Decidiamo come sarà il futuro dopo la pandemia

La pandemia sta aggravando le disuguaglianze economiche all’interno dei paesi e il divario economico tra le economie avanzate e quelle in via di sviluppo. Correggere tutto questo è il compito che i governi e la comunità internazionale devono affrontare

La pandemia ha acceso un ampio dibattito sulle prospettive della globalizzazione. Governi e media che una volta sostenevano la globalizzazione hanno cominciato a metterla in discussione e tuttavia, a meno che l’umanità non rinneghi l’economia di mercato fondata sullo scambio come forma economica di base, è impossibile abbandonare la globalizzazione e ricorrere ad una politica della "porta chiusa".

Ciò implica che i governi di tutti i Paesi dovrebbero assumersi maggiori responsabilità nel guidare e governare la globalizzazione e spingerla verso uno sviluppo più benevolo, attraverso il coordinamento, in modo che i Paesi possano ottenere benefici reciproci e risultati più sicuri in termini di scambi e cooperazione. Ciò dipende in particolare dalla collaborazione tra le grandi potenze che, pur rispettando le diversità di ciascuno, seguano il principio della ricerca di un terreno comune.

Lo sappiamo, Covid 19 è un evento che cambierà profondamente il corso della storia umana. Di fronte a un disastro così grande, con il dolore e la riflessione, si può trovare una nuova saggezza per far ripartire la vita? Quale stile di vita è più sostenibile? Qual è lo scopo ultimo della produzione umana e delle attività di scambio? Siamo troppo compiaciuti del nostro usuale sistema di capire le cose, e per sconfiggere la pandemia e vivere una vita migliore nell’era successiva potremmo aver bisogno di cambiare il vecchio modo di pensare.

L’economia mondiale è stata scossa e ci sono differenze strutturali nell’impatto sui differenti settori economici e gruppi sociali. L’OIL, Organizzazione Internazionale del Lavoro, ha stimato nel suo rapporto dei primi di aprile 2020 che più di un miliardo di lavoratori nel mondo dovranno affrontare un alto rischio di riduzione del reddito o la perdita del posto di lavoro a causa della pandemia, e la maggior parte di loro sono persone a basso reddito impiegate nel settore dei servizi come ristorazione, alberghiero, tempo libero e piccolo commercio al dettaglio.

Ciò inevitabilmente aggraverà le disuguaglianze economiche all’interno dei paesi e amplierà il divario economico tra le economie sviluppate e quelle in via di sviluppo, intensificando così l’instabilità sociale. Attualmente, la maggior parte dei governi ha introdotto misure per salvare le imprese fallite e fornire sussidi a chi perde temporaneamente il lavoro o deve ridurre l’orario di lavoro. Tuttavia, dato che è ancora incerto quando la pandemia sarà finalmente sotto controllo e che la situazione finanziaria dei governi varia notevolmente, temo che sarà difficile contenere efficacemente l’aggravamento del divario tra ricchi e poveri solo con queste misure.

Superare la crisi

Come alleviare la disuguaglianza economica e le sue conseguenze sarà il vero compito che i governi e la comunità internazionale devono affrontare sul serio e risolvere nell’era post-epidemica. Comunque... la diffusione dell’epidemia e la risposta data da diversi Paesi hanno dimostrato che l’umanità è davvero una comunità con un comune destino. E la pandemia ci dice anche che le nostre idee di costruire una comunità dal futuro condiviso per l’umanità devono al più presto essere trasformate dai Paesi in azioni concrete, perchè solo istituendo un meccanismo di coordinamento ragionevole ed ecace per far fronte alla situazione, il mondo potrà uscire completamente dall’epidemia.

Incolparsi a vicenda e cercare di politicizzare il virus non farà altro che ritardare i tempi della lotta contro il virus e porterà a maggiori sacrifici di vite umane e perdite economiche. Di fronte alle difficoltà, l’amicizia e la solidarietà sono preziose. Dallo scoppio del Covid 19 Cina e Italia si sono aiutate a vicenda, l’unità tra i due governi e l’amicizia tra i popoli hanno avuto una dimostrazione. Inoltre, sia la Cina che l’Unione Europea sono entrambe sostenitrici del mantenimento di un ordine internazionale multilaterale, si schierano a favore della cooperazione internazionale e si oppongono all’unilateralismo e al protezionismo commerciale. Infine, negli ultimi anni le relazioni tra Cina e Italia si sono sviluppate rapidamente e la cooperazione in vari campi continua a progredire.

Nel marzo 2019 il presidente Xi Jinping ha compiuto con successo una visita in Italia, durante la quale i due Paesi hanno emesso un comunicato congiunto per rafforzare la partnership strategica globale e hanno firmato un memorandum d’intesa - che ha attirato l’attenzione della comunità internazionale - per promuovere la costruzione dell’iniziativa "Belt and road". La firma del MoU è senza dubbio un attestato dei risultati raggiunti dalla "Belt and Road", e dimostra anche che l’Italia ha aspettative positive su quanto potrà nascere dalla Belt and Road. Ed è ragionevole pensare che nella fase successiva alla pandemia sarà nell’interesse nazionale dei nostri due Paesi continuare a rafforzare la cooperazione.

L’autrice è ricercatrice all’Istituto di Studi Europei dell’Accademia delle Scienze Sociali cinese e Segretario generale dell’Associazione cinese di Studi Italiani

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