"Putin vuole controllare tutto il territorio". Così torna la cortina di ferro

La Russia sta spingendo per tagliare di netto l'attuale classe politica ucraina e prendersi per intero il Paese

"Putin vuole controllare tutto il territorio". Così torna la cortina di ferro

Subito dopo l'inizio dell'attacco russo sull'Ucraina è emersa una domanda: qual è l'intenzione di Vladimir Putin? Un'operazione chirurgica per prendere il Donbass oppure un'invasione a largo raggio per prendere l'intera Ucraina?

Il conflitto soltanto nelle ultime ore sta mostrando la sua vera fisionomia. Con le prime operazioni del mattino di ieri, sembrava che i russi volessero concentrarsi soprattutto nell'est del Paese. Prendere Mariupol in poco tempo, avanzare dalla Crimea e poi, contestualmente, entrare da Charkiv a nord.

Questo ha fatto pensare alla volontà del Cremlino di scorporare l'est a maggioranza russofona dell'Ucraina da Kiev e dall'ovest del Paese. Ma nelle prime ore del pomeriggio lo scenario è cambiato. Le truppe russe si sono portate a 15 km dalla capitale ucraina. Questo grazie alla conquista di un importante aeroporto tramite truppe aviotrasportate. Uno scalo poi ripreso dagli ucraini, ma contemporaneamente alle spalle di Kiev i russi sono entrati dalla Bielorussia e sono stati in grado di prendere Chernobyl.

La centrale nucleare del disastro del 1986 è anche un territorio strategico. Di fatto è l'ultimo ostacolo prima di Kiev. Nella mattinata di oggi, sembra che i russi stiano riuscendo a colpire la capitale con l'artiglieria. Si stanno dunque avvicinando.

E allora la prospettiva sembra molto diversa. La Russia sta puntando per un taglio netto dell'attuale classe politica ucraina. Se n'è reso conto anche il presidente Zelensky, il quale questa notte ha accusato l'occidente di averlo lasciato solo e ha fatto presente di essere a conoscenza di infiltrati russi già presenti a Kiev.

“L'obiettivo è un cambio di regime a Kiev, né più, né meno. Putin lo ha detto chiaramente”. Sono queste le frasi di Dmitrij Suslov, a capo del Centro di Studi europei e internazionali presso la Scuola Superiore di Economia di Mosca. È una delle voci più ascoltate dai diplomatici russi. Intervistato dal Corriere della Sera, ha detto la sua sulle finalità dell'azione russa a Kiev. “Gli obiettivi sono demilitarizzazione e denazificazione. L'esercito russo vuole prendere il controllo dell'intero territorio o della maggior parte di esso. Mosca rifiuta di parlare con il governo ucraino e questo implica che l'operazione militare continuerà e che il risultato che auspichiamo è l'emergere di un nuovo Paese”.

“Stiamo vivendo – ha proseguito nell'intervista – le ultime ore dell'Ucraina come l'abbiamo conosciuta in 30 anni. Al suo posto nascerà un Paese che Mosca considererà amico e leale, privo di ideologia nazionalista e in rapporti del tutto diversi con l'Occidente”.

Il Cremlino dunque non vuole accontentarsi dell'est dell'Ucraina. Vuole un Paese diverso da quelli sorto dalla caduta dell'Urss. Per farlo, Putin ha bisogno di prendere Kiev. E anche in fretta. Il costo economico, umano e politico per il capo del Cremlino potrebbe essere importante. È vero, come ha dichiarato ancora Suslov, che la Russia è disposta a sopportare enormi costi pur di non perdere l'Ucraina, ma il rischio concreto è di andare verso un pantano da cui uscire potrebbe essere molto difficile.

Il gioco però, hanno fatto notare molti analisti russi in queste ore, varrebbe la candela. Anche a costo di sopportare un altro peso non indifferente, quello dell'isolamento dall'occidente. La creazione cioè di una nuova "cortina di ferro". Nell'intervista concessa al Corriere, Suslov non ha avuto dubbi.

"Non c'è dubbio - si legge nelle dichiarazioni dell'analista - che siamo già entrati in una nuova realtà geopolitica, un nuovo stato delle relazioni. Il dopo Guerra Fredda è finito per sempre e siamo dentro una confrontazione a tutto campo con l'Occidente, inclusa l'Unione Europea. Se non è una nuova Cortina di Ferro, ci manca poco". La Russia vuole l'Ucraina per riavere il proprio spazio, creare non tanto una nuova Unione Sovietica ma, ha ribadito Suslov, una forte collaborazione tra russi, ucraini e bielorussi. Questo vorrà dire fronteggiare la Nato, respingere l'espansionismo dell'Alleanza Atlantica e issare una nuova "linea", per l'appunto una nuova cortina di ferro.

Un concetto che sembrava svanito, ma che oggi in Europa è tornato prepotentemente di attualità. Est ed ovest per diversi anni si guarderanno di nuovo a distanza. Per cortina di ferro si intende proprio questo: una netta cesura tra due fette del Vecchio Continente, una spaccatura economica e politica tra due mondi che potrebbero tornare a essere molto diversi. Fino al 1989 la spaccatura attraversava Berlino, da domani forse attraverserà Kiev.

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