Il colosso socialista e il medico turco: la strana sfida che racconta la politica Usa

Il democratico John Fetterman e il repubblicano Mehmet Oz si sfidano per un seggio al Senato. Dai tatuaggi del primo al servizio militare in Turchia del secondo, perché questa è una delle sfide più interessanti delle elezioni di metà mandato

Il colosso socialista e il medico turco: la strana sfida che racconta la politica Usa

Viste dall’Italia le elezioni americane, da quelle di metà mandato alle presidenziali, sono spesso una questione di numeri, percentuali e sondaggi. Molto meno una questione di storie e personaggi. Eppure è sui candidati che andrebbe spostato il focus. Sulle loro storie personali e sul modo in cui si intrecciano. L’8 novembre alle midterm verrà scelto un nuovo senatore della Pennsylvania. E i due sfidanti, oltre ad essere diversi, arrivano dopo un percorso singolare e curioso. Stiamo parlando del democratico John Fetterman e del repubblicano Mehmet Oz.

I due non possono essere così diversi. Il primo, Fetterman è un colosso di oltre 2 metri per oltre cento chili di peso, figlio della provincia americana, archetipo dell’abitante del Keystone State che veste solo con felpa e pantaloni corti e che nell’armadio di casa “ha un unico completo elegante”. Il secondo è invece un medico di origine turca star della televisione. Ma a rendere la loro storia incredibile non è solo la provenienza, è anche il modo in cui le loro vite si stanno incrociando. Per capirlo facciamo un passo indietro e parliamo un attimo di loro.

Storia di due outsider

Partiamo dal candidato del Gop. Negli Stati Uniti Mehmet Oz è noto soprattutto come Dottor. Oz, un personaggio televisivo che ha fatto compagnia agli americani per oltre un decennio. Nato nel giugno del 1960 a Cleveland da genitori turchi ma trasferito subito a Wilmington, in Delaware (città di origine del presidente Biden) ha studiato all’Università della Pennsylvania e a Harvard. Negli anni ’80 dopo gli studi si ferma un paio d’anni per prestare servizio nell’esercito turco e conservare così la cittadinanza. Al ritorno dalla Turchia inizia ad esercitare come medico e chirurgo, ma la svolta arriva nei primi anni 2000 quando inizia delle ospitate periodiche nello show di Oprah Winfrey fino a ottenere poi il proprio programma, The Dr. Oz Show. Seguitissimo, ogni tanto è finito al centro di polemiche per aver presentato medicine alternative e cure non propriamente scientifiche. La svolta in politica arriva nel 2018 quando Donald Trump lo chiama per il suo Consiglio su Sport, fitness e nutrizione. Nel 2021 quando il gabinetto di Joe Biden si insedia, Oz viene licenziato. Nel gennaio di quest’anno chiude il suo programma tv e si lancia nella corsa alle primarie.

Fetterman, invece ha una storia completamente diversa. Nato nel 1969 a West Reading in Pennsylvania si imbarca in studi economici e inizia un lavoro nel settore assicurativo. Qualche anno più tardi arriva la svolta della vita, la morte violenta di un amico lo convince a cambiare vita e lavoro, si butta nelle associazioni di volontariato e nel supporto ai giovani. Attirato in uno di questi progetti finisce a Braddock, un sobborgo disastrato non lontano dall’ex capitale dell’acciaio Pittsburgh. La comunità è distrutta dalla chiusura delle fabbriche e lì Fetterman riesce a farsi eleggere sindaco per tre mandarti, si impegna per rinnovare il sobborgo migliorare la qualità della vita, tanto che la sua ricetta diventa un caso di studio a livello nazionale. Un’esperienza che Fetterman ha voluto portarsi addosso tatuandosi il cap di Braddock sull’avambraccio sinistro e le date degli omicidi avvenuti nella città durante i suoi mandati. Nel 2018 per lui arriva la svolta con l’elezione a vice governatore della Pennsylvania.

Una strana campagna elettorale

Le primarie dei due sono state al quanto particolari. Oz, ufficialmente un candidato trumpiano, ha spuntato la nomination a fatica imponendosi grazie a una differenza di meno di mille voti contro il candidato dell’establishment Gop David McCormick. Fetterman invece ha corso delle primarie molto singolari. Il suo più temibile avversario era Conor Lamb, un giovane deputato moderato che a Washington si era fatto notare per gli scontri con Nancy Pelosi e Alexandria Ocasio-Cortez.

Da lupo solitario della politica Fetterman ha corso le primarie da solo, con pochissimi appoggi esterni se non da qualche sindacato e dall’associazione che si batte per la legalizzazione della cannabis. Non solo. L’ultima parte della campagna prima del voto non ha nemmeno potuto partecipare ai comizi dato che è finito in ospedale per un infarto. Nonostante le precarie condizioni di salute, nessun appoggio del partito e un candidato temibile, il colosso di Braddock si è imposto oltre 700 mila voti e il 58% delle preferenze.

Sconti a colpi di meme e socialismo

Mentre la politica nazionale si concentra sul raid di Mar-a-Lago, le riforme dei dem a colpi di maggioranza e l’incubo inflazione, la Pennsylvania si prepara a uno scontro inedito. Da un lato un colosso reduce da un attacco di cuore che promette riforme fiscali che facciano pagare i ricchi; dall’altro un medico star della tv che accusa l’avversario di socialismo. Sì perché Fetterman non ha mai nascosto simpatie nei confronti di Bernie Sanders. E infatti tra le proposte della sua piattaforma c’è un allargamento dell’Obamacare, la riforma sanitaria varata dall’amministrazione Obama, ma anche il superamento dell’ostruzionismo parlamentare, un maggiore controllo delle armi e l’innalzamento del salario minimo a 15 dollari l’ora. Eppure il dem sembra aver appreso la lezione rispetto alla truppa di progressisti cresciuta intorno al senatore del Vermont: essere pragmatico. Non a caso si è espresso in più di un’occasione contro il movimento di sinistra noto come defunding the police (non finanziare la polizia) definendolo assurdo.

Oz si è sempre definito come un repubblicano moderato. Anche se eletto grazie al supporto di Donald Trump, ha indicato tra i suoi riferimenti politici un acerrimo nemico del tycoon come Arnold Schwarzenegger definito “un ragazzo straordinario” e Theodore Roosevelt ribattezzato il “repubblicano ideale”. Nella sua piattaforma si trovano gran parte delle proposte del Gop come una linea morbida sul controllo delle armi da fuoco, un "no" deciso alla legalizzazione della cannabis e ridimensionamento dell’Obamacare. Quello che invece potrebbe forse costargli di più è l’appoggio incondizionato alla decisione della Corte Suprema di cancellare la Roe vs Wade che regolava l’aborto a livello federale. Un tema sul quale la maggiornaza degli americani sembra più vicina alle posizioni della sinistra Usa.

L’aspetto che però è più significativo è la guerra che i due stanno combattendo a livello mediatico e politico. Mentre Oz fa di tutto per dipingere Fetterman come un pericoloso socialista, con fotomontaggi che lo ritraggono come emanazione di Sanders, il candidato dem fa di tutto per non farlo sembrare un abitante della Pennsylvania. Da settimane sui social, come negli spot tv, attacca Oz accusandolo di non essere un vero abitante dello Stato. Per la verità Oz vive in New Jersey e nel 2020 ha votato nel Garden State. Per questo la linea di Fetterman è quella di pubblicare meme sulla sua provenienza più che sul programma. Come ha scritto The Hill il candidato dem ha persino proposto Oz come candidato per la Hall of Fame del New Jersey. In mezzo scambi di tweet al vetriolo tra i due.

Soldi e sondaggi

La sfida tra i due non si gioca solo sul trolling o i meme, ma anche con i soldi. A luglio Fetterman ha incassato oltre 26 milioni di dollari da spendere per la campagna, e quasi il 60% di questi da piccole donazioni sotto il 200 dollari. Oz dal canto suo ha messo ben 14 milioni di dollari del proprio patrimonio. Per ora i sondaggi sorridono soprattutto al democratico, ma la campagna è ancora lunga. Solo venerdì il candidato dem ha ripreso a fare campagna attiva con un comizio ad Erie. La Pennsylvania è quello che in gergo viene chiamato swing state, o purple state, uno Stato in bilico. Nel 2016 fece scalpore perché votò per Donald Trump mentre nel 2020 è tornato a Joe Biden con un margine di circa 80 mila voti. Quindi ogni scenario da qui all'8 novembre non può essere escluso.

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