La linea intransigente di Erdoğan: "Assad non potrà più ricandidarsi"

La sorte del presidente al centro dei colloqui internazionali. Ankara non molla: deve lasciare

Una manifestazione in favore del regime nel quartiere di Mezzah a Damasco
Una manifestazione in favore del regime nel quartiere di Mezzah a Damasco

È ancora la sorte del presidente Bashar al-Assad uno dei punti chiave nella discussione sul futuro della Siria. Lo dimostrano le dichiarazioni discordanti delle parti interessate al tavolo. Se l'Iran "non è d'accordo con coloro che sostengono che non debba partecipare alle prossime elezioni", di segno diametralmente opposto è il commento che arriva da Ankara.

Il ministro degli Esteri turco, Feridun Sinirlioğlu, non fa un passo indietro sulla linea intransigente del Paese. All'agenzia stampa Anadolu parla della necessità dell'addio al potere di Assad "entro sei mesi in una data stabilita dopo il la creazione del nuovo governo di transizione".

Le parole di Sinirlioğlu sono molto simili a quelle del presidente Recep Tayyip Erdoğan, convinto che "Assad, che sta uccidendo il suo stesso popolo, non ha posto nel futuro della Siria e mai lo avrà". Dichiarizioni che mettono in chiaro che la Turchia non prevede una candidatura per Bashar.

Un punto su cui tutti i partecipanti al secondo round di colloqui di Vienna sembra essere d'accordo è che "la necessità di un compromesso sul futuro di Assad", per citare le parole del premier britannico David Cameron. Che gli sia permesso o meno di candidarsi dopo una transizione, qualcuno dovrà cedere.

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