Der Spiegel ora fa dietrofront: "L'Italia non è spendacciona"

Thomas Fricke, editorialista di Der Spiegel, smonta i luoghi comuni su Roma: la Germania non può giocarsi l'Italia.

Der Spiegel ora fa dietrofront: "L'Italia non è spendacciona"

La Germania rischia di perdere l'Italia, mettendo così a repentaglio la sua posizione di centralità nell'Unione e la stessa esistenza dell'Unione Europea. Questo è il messaggio più pregnante che si può cogliere dall'avvertimento lanciato dal settimanale tedesco Der Spiegel al governo di Berlino: il settimanale più letto del Paese lancia un nuovo avvertimento alla tenuta della politica tedesca nei confronti dell'Italia dopo aver bacchettato a inizio aprile Angela Merkel per la sua presa di posizione contraria agli eurobond.

In un editoriale a firma di Thomas Fricke lo Spiegel ha voluto offrire una visione diversa - e più coerente con i fatti - dell’Italia, sfatando numerosi miti dominanti nella politica e nel mondo mediatico tedesco. Miti che - a ben guardare - un semplice occhio alle statistiche, ai trend politici e alle dinamiche economiche avrebbero rapidamente demolito.

Il primo mito su cui Fricke è intervenuto è quello secondo cui l'Italia sarebbe in crisi perchè "spendacciona" e pronta a dilapidare sempre le sue magre risorse. Il settimanale per eccellenza del Paese culla del rigore e dell'austerità non ha problemi a citare, per confermare questa tesi, un'economista simbolo del movimento esterno all'economia mainstream e alla linea del rigore come Antonella Stirati, secondo la quale "dal 1922, i Governi italiani hanno avuto eccedenze di bilancio anno dopo anno, escludendo il pagamento degli interessi...Con l’unica eccezione dell’anno di crisi finanziaria mondiale del 2009. Tutto questo è diventato una catastrofe dopo la crisi dell’euro, quando capi di Governo come Mario Monti hanno subìto riforme sotto la pressione internazionale e soprattutto tedesca. A volte sul mercato del lavoro, a volte sulle pensioni".

Un'ammissione intellettualmente molto onesta da parte dell'editorialista, un ammonimento da parte della redazione amburghese dello "Spiegel" alla Germania affinchè ammorbidisca la linea ultra-rigorista predicata in Europa dall'Olanda e ispirtata proprio dalla condotta della Merkel nella crisi dei debiti del 2010-2012.

Ma non finisce qui. Lo Spiegel si sofferma anche sul fatto che l'Europa corre una seria minaccia di disintegrazione, ma sfata anche il mito della responsabilità dell'Italia in tale processo. L'atteggiamento punitivo seguito dalla Germania verso i Paesi del Sud Europa rischia di aver effetti deleteri sulla tenuta dell'Unione Europea e di accelerare un processo di disgregazione di portata continentale. Fricke giustifica in questo contesto anche l'ascesa dei movimenti populisti e sovranisti: se Berlino e i rigoristi tireranno troppo la corda "in Italia e in Francia, chi arriverà al potere potrebbe essere come Donald Trump o Boris Johnson, che non hanno alcun desiderio di prendere parte al gioco [dell’Europa]. Il gioco su cui la Germania ha costruito la sua prosperità per decenni".

La stoccata dunque è alla "spocchia" tedesca che porta ad ammantare di una presunta superiorità morale l'asimmetria economica e politica in Europa tra Germania e Italia. Un atteggiamento profondamente rischioso per la tenuta del consenso verso la centralità tedesca nell'Unione, come del resto avevano già ammoniti ex esponenti governativi come Gerard Schroeder e Joschka Fischer. A cui ora si aggiunge la testata opinion leader per eccellenza nel Paese più ricco d'Europa. L'avvertimento alla moderazione dello Spiegel, nell'ottica dell'interesse nazionale tedesco, ha pienamente senso. Come dichiarato da un esperto di Germania come il professor Salvatore Santangelo, in un'intervista a Osservatorio Globalizzazione, "attorno alla Germania si sta creando una situazione paradossale, da un lato viene caricata delle responsabilità rispetto al tema della leadership continentale e dall’altro, molti attendono e sperano che questa leadership fallisca per addossarle la colpa dello storico naufragio dell’esperimento europeo. Non è facile oggi “essere Germania”, anche perché si è venuto a creare questo meccanismo legato ad aspettative così contrastanti" che il governo di Angela Merkel ha gestito nel peggior modo possibile. Rischiando di trascinare a fondo tutta l'Unione. La complementarietà tra l'industria italiana e quella tedesca, il peso economico del nostro Paese, la lezione storica dei fallimenti dell'austerità basterebbero da soli a giustificare un atteggiamento tedesco più realista verso l'Italia e le sue necessità in Europa. Saprà il governo Merkel capire che certe aperture vanno in primo luogo in direzione dei suoi interessi?

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