Regeni lavorò per un'agenzia dell'intelligence. Ma la famiglia: "Non era dei servizi"

Il computer con l’archivio di Giulio nelle mani degli investigatori. Si cerca tra i suoi contatti. E spunta il lavoro all'agenzia che porta all'Mi6 e allo scandalo Watergate

Regeni lavorò per un'agenzia dell'intelligence. Ma la famiglia: "Non era dei servizi"

I contatti di lavori di Giulio Regeni portano in Gran Bretagna. Come racconta la Stampa, lo studente friulano ha lavorato per un anno alla Oxford Analytica, "un'azienda d'intelligence fondata da un ex funzionario americano implicato nello scandalo Watergate". Gli inquirenti italiani sta ora lavorando per ricostruire la "rete" delle sue relazioni. Per capire chi in quella rete potrebbe averlo portato, indirettamente, alla morte. Perché chi sta cercando di dare un nome e un volto a chi lo ha brutalmente picchiato e torturato, ha raggiunto la ragionevole certezza che Regeni sia stato ucciso per le informazioni raccolte nel suo lavoro.

Giulio, hanno accertato gli investigatori grazie all'analisi del computer consegnato dai genitori, teneva conversazioni quotidiane. Chat in cui il ragazzo scambiava opinioni con colleghi e professori, inviava i report sui suoi incontri con esponenti dei sindacati indipendenti e dei venditori ambulanti, manteneva la corrispondenza con chi seguiva i suoi studi. Gli inquirenti - alle prese con i continui depistaggi, come quello del supertestimone che si è presentato in ambasciata dicendo che Giulio sarebbe stato preso da due poliziotti attorno alle 17.30, salvo poi esser smentito sia dalla telefonata di Gervasio sia dalla chat con la fidanzata del giovane - vogliono dunque capire se questa mole di informazioni, in qualche modo uscita dal circuito accademico e finita nelle mani di qualcuno, possa aver portato Giulio ad entrare nel mirino di chi, poi, lo ha ridotto nel modo in cui è stato trovato la sera del 3 febbraio. In questo lavoro di analisi è spuntato anche il suo lavoro alla Oxford Analytica. "Giulio era un collega fantastico, socievole, divertente. Ci manca molto - ricorda Ram Mashru che divideva la stanza alla Oxford Analytica con Regeni - era estremamente cauto nel condurre il suo lavoro. Certo - ammette - c’è sempre la possibilità che abbia attirato l’attenzione di qualche gruppo pericoloso, ma da quanto sappiamo Giulio non si comportava in maniera avventata o negligente".

"La Oxford Analytica analizza tendenze politiche ed economiche su scala globale per enti privati, agenzie e ben cinquanta governi, una specie di privatizzazione di altissimo livello della raccolta di intelligence - si legge sulla Stampa - ha uffici, oltre che a Oxford, a New York, Washington e Parigi, e vanta una rete di 1,400 collaboratori. Promette actionable intelligence, informazioni su cui si possa agire, senza ideologie o inclinazioni politiche". Dal settembre 2013 al settembre 2014, Regeni ha lavorato alla produzione del daily brief, "una decina di articoli pubblicati ogni giorno sugli eventi principali e mandata a una lista di clienti d'elite". Il fondatore del gruppo è David Young, uno dei dirigenti degli "idraulici" finiti dietro le sbarre per il Watergate. Dopo lo scandalo, che travolse il presidente Richard Nixon, Young si trasferì a Oxford dove ha conseguiro un dottorato di ricerca in relazioni internazionali. Nel board della Oxford Analytica, che viene fondata nel 1975, ci sono anche John Negroponte, ex direttore della United States Intelligence Community e Sir Colin McColl, ex capo dell’MI6, il servizio segreto inglese.

La famiglia Regeni, attraverso il proprio legale, ha smentito "categoricamente ed inequivocabilmente" che il figlio sia stato un agente o un collaboratore di qualsiasi servizio segreto, italiano o straniero. "Provare ad avvalorare l'ipotesi che Giulio Regeni fosse un uomo al servizio dell'intelligence - prosegue la famiglia - significa offendere la memoria di un giovane universitario che aveva fatto della ricerca sul campo una legittima ambizione di studio e di vita".

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