Elezioni in Israele, Netanyahu verso la riconferma a premier

Sfida tra il premier uscente e Benny Gantz: il primo in vantaggio sul secondo i primi exit poll, situazione confermata poi dallo spoglio delle schede. Sorprende il dato dell'affluenza, la cui percentuale è la più alta dal 1999

C’è già un primo dato che sta sorprendendo e non poco: l’affluenza al voto è in aumento, addirittura la più alta degli ultimi 21 anni.

In Israele dunque, a dispetto delle previsioni della vigilia, le elezioni hanno visto un incremento della partecipazione: alle ore 20, in particolare, il ministero dell’interno ha segnalato un 65.5% di elettori andati alle urne, mentre alle 22:00 quella definitiva è stata del 71%. Si tratta del dato più alto dal 1999.

L'affluenza sembra aver premiato il premier uscente, Benjamin Netanyahu: il suo Likud è tornato ad essere primo partito ed ora potrebbe sperare di poter formare un nuovo governo. Con il 41% delle schede scrutinate, il partito del centro - destra israeliano avrebbe al momento il 28.5% dei voti, pari a 35 seggi nel nuovo parlamento. Distaccata la lista Blu&Bianco del rivale Benny Gantz, la quale si fermerebbe al 24.6% dei consensi e dunque a 31 seggi nella Knesset.

Già subito dopo i primi exit poll, che lo davano in testa, Netanyahu ha inizia a parlare di successo su Twitter: "Si tratta di una vittoria enorme", si legge nel tweet del capo del Likud. E dal quartier generale del suo partito, dove si è iniziato a festeggiare prima della diffusione dei dati reali, i collaboratori del premier uscente hanno dichiarato di essere a lavoro per un "nuovo governo forte".

Nonostante il successo del Likud però, al momento mancano tre seggi per formare un nuovo esecutivo: ai 35 deputati conquistati dal Likud, occorre aggiungere i 9 dello Shas, gli 8 del Giudaismo Unito nella Torah ed i 6 di Yamina. Complessivamente, i papabili alleati di Netanyahu metterebbero dunque assieme 58 seggi, tre in meno per l'appunto della fatidica quota 61, la soglia minima per avere una maggioranza in un parlamento composto da 120 deputati. Sul fronte del centro - sinistra invece, oltre ai 31 seggi di Blu&Bianco occorre aggiungere i 18 della Lista Araba Unita, terza forza in parlamento, ed i 6 del Partito Laburista. Staccato ed accreditato di 7 seggi l'altro protagonista di questo tormentato processo elettorale, ossia Avigdor Lieberman. Con il suo Yisrael Beiteiny però, potrebbe in qualche modo essere decisivo per la formazione di un nuovo governo guidato da Netanyahu.

Come detto, il vero elmento di sorpresa in grado di far la differenza è stata l'alta affluenza, per la quale alla vigilia era stato pronosticato un dato molto basso. Lo stesso presidente della Repubblica, Reuven Rivlin, ha parlato nelle ore di apertura dei seggi di un voto che oramai “non è più una festa” per via di un periodo di instabilità che oramai va avanti da più di 12 mesi. E questo perché, nonostante due elezioni ravvicinate svolte nell’aprile e nel settembre del 2019, Israele non è riuscita ad avere un nuovo governo.

Con gli elettori chiamati per la terza volta alle urne in 11 mesi e con lo spettro dell’epidemia di coronavirus che non ha mancato di suscitare clamore anche da queste parti, tutti gli analisti israeliani avevano scommesso su un tasso di affluenza in netta diminuzione. Martedì sarà il giorno decisivo: con i risultati definitivi, il paese saprà forse quale sarà il suo nuovo corso politico.

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Commenti

ex d.c.

Lun, 02/03/2020 - 22:30

La capacità di un popolo si capisce anche e soprattutto dalle scelte elettorali .Anche in questo Israele non ha niente da imparare