"Abbiamo combattuto il Terzo Reich". Ora la Polonia sfida l'Ue

Duro confronto all'assemblea plenaria del Parlamento europeo. Il premier polacco Morawiecki: "Vogliamo restare nell'Ue ma no a superstato europeo". Ursula von der Leyen: "È la prima volta che uno stato ritiene i trattati Ue incompatibili con la costituzione nazionale".

"Abbiamo combattuto il Terzo Reich". Ora la Polonia sfida l'Ue

Nuova puntata dello scontro tra Polonia e Ue, da mesi ai ferri corti. Nel suo intervento al Parlamento europeo, riunito in plenaria a Strasburgo per discutere sullo Stato di diritto in Polonia, la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, ha sottolineato che "per la prima volta in assoluto un tribunale di uno Stato membro rileva l’incompatibilità dei Trattati europei con la Costituzione nazionale. E questo ha gravi conseguenze per il popolo polacco perché la decisione ha un impatto diretto sulla protezione e l’indipendenza della magistratura".

La Commissione europea, fa sapere Von der Leyen, "sta analizzando la sentenza della Corte suprema polacca, ma posso già dirvi che sono fortemente preoccupata perché essa mette in discussione la base dell’Ue. Stiamo valutando tra le varie opzioni un ricorso alla Corte di Giustizia. Non possiamo tollerare e non tollereremo che valori comuni come quelli sullo stato di diritto vengano messi a rischio. Il popolo polacco ha avuto un ruolo fondamentale per la tenuta della nostra Unione, e così sarà sempre. La Polonia è parte dell’Europea e sempre sarà cuore dell’Europa. Viva la Polonia, viva l’Europa".

La reazione dei polacchi non si è fatta attendere. Il primo ministro Mateusz Morawiecki ricorda che "non ci facciamo ricattare dall'Ue, abbiamo combattuto il Terzo Reich". Parole durissime, che non ammettono equivoci e non celano di un millimetro l'aspro dissidio tra Varsavia e Bruxelles. "Parlare di violazioni dello Stato di diritto o di Polexit, sono menzogne. Vanno dette le cose come sono", ha dichiarato Morawiecki. "Comprendo lo stupore per la sentenza ma io andrei a leggere la sentenza".

Il premier ha poi voluto ricordare che "in Polonia la fiducia nell’Europa è ai livelli più alti: oltre il 56% dei polacchi dice chiaramente che la Polonia è e resterà membro dell’Ue. Il mio governo e la maggioranza parlamentare è parte di questa maggioranza pro-europea. Ma questo non vuol dire che in Polonia non ci siano dubbi e delle preoccupazioni circa l’inidirizzo che assume l’Europa. Una preoccupazione visibile e purtroppo giustificata". Ed ha aggiunto: "Noi abbiamo contribuito all’Ue, ma sentiamo sempre di una separazione tra migliori e peggiori e troppo spesso abbiamo a che fare con una Europa dei doppi standard. Oggi tutti gli europei si attendono da noi una sola cosa: che affrontiamo le sfide che ci attendono e non dobbiamo lottare gli uni contro gli altri, non dobbiamo cercare dei colpevoli in coloro che non lo sono, solo per comodità per qualcuno".

Morawiecki tiene a precisare che "la Polonia non è entrata nell’Ue a mani vuote. L’adesione della Polonia ha offerto grandi opportunità commerciali ai francesi, ai tedeschi ma anche a imprenditori e società di quei Paesi che hanno davvero beneficiato dell’adesione della Polonia. Mi riferisco ai trasferimenti di dividendi e benefici dai Paesi più poveri dell’Europa centrale, come la Polonia, verso i Paesi più ricchi dell’Europa occidentale. Vogliamo che l’adesione della Polonia sia una vittoria per tutti e vogliamo partecipare alla trasformazione energetica post-pandemica e alla trasformazione economica".

La partita a scacchi tra Varsavia e Bruxelles va avanti. I polacchi si sentono Europa e vogliono restare in Europa, ma alle loro condizioni. L'Unione europea non transige: il tribunale di uno stato membro non può constatare l’incompatibilità dei trattati dell’Ue con la costituzione nazionale: "Non possiamo tollerare e non tollereremo che valori comuni come quelli sullo stato di diritto vengano messi a rischio".

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