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Molecole innovative per le terapie anti dolore

Di fianco all’attività clinica, si sviluppa quella di ricerca neuropsicofarmacologica che ha portato l’Irccs San Raffaele Pisana a diventare un polo di riferimento nazionale per la sperimentazione di nuove molecole.
«Solo negli ultimi tre anni ­ spiega Piero Barbanti, responsabile dell'Unità per la cura e la ricerca su cefalee e dolore dell’Istituto Scientifico San Raffaele Pisana - abbiamo condotto decine di sperimentazioni farmacologiche e ben undici hanno riguardato molecole innovative per dolore e cefalee». L’attività di ricerca si articola su tre filoni principali: il primo è quello sulla genetica del dolore cronico che punta a individuare i geni coinvolti nella cronicizzazione del dolore. Il secondo filone è invece neuroradiologico e si basa sulla identificazione delle alterazioni della struttura dell’encefalo indotte dalla cefalea cronica o ad essa predisponenti: «Abbiamo dimostrato che nei soggetti con emicrania cronica ­ precisa lo specialista - è più frequente riscontrare anomalie dei grossi collettori di sangue, chiamati seni venosi cerebrali. Capire se questa anomalia sia un fattore predisponente alla cefalea cronica o, al contrario, un suo effetto, consentirà in futuro di prospettare nuove terapie».
Infine, «In collaborazione con colleghi dell'Università La Sapienza, utilizzando la tecnica della stimolazione magnetica transcranica ripetitiva, abbiamo portato un importante contributo scientifico sulla particolare “inquietudine” della corteccia cerebrale negli emicranici, specie in quelli con aura: una corteccia “senza riposo” che spiega la particolare creatività e sensibilità del soggetto emicranico, ma anche la sua predisposizione all’ansia e allo stress».
Nell'ultimo anno, l'unità guidata dal professor Piero Barbanti ha partecipato anche alla sperimentazione su scala mondiale di una innovativa categoria di farmaci antiemicranici, chiamati “gepant”, destinati a rivoluzionare la cura dell’attacco di emicrania. «Telcagepant e olcegepant rappresentano i primi farmaci antiemicranici privi di qualsiasi effetto vasocostrittivo ­ sottolinea il medico - e questo aspetto non è di poco conto se si pensa che studi recenti tendono a dimostrare che il soggetto emicranico, specie se affetto dalla forma con aura, presenta rischio più elevato di sviluppare patologie cerebrovascolari e cardiocircolatorie in genere. Un altro aspetto innovativo è costituito dalla estrema tollerabilità di queste molecole che hanno un profilo di effetti collaterali spesso simile a quello del cosiddetto placebo».
I primi risultati suggeriscono che questa classe di farmaci può avere una azione sul dolore e sui sintomi associati che si prolunga oltre le 24 ore, potendo conferire al paziente emicranico (il cui attacco per definizione può durare fino a 72 ore) una più duratura libertà dai sintomi.
Il meccanismo di azione dei gepant è originale: essi sono antagonisti del recettore di una sostanza chiamata Cgrp (Peptide Geneticamente Correlato alla Calcitonina) che viene liberata a dismisura nei vasi cerebrali nel corso dell’attacco e che è corresponsabile di quei fenomeni di marcata vasodilatazione e infiammazione vasale tipici dell’emicrania.


Ma l’effetto dei gepant non appare limitato alla periferia del dolore emicranico: essi, infatti, sembrano agire anche sulle strutture encefaliche implicate nella trasmissione centrale del dolore e che risultano ricche di recettori per il Cgrp. I gepant dimostrano, quindi, di agire a diversi livelli, centrali e periferici, «mettendo in sicurezza» diverse strutture implicate nella genesi e nella propagazione del dolore.

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