La distorta visione tattica dei bambini trasformati in bombe

Il terrorismo si pone l’obiettivo di scardinare gli schemi classici trasformando il quotidiano o l’innocenza dei bambini in bombe

La distorta visione tattica dei bambini trasformati in bombe

Adolescenti trasformati in granate a frammentazione. Bambini tramutati in IED inconsapevoli. Il terrorismo è un’ideologia mentre l'estremismo giovanile non è un fenomeno esclusivamente musulmano. La frangia dissidente dell’IRA, la Real IRA dell’Irlanda del Nord alla fine degli anni ’90 ad esempio, iniziò a reclutare adolescenti tra i 14 ed i 16 anni. I bambini sono stati reclutati e sottoposti al lavaggio del cervello per combattere in Cambogia, Myanmar, Mozambico, Afghanistan, Indonesia, Pakistan, Iraq, Siria, Libia solo per citare alcuni paesi. Gli eserciti hanno utilizzato storicamente i bambini come batteristi e portabandiera. Il loro ruolo si è poi evoluto per operazioni di spionaggio, contrabbando, combattimento e resistenza. Anche se la pratica non è universalmente condivisa tra i terroristi, i bambini sono utilizzati come inconsapevoli IED. Secondo Human Rights Watch, organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani “I bambini sono come i rami di un albero che possono essere facilmente piegati, spezzati e sradicati. I bambini sono particolarmente vulnerabili al reclutamento militare a causa della loro immaturità emotiva e fisica. Sono facilmente manipolabili e possono essere trascinati nella violenza poiché troppo giovani per resistere o comprendere”. Storicamente, i bambini hanno combattuto per numerosi gruppi politici e religiosi in molti paesi del mondo. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite, “decine di migliaia di bambini vengono reclutati e utilizzati come soldati nei conflitti armati in tutto il mondo”. Secondo l'UNICEF nel solo 1988 si contavano 200.000 bambini soldato. In Uganda nel 1986, l'esercito di resistenza nazionale contava 3000 bambini, molti al di sotto dei 16 anni, tra cui 500 ragazze.

Come i terroristi manipolano le giovani menti

La vulnerabilità al terrorismo è determinata dall'estrema povertà, dalla scarsa istruzione e dall’instabilità costante. Poiché i bambini hanno meno probabilità di capire la differenza tra bene e male, sono facilmente manipolabili e attirati dalla violenza. Proprio l’istruzione gioca un ruolo fondamentale nel plasmare il futuro di un bambino. Nelle comunità povere ed instabili, i terroristi utilizzano la narrativa strategica per manipolare le giovani menti e portarle alla loro causa. Nella distorta visione della realtà propinata dai terroristi, il martirio diventa un'ambizione per i giovani. Se avessero ricevuto una corretta educazione in un contesto normale, non cercherebbero un valore nella morte. L'economia poi, game changer nella vita di una persona. Nelle nazioni povere i giovanissimi hanno maggiori probabilità di svolgere attività illegali per guadagnare denaro e sostenere la propria famiglia. L’Isis ad esempio è stata una delle prime organizzazioni terroristiche a stipendiare i giovani sotto i 18 anni, cosa che i governi locali non facevano. Negli ambienti instabili, i membri delle organizzazioni terroristiche costringono le famiglie ad inviare i propri figli a combattere per loro. Concentrarsi esclusivamente sulla leadership delle organizzazioni terroristiche non è sufficiente poiché manca il più ampio contesto socio-economico che consente loro il reclutamento. Violenze, umiliazioni e mancanza di opportunità derivano dal fallimento dei sistemi educativi e della stagnazione economica in molte parti del mondo.

Come l’Isis reclutava i bambini

In base alle testimonianze raccolte dalle organizzazioni umanitarie presenti in Iraq e Siria, l’Isis utilizzava delle procedure standard per reclutare i bambini. Nella fase iniziale i terroristi entravano in un villaggio o quartiere, organizzando gare di recitazione del Corano. Distribuivano poi caramelle, gelati e giocattoli. In questa fase il rapporto tra terroristi e bambini è estremamente cordiale. La seconda fase avveniva all'interno delle scuole del villaggio con osservatori che identificavano le propensioni individuali dei giovani studenti. Per desensibilizzarli alla violenza venivano mostrati video di decapitazioni. Il processo era graduale, ma costante tramite il gioco. Inizialmente i bambini venivano invitati a decapitare le bambole. Successivamente iniziavano a partecipare dal vivo alle decapitazioni come premio: consegnare i coltelli al boia o condurre i prigionieri alla loro morte dinanzi la folla era considerato un privilegio agli occhi del bambino. Il processo era graduale. Nella terza fase i bambini prescelti venivano portati nei centri di addestramento militare. L'idilliaco rapporto delle prime fasi lasciava spazio ad esercitazioni, addestramento alle armi ed indottrinamento continuo. Le nuove regole di condotta morale si applicano alle iterazione con gli avversari che non si percepiscono come umani. La narrativa utilizzata dai terroristi ha il duplice obiettivo di rafforzare la coesione del gruppo e creare un imperativo morale per il cambiamento, inquadrando esattamente gli avversari. Dopo l'addestramento base, ai bambini veniva offerta la possibilità di specializzarsi in base alle loro propensioni. Non tutti i bambini radicalizzati venivano utilizzati in operazioni di martirio e combattimento. Molti venivano preparati per diventare i terroristi di domani.

Il terrorismo come atto comunicativo:

La coesione

Per i terroristi l’omicidio, che è sempre di ispirazione divina, non è una violazione della Sacra Scrittura, ma un obbligo in rispetto alla nuova e distorta rivisitazione moderna della teologia islamica. Poiché sono le azioni terrene che garantiscono le ricompense divine, l’omicidio ha pienamente senso. L'Isis ad esempio ha decontestualizzato la teologia islamica creando attori con obiettivi assolutisti o non negoziabili, per quella profonda dicotomia tra bene e male. Il codice morale nei terroristi è assente, i nemici de-umanizzati: in questo modo si elimina ogni ostacolo verso l'assassinio di massa di civili, tra cui donne e bambini. Caratterizzare i membri del terrorismo come vittime di una società ingiusta ne aumenta la coesione organizzativa, mentre nuove regole di condotta morale si applicano alle iterazione con gli avversari che non si percepiscono come umani. L'identità del gruppo è fondamentale per la formazione, l'assunzione e il funzionamento delle organizzazioni terroristiche. Le narrazioni strategiche impiegate dalle organizzazioni terroristiche seguono una precisa struttura progettata per mostrarsi idealizzata e non contraddittoria. Obiettivo della propaganda è il rafforzamento dell'identificazione negativa di coloro che non sono conformi agli ideali del gruppo. In sintesi, le comunicazioni terroristiche celebrano e definiscono l'identità dei militanti, definendo quali azioni devono essere adottate o evitate per preservare l'integrità dell'appartenenza al gruppo. Uno spiccato senso di vittimismo si traduce in un potente motivatore per giustificare la violenza e l'ideologia estremista. L’obiettivo è quello di scatenare una dissonanza cognitiva per azioni religiosamente, politicamente ed eticamente non giuste, ma idealmente necessarie per raggiungere gli obiettivi del gruppo. Tale giustificazione è essenziale per razionalizzare il coinvolgimento contro i gruppi percepiti come negativi. Le narrazioni strategiche sono strutturate per giustificare nel terrorista un’azione che si discosta dalla propria identità religiosa, culturale e politica. Le costanti informazioni stereotipate contribuiscono ad una distorta attribuzione dell’errore ed alla de-umanizzazione dell’avversario, inglobato in un’unica categoria.

De-umanizzare il nemico

Riscrivendo la percezione di un nemico lo si colloca al di fuori di un gruppo. Non riconoscendo nell’avversario alcun tipo di diritto, si elimina qualsiasi tipo di preoccupazione e rimorso nel compiere azioni efferate contro soggetti che non dispongono di caratteristiche umane. La retorica delle organizzazioni terroristiche impiega spesso linguaggi e immagini per ritrarre i nemici con spiccate caratteristiche negative a svariati livelli (affettivi, culturali, intellettivi). Enfatizzando la percezione di un nemico non umano infine, si annulla qualsiasi tipo di negoziazione pacifica. L'esame della retorica e della propaganda di un determinato gruppo andrebbe eseguita con un approccio analitico per identificare la loro struttura prima di intraprendere un approccio comunicativo. I messaggi dovranno essere strutturati per dimostrare l’esistenza di valide alternative all’adesione delle organizzazioni terroristiche. Tuttavia anche un corretto messaggio non avrà effetto se non sponsorizzato da soggetti credibili in grado di eliminare e confutare le precedenti idee estremiste veicolate. E’ inutile trattare i terroristi come un gruppo monolitico, la segmentazione del pubblico è necessaria.

La distorta visione tattica di un bambino trasformato in arma

A differenza delle tattiche utilizzate dai kamikaze giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale, gli attentati suicidi sono deliberatamente impiegati dai terroristi per un effetto politico calcolato. Dal 1983 l'attentato suicida è la tattica preferita dai terroristi dallo Sri Lanka alla Cecenia, dall'Afghanistan alla Siria.

Le organizzazioni terroristiche sfruttano l’attacco suicida, meccanicamente semplice e tatticamente efficiente, per generare un supporto alla causa. La cintura esplosiva indossata da un kamikaze è la granata a frammentazione perfetta per il duplice motivo di essere intelligente e mimetizzata. Tatticamente parlando a vantaggio dell’attentatore suicida vi è la sua difficile individuazione e la capacità di colpire bersagli altamente sensibili o poco protetti, ma di enorme impatto emotivo è. Se il lone wolf (che solo non è mai) potrebbe essersi evoluto in branco per massimizzare l’efficacia e coordinare gli attacchi, il terrorismo islamico ha già dimostrato il fine delle sue azioni: spettacolarizzare la morte. La sensazione di insicurezza costante, il modificare il proprio stile di vita, il cedere alcune libertà individuali sacrificandole sull’altare della sicurezza: il terrorismo si pone l’obiettivo di scardinare gli schemi classici, modificando e plasmando lo status quo che la società conosce. Il danno inflitto dagli attentati suicidi è sia fisico che psicologico e si basa sull'elemento sorpresa. La sorpresa viene generata trasformando il quotidiano o l’innocenza dei bambini in armi (raramente senzienti).

Perchè i terroristi prediligono l'attacco suicida?

L'attentato suicida è impossibile da prevedere e genera pubblicità. L'attenzione dei media è come l'ossigeno per i terroristi. L'attacco suicida riceve un'enorme copertura mediatica a causa della dinamiche e del danno scioccante inflitto indiscriminatamente contro bersagli e civili inermi. Da non dimenticare, infine, che per un attentato suicida di successo è richiesta poca esperienza e scarse risorse. Pertanto l'attacco suicida è molto più conveniente rispetto ad altre tattiche come la presa di ostaggi che richiede un investimento considerevolmente maggiore nelle risorse, nella pianificazione e nella formazione. Indipendentemente dai loro obiettivi a lungo termine, l'attentato suicida è utilizzato in modo razionale e calcolato dai terroristi. Se utilizzato frequentemente e troppo indiscriminatamente, può diventare meno scioccante nel tempo e persino alienare le popolazioni che i militanti hanno bisogno di sostenere per la loro lotta a lungo termine.

Le vittime di oggi, i terroristi di domani

Qualsiasi tipo di vittoria non si basa sulla conquista fisica del territorio, ma sulla volontà di piegare la forza di volontà ed il desiderio di combattere del nemico. La visione del mondo salafita jihadista è sia transnazionale che transgenerazionale: l'ideologia non può essere sconfitta militarmente. La stabilità politica gioca un ruolo importante nel mantenere una nazione sicura mentre promuove programmi economici e di sviluppo. Senza tale stabilità è impossibile attuare tali progetti per aiutare i cittadini di una nazione. Il terrorismo è un’ideologia per una guerra di contenuti: istruzione e conoscenza sono strumenti essenziali per sradicare l'estremismo giovanile, motivo per cui è imperativo negare le risorse potenziali da cui attingere. E' opportuno quindi contrastare le istituzioni che assistono i gruppi terroristici nella mobilitazione e nel reclutamento.

I leader religiosi dovrebbero condannare l'estremismo giovanile, mentre lo stato dovrebbe costruire sistemi scolastici statali come alternativa a quelli religiosi privati. Necessario, infine, scardinare lo status quo che premia gli attentatori suicidi ed i loro parenti.

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