I carabinieri tornano in Israele per fermare l'avanzata jihadista

Oggi i carabinieri sono di nuovo nei luoghi di un secolo fa. E si rimettono davanti al Santo Sepolcro, nelle stesse pose dei loro commilitoni di allora

I carabinieri tornano in Israele per fermare l'avanzata jihadista

Cent'anni dopo, i carabinieri italiani vanno a portare la pace negli stessi posti. Esattamente un secolo fa, a conclusione di una marcia lunga e insidiosa, i reparti dell'Arma arrivavano a Gerusalemme: e vecchie foto, ovviamente in bianco e nero, ce li mostrano in posa davanti alla porta del Santo Sepolcro. Oggi i carabinieri sono di nuovo nei luoghi di un secolo fa. E - un po' romanticamente, ma con orgoglio visibile - si rimettono davanti alla porta, nelle stesse pose dei loro commilitoni di allora.

Era il 12 dicembre 1917 quando, dopo essere sbarcati a Tobruk e avere raggiunto Gaza, centocinquanta militari della Benemerita raggiunsero la Città Santa, insieme al corpo di spedizione italiana che - mentre in Europa infuriava la Guerra Mondiale - doveva aiutare gli inglesi a fronteggiare la minaccia ottomana e a stabilizzare l'area. Come spesso accade, si occuparono soprattutto di aiutare la popolazione, vigilando sugli acquedotti, sui pozzi, sulle strutture ferroviarie. Rimasero in Cisgiordania fino al 1921.

Oggi i carabinieri italiani sono di nuovo nell'area come parte di due missioni: la Miadit, ovvero Missione addestrativa italiana, che a Gerico si occupa di formare le forze di polizia dell'Autorità nazionale palestinese, alle prese con il difficile compito di fronteggiare estremismi e integralismi; e la Tiph a Hebron, la Presenza internazionale provvisoria che fa da cuscinetto e da canale di dialogo tra la comunità israeliana e la popolazione araba.

Lavoro delicato e impegnativo: ma hanno trovato il tempo per tornare alla Porta Santa a rendere omaggio ai loro predecessori. Diverse le divise, diversi i colori, e tra loro oggi ci sono anche delle donne. ma lo spirito dell'Arma è sempre quello.

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