La Corea del Nord potrebbe detonare una bomba H sul Pacifico?

Un test "Juche Bird" sarebbe possibile ma altamente improbabile. La retorica del Nord sul test all'idrogeno va intesa come una chiara risposta alla minaccia di Trump

La Corea del Nord potrebbe detonare una bomba H sul Pacifico?

La Corea del Nord potrebbe testare una bomba all’idrogeno sull'Oceano Pacifico. E’ quanto ha dichiarato questa mattina il Ministro degli Esteri Ri Yong-ho.

“Potrebbe essere la più potente detonazione di una bomba H nel Pacifico, tutto dipende dagli ordini dal leader Kim Jong-un”. Quest’ultimo poche ore fa ha annunciato al mondo di “considerare azioni più forti in risposta alle minacce del Presidente Usa Donald Trump di distruggere la Corea del Nord”.

Corea del Nord: detonare una bomba H sul Pacifico

Il 3 settembre scorso Pyongyang ha annunciato al mondo di aver testato la sua più potente arma nucleare. E’ un’affermazione condivisibile per una resa esplosiva stimata di 100 kilotoni. L’U.S. Geological Survey ha rilevato il terremoto di magnitudo 6,3, con epicentro nei pressi del sito di Punggye-ri, senza però confermare l’esatta natura dell’esplosione. Per la Corea del Nord si sarebbe trattata di una bomba all’idrogeno, interamente realizzata in patria ed in grado di essere imbarcata sui vettori intercontinentali. Il Nord dovrà adesso dimostrare di aver ultimato la standardizzazione delle testate nucleari per il trasporto su vettori intercontinentali e completato il ciclo della tecnologia di rientro. Il ciclo missilistico è diviso in tre fasi: spinta, manovra nello spazio e terminale. Un missile balistico intercontinentale, dopo la fase di propulsione e spinta, raggiunge l’orbita terrestre per rilasciare il veicolo di rientro principale, la punta del missile. Quest’ultima, una volta posizionata tramite navigazione inerziale, rilascia le testate che colpiscono gli obiettivi rientrando dall’atmosfera terrestre. Oltre alla gittata massima, un missile deve anche essere in grado di trasportare una testata, sopravvivere al rientro nell'atmosfera e colpire un bersaglio con precisione. Il processo prevede la schermatura della testata dalle alte temperature generate dal rientro nell’atmosfera terrestre ad una velocità di 7 km al secondo. Il test ha dimostrato che Pyongyang è in grado di costruire un’arma, ma non che quest’ultima sia in grado di essere utilizzata immediatamente. L’unico modo per verificare la retorica della Corea del Nord, sarebbe un impiego reale del sistema d’arma. Il principio della deterrenza si basa sull’equilibrio tre le scarse informazioni diramate e quelle coperte da segreto militare. Informazioni sufficienti per spaventare il nemico. Il problema è che non sempre (come nel caso della Corea del Nord) il nemico si spaventa.

Secondo l'amministrazione George W. Bush, la Corea del Nord era ormai prossima allo sviluppo di un ICBM in grado di minacciare gli Stati Uniti. Nel 2000, la tecnologia missilistica di proiezione della Corea del Nord era stata chiaramente sovrastimata. Le successive amministrazione hanno adottato un approccio scettico (così come avvenuto per i cinesi negli anni ’60), nuovamente mutato dopo i recenti test. E’ innegabile che gli Satti Uniti, così come confermato dalla Defense Intelligence Agency lo scorso 28 luglio, abbiano sottovalutato la determinazione di Kim Jong-un. Un giorno (non domani), la Corea del Nord riuscirà a chiudere il ciclo ICBM con una testata in grado di rientrare nell’atmosfera e colpire il bersaglio. Negli anni ’60 Washington sottostimava le capacità ingegneristiche e nucleari della Cina, fino al test reale del 27 ottobre del 1966. Quel giorno, la Cina lanciò un missile balistico a medio raggio armato con una testata nucleare, dimostrando l’errato approccio analitico e tattico delle agenzie di sicurezza statunitensi nel valutare il reale grado tecnologico (qualcuno potrebbe identificare le medesime analogie con la stima della forza giapponese prima di Pearl Harbor). La Corea del Nord si identifica come una potenza nucleare responsabile, non eseguendo test sul terreno.

Testare una bomba H: Frigate Bird

Non dobbiamo mai dimenticare che Pyongyang ha la necessità costante di dimostrare al mondo il suo grado tecnologico. Motivo per cui al lancio di un sistema H da una piattaforma aerea, sarebbe preferibile un missile per una detonazione sul Pacifico. Sarebbe un modo per dimostrare l’esistenza di un deterrente reale. Scomponiamo la minaccia (anche se la retorica del Nord va interpretata). Se avvenisse (molti dubbi in tal senso), sarebbe il primo test atmosferico sin dal 1980. Più di cento ordigni sono stati detonati in aeree remote dell’Oceano Pacifico dall’avvento del nucleare. Molte le variabili da considerare come ad esempio l’entità del dispositivo e del suo sistema di rilascio (entrambi dovrebbero funzionare perfettamente) e le condizioni meteo. Indipendentemente dalla ricaduta geopolitica, gli effetti ambientali potrebbero essere devastanti. Se la detonazione avvenisse distruggerebbe o contaminerebbe la flora e la fauna con una serie di effetti incalcolabili.

Gli Stati Uniti hanno testato nell’atmosfera un solo sistema strategico durante il test Frigate Bird dell’Operazione Dominic, nel maggio del 1962. Il sottomarino strategico USS Ethan Allen (SSBN-608), capofila dell’omonima classe, il sei maggio del 1962 lanciò in immersione un missile Polaris A-1 armato con una testata termonucleare W-47Y1 su veicolo di rientro Mk-1. La zona di lancio era localizzata a sud-ovest delle Hawaii con area di impatto nell'oceano aperto vicino l'isola di Natale. Dopo aver coperto 1100 miglia in dodici minuti, la testata è esplosa nel Pacifico ad un’altitudine compresa tra i 3.000 e 4.600 metri, con una detonazione stimata di 600 kilotoni, 40 volte più potente della bomba che ha distrutto Hiroshima. Rimane il solo test end-to-end di un sistema strategico nucleare statunitense.

Juche Bird? Altamente improbabile

Un giorno (non domani), la Corea del Nord riuscirà a chiudere il ciclo ICBM con una testata in grado di rientrare nell’atmosfera e colpire il bersaglio. La Corea del Nord si identifica come una potenza nucleare responsabile, non eseguendo test sul terreno. Kim Jong Un, così come suo padre e suo nonno prima di lui, non sono stupidi. Sarebbe un errore madornale considerarli tali. E così come i suoi predecessori, il caro leader conosce la potenza degli Stati Uniti, in grado di cancellare per sempre ed in pochi minuti la piccola nazione comunista (è una certezza strategica). La dinastia Kim chiede il rispetto internazionale e cerca, soprattutto, di sopravvivere. Il rispetto internazionale (come avvenuto con il Pakistan ad esempio) si basa sul riconoscimento a potenza nucleare così da reimpostare le relazioni con i diretti antagonisti come la Corea del Sud e gli Stati Uniti. Il graduale aumento della pressione militare sul regime nordcoreano per ottenere un risultato politico, nella speranza che non precipiti in un conflitto reale, è un elemento debole e pericoloso per la politica degli Stati Uniti. Kim Jong-un non intende dichiarare guerra agli Stati Uniti, ma spera di impedire a Washington un attacco preventivo a protezione della dinastia regnante. E’ una distinzione fondamentale. Corea del Sud e Giappone convivono con la minaccia del Nord da decenni. Gli Stati Uniti, dopo l'isteria della crisi missilistica cubana, impararono a convivere con le capacità strategiche sovietiche e cinesi. Gli Stati Uniti dovranno adattarsi anche alla futura, ma non prossima, minaccia intercontinentale della Corea del Nord. Pyongyang ha investito troppo ed è ormai prossimo alla creazione di un deterrente nucleare credibile. Nessun paese può eguagliare gli Stati Uniti nella proiezione di potenza. Se Washington decidesse di effettuare un attacco militare contro la Corea del Nord, anche se limitato, l'impatto sarebbe devastante per Pyongyang. Tuttavia, quando si considera l'azione militare, è importante riconoscere le variabili e le lacune di intelligence che complicano inevitabilmente il processo decisionale politico e militare. Il vantaggio degli Stati Uniti nella formazione, coordinamento e nelle attrezzature, non garantirebbe il successo della missione a causa delle lacune di intelligence. Qualsiasi tipo di attacco, infine, innescherebbe una guerra su vasta scala che si tramuterebbe con un ragionevole grado di certezza in nucleare.

Cosa dobbiamo aspettarci

La Corea del Nord possiede un solo sottomarino con missili balistici da 67 metri classe Sinpo/ Gorae. Pyongyang non ha mai effettuato un test balistico da un sottomarino. Pyongyang dovrebbe possedere circa 70 sottomarini di diverse dimensioni. Sarebbero quattro i sottomarini classe Whiskey forniti dall'Unione Sovietica, mentre settantasette i classe Romeo forniti dalla Cina. Secondo le informazioni ufficiali del regime, la flotta dovrebbe essere composta da 20 battelli classe Romeo (otto tubi lanciasiluri da 533 millimetri per un dislocamento di 1.830 tonnellate), quaranta classe Sang-O I/II (275/400 tonnellate in due configurazioni) e dieci mini sottomarini classe Yono (due tubi da 533 millimetri per 130 tonnellate). Soltanto una manciata sarebbero stati riconvertiti per la tecnologia SLBM.

Il 24 agosto dello scorso anno, la Corea del Nord comunica di aver lanciato con successo un missile balistico da un sottomarino. Il lancio è avvenuto nelle acque al largo della città di Sinpo, che ospita la principale base dei sottomarini del paese, nella provincia meridionale di Hamgyong. Il sottomarino classe Sinpo dovrebbe essere l’unico vettore di Pyongyang in grado di lanciare restando in immersione. Svelato nell’ottobre del 2014, è un vettore di 67 metri e con un dislocamento di 900-1500 tonnellate. Il disegno del sottomarino ricorda quello della classe Heroj, progetto iugoslavo acquisito da Pyongyang nel 1970. Il vettore classe Sinpo utilizzare il medesimo concetto della tecnologia di lancio della classe Golf di epoca sovietica con missili ubicati nella sezione posteriore della torre. Rispetto ai test precedenti, il missile ha confermato i progressi della tecnologia SLBM, Submarine-Launched Ballistic Missile, in via di sviluppo nella Corea del Nord. Il missile è precipitato nella Air Defense Identification Zone del Giappone. Il missile KN-11/ Pukkuksong-1 dovrebbe essere basato sul vettore sovietico R-27 Zyb. La classe Sinpo può trasportare un solo missile e lanciarlo a 10/15 metri sotto la superficie dell'acqua. E’ una profondità che pone il sottomarino a rischio di rilevazione rispetto alle più grandi piattaforme. Un sottomarino classe Ohio, potrebbe lanciare i suoi Trident a 120 metri di profondità. Le specifiche del nuovo presunto sottomarino da tremila tonnellate sono avvolte nel mistero, ma se esistesse sarebbe in grado di trasportare tre missili e rappresenterebbe una reale minaccia. Il dislocamento gli conferirebbe una capacità di lancio posta a 50 metri di profondità. La tecnologia SLBM espone i fianchi della Corea del Sud mentre il sistema antimissile THAAD si concentra sull'identificazione delle minacce dal Nord. Il termine nord coreano Pukguksong si traduce in Polaris, stella polare. E’ lo stesso nome del primo SLBM al mondo, UGM-27 Polaris, messo in servizio dagli Stati Uniti. Il Maritime Research Institute, responsabile per la ricerca e lo sviluppo della tecnologia marina e sottomarina della Corea del Nord, è al lavoro da anni sulla tecnologia SLBM.

Il combustibile solido

Il propellente solido conferisce immediati tempi di reazione e prontezza di funzionamento. Il combustibile premiscelato in forma solida viene stivato direttamente nel missile. Avviato il processo di accensione, questo non può essere modificato o disattivato a differenza di quanto avviene nel combustibile allo stato liquido. Il flusso di carburante allo stato liquido può essere controllato così come la quantità di spinta prodotta può essere regolata, attivata o disattivata.

Il lancio a freddo

Secondo Pyongyang, il missile sarebbe stato lanciato a freddo ed i filmati confermerebbero tali dichiarazioni. I sistemi di lancio verticali avvengono in due modi. Nel lancio a caldo, il missile viene espulso grazie alla immediata accensione del sistema di propulsione del razzo. L’espulsione a freddo, come quella che sarebbe stata utilizzata dal Pukguksong-2, è generalmente utilizzata negli ambienti navali. Nella tecnologia a freddo, il missile è espulso dalla piattaforma di lancio tramite aria compressa. Nei sottomarini, l’accensione del primo stadio o fase di spinta, avviene dopo aver superato la superficie marina (il missile, avvolto da una bolla di gas, non tocca mai l’acqua). I vantaggi sono innegabili. Nel caso del Pukguksong-2 lanciato da terra, viene meno la componente progettata per dissipare il calore ed i fumi di scarico generati dal lancio del missile. L’immediato processo iniziale del lancio è difficilmente rilevabile dalla rete satellitare. Tuttavia, l’espulsione a freddo è influenzata nella sua fase di espulsione dai forti venti che ne possono alterare la precisione.

A lanciare non è mai stato un sottomarino

La Corea del Nord utilizza due chiatte, nove metri per 22,5, per i test missilistici. La chiatta nel Sinpo South Shipyard sarebbe stata utilizzata per almeno sei lanci, compreso il Pukguksong-1/KN-11. Si tratta di una piattaforma che può essere ancorata ed affondata ad una profondità impostata. Il missile viene collocato in un tubo verticale montato centralmente, con lancio monitorato in remoto. I test subacquei sono necessari prima dell’implementazione finale sui sottomarini per ottimizzare la tecnologia di espulsione e l’intero ciclo SLBM. La chiatta sembrerebbe essere simile alla vecchia piattaforma sovietica PSD-4 utilizzata negli anni ’60 per testare i nuovi asset SLBM. Pubblicamente, si ignora l’origine della seconda chiatta. Potrebbe essere stata fabbricata dalla Corea del Nord, ma i cantieri navali sulla costa occidentale non hanno mai mostrato attività compatibile con un tale progetto. Potrebbe essere stata realizzata in qualche struttura sotterranea o, infine, acquisita all'estero così come avvenuto per la prima chiatta. La Corea del Nord ha compiuto enormi progressi nella tecnologia di espulsione da una piattaforma in immersione, ma contrariamente a quanto detto fino ad oggi, a lanciare potrebbe non essere mai stato un sottomarino.

E' probabile che nelle prossime ore assisteremo a dei nuovi test balistici da terra.

Possibile, ma altamente improbabile, considerando il tasso di insuccessi, che la testata possa essere davvero armata. La retorica del Nord sul test all'idrogeno va intesa come una chiara risposta verbale alla minaccia di Trump.

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