Siria, Trump ha revocato le sanzioni alla Turchia

Per Trump sono stati sufficienti i primi giorni di cessate il fuoco per togliere le misure imposte contro Ankara il 14 ottobre scorso

Siria, Trump ha revocato le sanzioni alla Turchia

Via le sanzioni, via le minacce sull’economia: dalla Casa Bianca verso la Turchia adesso emergono posizioni senza dubbio vocate al miglioramento dei rapporti.

Ad annunciare la nuova posizione su Ankara, è stato lo stesso Donald Trump in una conferenza stampa tenuta alla Casa Bianca: “La tregua in Siria sta reggendo – ha dichiarato il presidente Usa – Le sanzioni alla Turchia vanno tolte.

“Stamattina – ha poi proseguito Trump – il governo della Turchia ha informato la mia amministrazione che fermeranno combattimenti e offensiva in Siria e renderanno il cessate il fuoco permanente, dunque ho chiesto al segretario al Tesoro di revocare tutte le sanzioni imposte il 14 ottobre in risposta all'offensiva della Turchia”.

Dalla Casa Bianca il tycoon newyorkese ha espresso la sua soddisfazione per come la situazione si è evoluta sul campo nel nord della Siria. Da giovedì scorso l’intensità dei combattimenti risulta calata, da ieri si registrano solo sporadici episodi.

È questa quindi la ragione che ha portato Trump ad imporre fine delle sanzioni. Queste ultime, come ha ricordato lo stesso presidente statunitense, sono state prese il 14 ottobre ma la questione in realtà è iniziata quasi una settimana prima.

Il 9 ottobre infatti, alla viglia dell’attacco sferrato dal presidente turco Erdogan nel nord della Siria per bombardare i curdi, Trump ha inviato una lettera al suo omologo di Ankara esprimendogli il disappunto per un’eventuale soluzione militare e ricordandogli di poter infliggere gravi colpi all’economia del suo paese.

Una lettera giudicata da molti inusuale, sia per i toni che per i contenuti. Questi ultimi sono peraltro sembrati in netta contraddizione rispetto alla precedente posizione di Trump, il quale allontanando le truppe americane dalle regioni a maggioranza curda della Siria qualche giorno ha agevolato i piani di Erdogan di ingresso nel paese confinante.

Un ingresso non certo indolore per i curdi, visto che sono state registrate diverse vittime civili soprattutto a causa delle azioni disdicevoli poste in atto dalle milizie dell’Fsa pagate ed addestrate da Ankara.

La prima svolta era arrivata giovedì, quando nella capitale turca sono piombati il vice presidente Mike Pence ed il Segretario Mike Pompeo. In un primo tempo Erdogan ha detto di non voler incontrare la delegazione inviata da Trump, poi però l’incontro si è avuto pur se con un protocollo molto austero segno di colloqui avvenuti in un clima non esente da tensioni.

Si è giunti però in quell’occasione ad un primo cessate il fuoco: la Turchia ha accettato di sospendere le operazioni militari, in cambio della garanzia del ritiro dei curdi in una fascia a 30 km dal confine.

Poi l’incontro di ieri tra Erdogan e Putin ha meglio delineato il quadro, con Ankara che si è fidata delle garanzie poste in essere dalla Russia e che dunque si è impegnata a rendere permanente il cessate il fuoco.

Una situazione di cui Trump ha quindi preso nota, revocando le sanzioni. Ma il presidente Usa, a proposito di Siria, ha lanciato anche un’altra non meno importante indiscrezione: le sue truppe non andranno per adesso tutte via dal paese, annunciando la permanenza di soldati americani nelle aree petrolifere ad est dell’Eufrate e, in particolare, in quelle della provincia di Deir Ezzor.

Un nodo questo che potrebbe venire a galla nei prossimi mesi: le truppe Usa in questa zona fungono infatti da garanzia per evitare diretti collegamenti terrestri tra Teheran e Damasco.