Israele, Likud primo partito ma per la maggioranza Netanyahu ha bisogno dei seggi di Yamina

Il Likud, il partito del premier uscente Benjamin Netanyahu, è accreditato di almeno 31 seggi: inizia per Israele la lunga notte elettorale, la quarta in appena due anni

Anche i dati reali hanno confermato le previsioni della vigilia: in Israele il primo partito è il Likud, formazione di centro – destra del premier uscente Benjamin Netanyahu, forte di almeno, con uno scrutinio giunto all'87% dei voti, 30 seggi. Tuttavia, il risultato non garantisce all'attuale leader di governo la possibilità di formare un governo. Occorre infatti raggiungere la soglia di 61 deputati sui 120 di cui è composta la Knesset, il parlamento israeliano, per avere la maggioranza.

I dati diffusi dai media israeliani

Dopo l'annuncio dei primi exit poll, dato dai principali canali israeliani, è partita una vera e propria conta per capire se Netanyahu sia o meno in grado di avere dalla sua una solida maggioranza. Il suo Likud è certo dell'appoggio di tre partiti religiosi: lo Shas, che al momento ha 9 deputati, il Giudaismo Unito nella Torah, accreditato di 7 seggi, e la formazione del fronte del Sionismo Religioso, forte di possibili 6 parlamentari. Dentro pure, a dispetto di quanto segnalato dagli exit poll, il partito Raam, lista degli israeliani arabi guidata da Mansour Abbas e pronta, con almeno 5 deputati, a dare uno storico appoggio a Netanyahu.

Il vero “king maker” è però Naftali Bennet. Leader del partito della destra religiosa Yamina, con i suoi 7 deputati si è accreditato come principale ago della bilancia. Se dovesse dare l'appoggio al Likud, con cui negli ultimi tempi non sono mancati screzi, allora per Netanyahu la strada verso il governo sarà più semplice. Diversamente un nuovo stallo è già dietro l'angolo.

Anche perché il centro – sinistra non sembra avere la forza necessaria per esprimere un potenziale candidato per il ruolo di premier. Yesh Atid, formazione guidata da Yair Lapid, ex giornalista e principale riferimento tra gli sfidanti di Netanyahu, ha ottenuto 17 seggi attestandosi come secondo partito.

Per Lapid la corsa a quota 61 è ancora più difficile. Tra i possibili alleati non sembra sfondare Gideon Saar, ex ministro di Netanyahu ma fuoriuscito dal Likud e fondatore di Nuova Speranza. La sua lista, accreditata di 9 seggi nei sondaggi, si è al momento fermata a 6. Yisrael Beiteinu, il partito di riferimento degli ebrei russofoni guidato da Avigdor Lieberman, non è andato oltre i 7 deputati. Sono scesi da 8, annunciati negli exit poll, a 6 i seggi a favore delle liste arabe unite. Il Partito Laburista e Meretz, le due storiche formazioni di sinistra, alla Knesset dovrebbeero avere rispettivamente 7 e 5 seggi. Superiore alle aspettative l'affermazione della lista Blu&Bianco di Benny Gantz, ex rivale di Netanyahu e fautore dell'accordo che un anno fa ha dato vita al governo uscente. Accreditata di appena 4 seggi nei sondaggi, la formazione al momento ne ha conquistati almeno 8.

Paese diviso: decisivo l'apporto di Yamina

Sommando i voti della coalizione di centro - destra, Netanyahu potrebbe contare su circa 57 deputati. Dall'altro lato invece, il centro - sinistra assieme a Yisrael Beitenu e a Nuova Speranza arriverebbe a 55 deputati. Nessun blocco quindi, stando ai risultati, è in grado di arrivare alla soglia di 61 parlamentari.

Netanyahu, sulla strada per la riconferma, può quindi sperare soltanto in un accordo con Yamina. Il partito della destra religiosa, grazie alla dote di almeno 7 seggi, porterebbe il centro - destra a quota 64 deputati e quindi alla maggioranza. Il leader della formanzione è stato tra i primi a parlare: "Farò ciò che servirà a fare il bene dello Stato", ha dichiarato Naftali Bannet in una nota. Una frase che potrebbe essere interpretata come il via libera quanto meno a delle prime trattaitve con il premier uscente.

Se Yamina dovesse decidere di entrare al governo con il Likud, in Israele si formerebbe una coalizione fortemente spostata verso l'asse più conservatore e religioso. Dal canto suo, Netanyahu ha rilasciato un primo commento sui risultati: "Si tratta - ha affermato ai media israeliani l'attuale primo ministro - di un'enorme vittoria per la destra e il Likud sotto la mia guida". L'impressione è però che, per avere un quadro più chiaro, occorrerà aspettare le prossime ore.

Affluenza molto bassa

Quelle di oggi sono state le quarte elezioni anticipate in Israele nel giro di due anni. Se nell'ultima consultazione, tenutasi il 2 marzo 2020, il numero di votanti è risultato in aumento, in questa tornata invece l'affluenza è apparsa drasticamente in calo. I dati parlano di una percentuale poco più alta del 60%, la più bassa a partire dal 2019.

Pesa una certa disaffezione da parte degli elettori, oramai quasi rassegnati a vivere una situazione di continua campagna elettorale senza avere all'orizzonte possibili soluzioni definitive allo stallo politico.

Il voto ai tempi del Covid

Israele a partire dallo scorso 6 marzo ha iniziato ad allentare le misure di contenimento. Il successo della campagna di vaccinazione, che ha contribuito all'avanzata del Likud, ha determinato l'indietreggiamento dell'epidemia all'interno dello Stato ebraico. In tal modo Israele ha rappresentato una delle prime nazioni al mondo a dichiararsi fuori dall'emergenza.

Tuttavia non sono mancate misure di precauzione. Almeno 52.000 cittadini, tra quelli in quarantena o in isolamento perché positivi al tampone, hanno votato in appositi spazi allestiti negli ospedali e nelle case di riposo. Sono invece aumentati il numero dei seggi complessivi per evitare assembramenti. In molte città dei droni hanno monitorato la situazione dell'alto per accertare la non presenza di code tra gli elettori in fila per il voto.

Razzi da Gaza

Poco prima della chiusura delle urne, alcuni razzi sono stati lanciati dalla striscia di Gaza. Gli ordigni erano diretti verso la città di Beersheva, lì dove era presente all'interno di un ristorante il premier Netanyahu. Quest'ultimo è stato evacuato e messo al sicuro. Tensione nel sud di Israele, ma i razzi non hanno provocato feriti tra la popolazione.

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