Isis, i neonati spinti a calpestare le teste dei prigionieri

Esecuzioni pubbliche eseguite di fronte ai bimbi: così i terroristi del Califfato educano i più piccoli al terrore

Isis, i neonati spinti a calpestare le teste dei prigionieri

Non c'è limite all'orrore di Isis: ogni volta che pensavamo di aver toccato il fondo arriva sempre una nuova foto, un nuovo video, un nuovo messaggio di terrore. Questa volta la scena è raccapricciante. A Raqqa, in Siria, un uomo spinge il figlio poco più che neonato - il bimbo avrà sì e no due anni - , tenendolo per le mani, a calpestare la testa di un prigioniero decapitato esanime a terra.

L'immagine è stata poi pubblicata su Twitter dagli stessi combattenti del Califfato. Nelle stesse ore è stata resa pubblica anche la foto di un uomo crocifisso e decapitato, immolato su un traliccio di metallo: intorno, attoniti dal macabro spettacolo, dei bimbi di appena sei o sette anni assistono impassibili.

La pratica di portare a termine le esecuzioni in pubblico è stata spesso utilizzata dagli uomini dell'Isis: non di rado gli astanti - e purtroppo molto spesso anche i bambini - sono spinti a gesti di ludibrio nei confronti dei cadaveri appena mutilati.

Settimana scorsa a Hit, in Iraq, i cadaveri di trenta prigionieri sono stati esposti al sole per ore sotto lo sguardo della popolazione: prima dell'esecuzione gli uomini - ribelli che combattevano contro il Califfato - erano stati fatti sfilare per le vie della città come in una sorta di moderno autodafé.

Settimana scorsa invece, sempre a Raqqa, erano state diffuse le immagini di una "scuola di addestramento" per giovani terroristi: bimbi di età inferiore a sedici anni vengono istruiti con nozioni militari e ideologiche, allo scopo di indottrinare i giovani combattenti e di spingere sempre più famiglie ad affidare i propri figli agli uomini dell'Isis.

Del fenomeno dei bimbi plagiati da Isis si è occupata anche l'Onu, che a settembre aveva denunciato la crescita del fenomeno, parlando di situazione "indescrivibile". "Il numero delle vittime continua a crescere, le loro storie e le loro sofferenze sembrano sempre più soffocate dalla grandezza della tragedia", aveva commentato più di un mese fa Paulo Sergio Pinheiro, presidente della Commissione Onu di inchiesta sulla Siria.

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