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Moglie forte? Maltrattarla non è reato

Non risponde di maltrattamenti chi aggredisce il partner dal carattere forte e che non risulta intimorito psicologicamente dalle percosse, verbali o fisiche. È quanto ha stabilito la Suprema Corte che, con una sorprendente sentenza che già innesca le polemiche, la numero 25138, ha accolto ieri il ricorso di un uomo contro la sentenza che lo condannava per aver aggredito la moglie con minacce, ingiurie e violenze, lesive della sua integrità fisica e morale.
Il marito, riporta il sito Cassazione.net, contestava l’abitualità degli episodi, secondo lui sporadici e limitati nel corso di tre anni, e sottolineava il fatto che la moglie, per sua stessa ammissione, aveva un carattere forte e non era per nulla intimorita dal suo comportamento. In particolare, Sandro F. (45 anni) era stato condannato in primo grado dal tribunale di Sondrio, nel settembre 2005, e anche la Corte d’appello di Milano, nell’ottobre 2007, lo aveva ritenuto colpevole di maltrattamenti ai danni della moglie Roberta B. condannandolo a 8 mesi di reclusione con le attenuanti generiche.
Ad avviso della Corte d’appello «la responsabilità dell’imputato era provata sulla base di sue stesse ammissioni, anche se parziali, e sulla testimonianza di medici, conoscenti e certificati medici, da cui si ricava una condotta abituale di sopraffazioni, violenze e offese umilianti, lesive della integrità fisica e morale» della moglie sottoposta a «continue ingiurie, minacce e percosse».
Dinanzi ai Supremi giudici Sandro F. ha sostenuto che non era stata ben considerata la circostanza che sua moglie «per ammissione della stessa di carattere forte, non fosse intimorita dalla condotta del marito».

In sostanza secondo l’uomo i giudici avevano «scambiato per sopraffazione esercitata dall’imputato» quello che era solo «un clima di tensione fra coniugi». La sesta sezione penale della Cassazione ha accolto questa tesi.

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