Sinistra illiberale: perché è una vera minaccia

La sinistra illiberale, quella che ha sposato la politica dell'identità e le crociate della cancel culture, rappresenta un vero problema. A sostenerlo è l'Economist, culla del liberalismo anglosassone

Sinistra illiberale: perché è una vera minaccia

La bibbia del liberalismo anglosassone lancia l'allarme: la sinistra illiberale che ha sposato la politica dell'identità e la cancel culture rappresenta un pericolo per la società e per il futuro del liberalismo classico. Trattasi di quella sinistra "liberal" identitaria ossessionata dalle minoranze, quella che, secondo Douglas Murray, atomizza la società in diversi gruppi d’interesse in base al sesso (o genere), alla razza, alle preferenze sessuali è così vi, dando scontato che tali caratteristiche siano i principali o gli unici attribuiti rilevanti di chi le possiede e che essi portino con sé un qualche valore aggiunto. Per realizzare la loro società ideale, la sinistra illiberale usa dei metodi non democratici per piegare gli avversari e limitare la loro libertà individuali, mettendoli alla gogna o escludendoli dalla vita sociale.

Quella stessa sinistra che secondo l'illustre politologo Francis Fukuyama, anziché costruire solidarietà attorno a vaste collettività come la classe operaia o gli economicamente sfruttati, si è concentrata su gruppi sempre più ristretti che si trovano emarginati secondo specifiche modalità. Ma questa visione è settaria ed estremamente ideologica, e per questo pericolosa: Milton Friedman, ricorda l'Economist, una volta disse che la "società che mette l'uguaglianza prima della libertà non avrà con nessuna delle due".

Difficile dargli torto in questo caso. "I progressisti illiberali - scrive l'Economist -pensano di avere un progetto per liberare i gruppi oppressi. In realtà la loro è una formula per l'oppressione degli individui – e, in questo, non è molto diversa dai piani della destra populista". Entrambi gli estremi, osserva ancora la testata britannica, nei loro modi diversi, antepongono "il fine ai mezzi e gli interessi del gruppo alla libertà dell'individuo". Quando i populisti di destra antepongono la faziosità alla verità, "sabotano il buon governo". Quando i progressisti dividono le persone in caste in competizione fra loro, "mettono la nazione contro se stessa. Entrambi sminuiscono le istituzioni. Per questo ricorrono spesso alla coercizione, per quanto a loro piaccia parlare di giustizia".

Parliamo di quella sinistra progressista e marcatamente identiaria, che l'Economist definisce illiberale, che ha sposato la furia iconoclasta della cancel culture e le crociate del politicamente corretto in tutto il mondo. Quella che abbatte le statue e cancella la storia secondo gli standard morali della contemporaneità: un atteggiamento tipico de iregimi. Quella sinistra che cita a sproposito il filosofo Karl Popper e il paradoosso della Tolleranza, al fine di etichettare gli avversari politici come "intolleranti" e delegittimarli, con l'obiettivo di escluderli da qualsiasi dibattito. Perché chi non si adegua alla visione del mondo del progressismo identitario e dei dogmi del politically correct, deve essere emarginato. E se l'allarme arriva dalla culla del liberalismo, significa che la minaccia è davvero molto seria e non va sottovalutata.

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