Adesso l'Azerbaijan pensa a ricostruire il Nagorno-Karabakh

In un discorso ai membri del governo, il presidente Ilham Aliyev ha parlato degli investimenti previsti nel 2021 nella regione del Nagorno-Karabakh: "Diventerà un paradiso"

Adesso l'Azerbaijan pensa a ricostruire il Nagorno-Karabakh

Il 2020 è stato l'anno caratterizzato dalla pandemia da coronavirus, ma in alcune aree del mondo l'emergenza sanitaria è divenuta marginale rispetto ad altre grandi questioni. Nel Caucaso ad esempio l'anno appena trascorso verrà ricordato per la seconda guerra del Nagorno–Karabakh, scoppiata il 27 settembre e conclusa poco dopo la prima decade di novembre.

Un mese e mezzo di conflitto che ha visto contrapporsi l'Azerbaijan all'Armenia per la regione del Nagorno Karabakh e sette distretti dell'Azerbaigian sotto l'occupazione militare dell'Armenia per 25 anni.

Una circostanza centrale nel discorso tenuto dal presidente azerbaigiano, Ilham Aliyev, ai membri del governo commentando i risultati del 2020 e le prospettive per il 2021. L'Azerbaijan è alle prese con una delle più importanti fasi della sua storia da Paese indipendente. L'anno si è concluso con la definitiva apertura del Tap, l'infrastruttura capace di trasportare in Europa dieci miliardi di metri cubi di gas azerbaigiano.

Una circostanza in grado di aprire allo Stato caucasico nuove prospettive di sviluppo e investimenti. E buona parte delle spese potrebbero ricadere, secondo lo stesso Aliyev, nella regione del Nagorno–Karabakh: “Di recente ho detto che creeremo un paradiso nella regione del Karabakh, e mantengo la mia parola – ha dichiarato il capo dello Stato azerbaigiano – Pertanto il 2021 deve essere molto significativo in questo senso. È nel 2021 che il popolo dell’Azerbaigian e il mondo intero vedranno che le nostre intenzioni e i nostri piani si realizzano nella pratica”.

Nella riunione con i vertici del governo, si è parlato soprattutto di infrastrutture. In primis stradali, visto che la priorità di Baku è aprire corridoi verso le province tornate in mano azerbaigiana. L'attenzione è concentrata soprattutto sulla città di Shusha, ripresa manu militari a poche ore dal cessate il fuoco di novembre. Si tratta di un centro sia strategico che culturalmente importante, soprannominato non a caso come la “Parigi del Caucaso”. Qui dovrebbero convogliare diverse nuove arterie stradali in grado di collegare al meglio Shusha con il resto del territorio azerbaigiano.

Altre nuove strade passeranno invece per i distretti di Lachin e Fizuli. Un occhio importante, nei piani annunciati da Aliyev, dovrebbe essere dato anche allo sviluppo delle ferrovie. Importante quella riguardante la Horadiz – Agband, che dovrebbe costituire il ramo azerbaigiano del corridoio di collegamento con la Repubblica Autonoma di Nakhchivan, enclave di Baku al di là del confine con l'Armenia. Oltre alla sua importanza strategica, questa infrastruttura risulta vitale a livello politico visto che il corridoio con il Nakhchivan è uno degli obiettivi firmati con il cessate il fuoco di novembre.

Sempre a proposito di infrastrutture, si è parlato anche della costruzione di due aeroporti internazionali: uno a Fizuli e l'altro a Lachin. In tal modo, secondo Aliyev, si potrebbe puntare su uno sviluppo in chiave turistica del Nagorno Karabakh. Altro settore tenuto in considerazione nel discorso del presidente azerbaigiano è quello agricolo, con l'annuncio di importanti investimenti per l'irrigazione dei campi e lo sviluppo di nuove tecnologie verdi.

Si tratta quindi di progetti ambiziosi, che Aliyev è sicuro di poter realizzare nonostante la situazione globale di pandemia. Da Baku si è sicuri che, finita la guerra, si potrà da subito pensare a una vera ricostruzione.