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L'eleganza femminile di uno smoking

Vaccarello (ri)disegna per Saint Laurent il capo-manifesto creato 60 anni fa

L'eleganza femminile di uno smoking
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Nel 1966 Yves Donat Matthieu Saint Laurent ha 30 anni e uno dei tanti esaurimenti nervosi che l'hanno tormentato per tutta la vita. Il suo compagno e socio, Pierre Bergè, lo porta in Marocco dove a sorpresa lui disegna uno smoking da donna che è quasi un manifesto di emancipazione femminile. Tanto per dare un'idea all'epoca in America le donne non potevano entrare nei ristoranti chic indossando i pantaloni.

A 60 anni di distanza Anthony Vaccarello risponde con una collezione altrettanto significativa in cui le donne in smoking come quelle in sottoveste di pizzo laccato sono ugualmente chic, speciali, intelligenti e libere di fare quel che vogliono. Lo show comincia con una bella rivisitazione del perfetto smoking Saint Laurent: un po' meno affilato ed efebico del prototipo di 60 anni fa, ma ugualmente impeccabile. Poi arrivano queste evanescenti vestine costruite in sartoria e forgiate al calor bianco della modernità di Vaccarello. Stavolta sopra il pizzo c'è una specie di vernice trasparente che aggiunge un liquido splendore al motivo floreale. Non mancano le grandi e avvolgenti pellicce, le sling back a tacco alto dalla punta super pronunciata, i grandi orecchini a forma di colomba con una goccia di rubino nel becco che sono un altro omaggio a uno dei più grandi designer della storia. Un altro padre fondatore del fashion system mondiale è stato Christian Dior sulla cui scomoda poltrona siede da due stagioni J.W. Anderson, il giovane irlandese che ha ridato a Loeve tutto lo smalto del mondo per cui dal popolo della moda è considerato un genio.

La sua collezione è un interessante sguardo sulla marsina, giacca maschile con le code inventato a metà del '600 dal conte belga Jean de Marsin per le truppe spagnole nelle Fiandre. Lo show si svolge sopra la fontana ottagonale al centro del giardino delle Tuileries inizialmente commissionato da Caterina de Medici e poi ridisegnato oltre che aperto al pubblico dal Re Sole. Anderson trasforma le code della marsina in un'esplosione di nastri tagliati in sbieco, rigirati su loro stessi e appoggiati su una specie di tutù in pizzo. Il risultato all'inizio è una corta e seducente gonnella che ondeggia e sussulta a ogni passo. Le uscite più belle prevedono sotto alla marsina rielaborata dei calzoni aderentissimi e una serie di accessori più che desiderabili.

Manca comunque una vera narrazione di questo stile in cui convivono le ninfee di Monet citate nel costosissimo set dello show che prevede una gigantesca serra in ferro verde e vetro sospesa sull'acqua, un capo inventato nel '600 e un'idea di donna totalmente proiettata nella modernità. Su quest'ultimo punto scrive una bella pagina di moda Johnny Johansson cofondatore e designer di Acne Studios, il brand svedese nato come collettivo multidisciplinare di cinematografia, pubblicità, videogames e fashion. Vince quest'ultima con un'immagine ripulita e dal sapore sartoriale che prevede anche capi con stampati i ritratti fatti agli studenti di una scuola di moda dal foto artista Paul Kooiker. Stella McCartney sfila nel maneggio del Bois de Boulogne, location tanto bella quanto complicata da raggiungere grazie all'insensata politica sul traffico della sindaca socialista di Parigi Anne Hidalgo. Lo stile è sempre bello, pulito, ecologico e un po' cresciuto nei riferimenti alla chicness inconfondibile delle dive anni Cinquanta con i tailleur bordati di pelliccia in questo caso cruelty free. Da Antik Batik scopri che Gabriella Cortesi non produce solo in India, ma ovunque trovi degli artigiani degni di nota.

Così dal Perù arrivano maglie e mantelle di alpaca mentre dalla Scozia importa pullover in shetland fabbricate da un signore italiano che ha scelto di vivere in un paesino da 200 anime dove tutti sanno come ammorbidire questa lana tanto calda quanto pungente.

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