Francia, Tunisia e Kuwait: il disegno "politico" del jihad

Tre continenti colpiti: ora il terrore è globale. Gli attacchi non sono casuali: ecco il disegno geopolitico che c'è dietro

Francia, Tunisia e Kuwait: il disegno "politico" del jihad

Un venerdì di terrore. In mattinata l'attentato a una fabbrica di gas industriale a Saint-Quentin-Fallavier, nel dipartimento francese di Isere. Poi, poco prima di mezzogiorno, la strage sulle spiagge di due hotel a Sousse, in Tunisia. Infine il kamikaze che si fa saltare in aria davanti a una moschea sciita in Kuwait durante la preghiera del venerdì. Attacchi che apparentemente non sembrano avere molti elementi in comune l'uno con l'altro, ma che, in realtà sono legati da un preciso disegno politico che da mesi il califfo Abu Bakr al-Baghdadi sta cercando di portare avanti. Non è, quindi, un caso che oggi siano state nuovamente colpite la Francia, ancora sotto choc per la strage dello scorso gennaio alla redazione di Charlie Hebdo, e la Tunisia, che a marzo ha dovuto fare i conti con lo spietato attacco al museo del Bardo. Né tantomeno è un caso che sia stato colpito il Kuwait, paese a maggioranza sciita che fa gola allo Stato islamico per arrivare a costituire il Grande Califfatto.

La testa decapitata e le bandiere islamiste

A oltre cinque mesi di distanza dagli attentati dei fratelli Kouachi al settimanale satirico Charlie Hebdo, in Francia torna l'allarme terrorismo islamico. Nel mirino la fabbrica di gas industriale Air Products a Saint-Quentin-Fallavier, a una trentina di chilometri da Lione. Sul posto è stato ritrovato un cadavere decapitato, accanto a bandiere islamiste. Sulla testa mozza c'erano iscrizioni in arabo. Il responsabile sarebbe il 35enne Yassine Salhi che era stato tenuto sotto osservazione dai servizi dal 2006 al 2008 per presunti legami con movimenti salafiti. Successivamente sono stati arrestati anche la moglie (che con il marito e i tre figli viveva da circa sei mesi nella cittadina di Saint-Priest) e una terza persona, il cui ruolo non è ancora chiaro e che in mattinata era stata vista aggirarsi nei pressi della fabbrica in modo sospetto. Nessuna conferma, al momento, della notizia circolata inizialmente secondo cui l'attentatore durante l'attacco avrebbe dichiarato la sua appartenenza allo Stato islamico, anche se il presidente francese François Hollande ha assicurato che "non c'è dubbio che si tratta di un attentato terroristico".

Strage di turisti a tre mesi dal Bardo

In Tunisia i turisti sono tornati nel mirino a tre mesi dall'attacco al museo del Bardo di Tunisi. Due uomini armati di granate e kalashnikov hanno aperto il fuoco sui turisti in due hotel di Sousse, nella zona di port El Kantaoui. L'ultimo bilancio, fornito dal ministero della Sanità, è di 37 morti e 36 feriti. Tra i morti c'è uno dei due attentatori, che è stato ucciso dalle forze di sicurezza. Il secondo aggressore è stato invece arrestato circa due ore dopo l'attacco all'imbocco dell'autostrada a Sousse. Secondo quanto è stato possibile ricostruire dal racconto di alcuni testimoni, i due aggressori sono giunti via mare a bordo di un gommone e uno dei due nascondeva il kalashnikov nell'ombrellone che portava in mano. Tra le vittime, stando al governo tunisino, ci sono sicuramente, oltre che tunisini, turisti di Regno Unito, Belgio e Germania. Nell'attacco al museo del Bardo sono rimaste uccise 24 persone, fra cui 21 turisti, quattro dei quali italiani. E non è la prima volta che avviene un attentato sulla spiaggia di Sousse: il campanello d'allarme era suonato già il 30 ottobre 2013, quando nello stesso giorno quasi contemporaneamente a Sousse un attentatore suicida si era fatto saltare in aria sulla spiaggia senza provocare vittime, e a Monastir era stato fermato un 18enne con uno zainetto pieno di esplosivo mentre era in coda al mausoleo di Habib Bourguiba. L'obiettivo del jihad è colpire proprio l'industria del turismo per creare malessere sociale e spingere i giovani nelle braccia dell'islam radicale. Se dopo l'attentato al Bardo, l'economia tunisina ha perso il 20% degli introiti, dopo la strage di Sousse, la perdita potrebbe essere ben peggiore.

Attacco a una moschea sciita in Kuwait

A sorpresa e in pieno Ramadan, un kamikaze si è fatto esplodere davanti a una moschea sciita a Kuwait City mentre i fedeli erano riuniti per la preghiera del venerdì. Il bilancio più aggiornato, fornito dalla televisione di Stato, è di 25 morti e 202 feriti. Lo Stato islamico, con un post pubblicato sui social network ha rivendicato l'attentato. Si chiude qui il cerchio di una giornata di sangue dove il terrore islamista pone le basi per la creazione di un Grande Califfato che dalla Siria avanza fino al Nord Africa passando proprio per il Kuwait. Terrore che proietta la propria minaccia sull'Europa e in particolare su quei Paesi, come la Francia, che sono meta dei barconi carichi di immigrati che partono dalle coste libiche e sui quali i servizi segreti temono viaggino anche i terroristi. Fonti di intelligence occidentali parlano di almeno 400 foreign fighter rientrati dal fronte. Alcuni di questi si troverebbero anche sul suolo italiano.

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