che nessuna fine potrà davvero spegnere.

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