L'ultima censura: non si può parlare degli errori del #MeToo

Annullato all'ultimo minuto il dibattito in programma da diverse settimane sul libro della filosofa Sabine Prokhoris, critica del movimento #MeToo. Impossibile parlare del fenomeno nelle università francesi piegate dall'ideologia woke

L'ultima censura: non si può parlare degli errori del #MeToo

Guai a parlare male del #MeToo. Un dibattito organizzato da diverse settimane sul libro della filosofa Sabine Prokhoris, critica del movimento MeToo, è stato cancellato all'ultimo minuto da un'università francese. È accaduto lo scorso sabato, come riporta Marianne. "#MeToo: irragionevolezza collettiva, panico sessuale": questo era il titolo del dibattito che si sarebbe dovuto tenere sabato scorso in un anfiteatro della facoltà di Necker. Una discussione organizzata dallo psicoanalista Pierre Marie e dalla sua associazione, Psychanalyse en extension, attorno al libro della filosofa Sabine Prokhoris, Le Mirage #MeToo. Un tema evidentemente scomodo per l'università francese che ha deciso, all'ultimo minuto, di non concedere la sala dove tutto era stato organizzato da settimane. Una cancellazione considerata una "censura" da Sabine Prokhoris e dagli altri partecipanti: l'esperto psichiatra della Corte di Cassazione Paul Bensussan, l'avvocato penalista Sophie Obadia e François Rastier.

"Impossibile parlare del #MeToo nelle università"

L'Università francese si è difesa affermando che la conferenza non era stata autorizzata dall'amministrazione. Cédric Lemogne, preside della facoltà di Medicina, spiega di aver "appreso di questa conferenza solo all'ultimo momento". Qualsiasi evento che si tiene nei locali della Facoltà, qualunque sia il tema, afferma, "deve essere autorizzato dall'amministrazione". Ma il problema non è solo la forma, ma - soprattutto - la sostanza dell'incontro. Che il consiglio dell'università, da ciò che afferma Lemogne, non avrebbe mai autorizzato: "Il nostro istituto, come tutte le università, ha avviato da diversi anni una politica di prevenzione contro la violenza di ogni tipo, e principalmente contro la violenza sessuale. Il titolo di questo dibattito è privo di ogni sfumatura, e sembra incompatibile con questo processo" spiega Lemogne. E ancora: "Vogliamo che i nostri studenti si possano fidare dell'università se dovessero essere vittime di violenza. Non si tratta di censurare un dibattito, ma abbiamo ritenuto che permettere che si tenesse questa conferenza di cui non sapevamo nulla potesse costituire un messaggio ambiguo".

"Una vera censura"

Ma i partecipanti alla conferenza non ci stanno e si ribellano all'università piegata dall'ideologia woke, sempre più penetrante, anche in Europa, soprattutto negli atenei. "Questa decisione arbitraria non sorprende nessuno" riporta Marianne. "La dice lunga, tuttavia, sull'intimidazione esercitata dai gruppi militanti e sull'impossibilità di condurre dibattiti intellettuali nell'Università francese di oggi", protestano in un messaggio comune. Per Sabine Prokhoris, filosofa e critica del movimento #MeToo, non ci sono dubbi: "È una vera censura" racconta, sottolineando che avrebbe voluto dibattere sulle conseguenze della "rivoluzione purificatrice del #MeToo". Contattati da Marianne, anche gli altri partecipanti spiegano di volere solo una cosa, che dovrebbe essere garantita e stimolata in tutte le università: il confronto. "Si tratta solo di discutere, di parlare. Sarei venuto a difendere l'equilibrio giudiziario e la necessità del contraddittorio" afferma l'avvocato penalista Sophie Obadia. Gli organizzatori , a questo punto, dovranno trovare un luogo alternativo per recuperare questo interessante dibattito. Che purtroppo sarà sicuramente fuori dalle università, dove regna il pensiero unico.

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