L'Europa vuole propinarci a tutti i costi la missione Sophia

Nonostante i mancati accordi e nonostante lo stallo politico, l'Ue vuole a tutti i costi rilanciare la missione Sophia per la sorveglianza del mare ed il rispetto dell'embargo sulle armi in Libia. Ma in realtà un accordo appare molto difficile

L'obiettivo dichiarato è quello di un rilancio della missione Sophia, attualmente ridimensionata ed operativa soltanto con mezzi aerei e non navali.

L'Europa vuole, a tutti i costi, riprendere in mano questo dossier e dare maggiore rilevanza ad un'operazione che in realtà già da anni ha evidenziato tutti i suoi limiti. Lo si apprende dalle dichiarazioni di alcuni funzionari della commissione, riportate dall'agenzia Agi: "L'obiettivo è ottenere un accordo di tutti gli Stati membri sul ridispiegamento di risorse marittime", hanno fatto sapere infatti da Bruxelles.

Ma la situazione è molto più complicata del previsto. Più che rilanciare la missione Sophia, sarebbe più opportuno parlare di una vera e propria sua "rianimazione": attiva dal 2015, da subito l'operazione voluta in sede comunitaria per contrastare i trafficanti di esseri umani e vigilare sull'embargo delle armi in Libia ha mostrato la sua poca utilità. E basta vedere del resto lo scenario attuare per prenderne atto: dal paese nordafricano si continua a partire, così come sul territorio libico continuano ad arrivare armi.

L'unico vero effetto della missione Sophia, quando veniva svolta anche con mezzi navali, è stato quello di portare in Italia migliaia di migranti soccorsi dalle navi a largo delle Libia. Il fallimento dell'operazione è stato decretato già lo scorso anno, quando la proroga semestrale non ha più previsto l'ausilio di mezzi navali, bensì solo aerei.

Si è tornato a parlare di un rilancio di Sophia, che formalmente è chiamata "missione EuNavforMed", dopo la conferenza di Berlino del 19 gennaio scorso. In quell'occasione, è stato elaborato un documento con 55 punti in cui i principali obiettivi risultavano due: il mantenimento della tregua, che però non c'è mai stata in realtà, ed il rispetto dell'embargo sulle armi. Su quest'ultimo fronte, la proposta in sede comunitaria è stata quella per l'appunto di tornare a piazzare le navi a largo della Libia, anche dentro le acque territoriali del paese nordafricano.

Ma con la Turchia che nel frattempo ha continuano a trasferire armi (assieme ai miliziani siriani) e con la constatazione che la missione Sophia, pur se elaborata in modo diverso, ha comunque dei limiti importanti, ben presto a livello politico si è entrati in un vero e proprio stallo. A porre il veto, nei giorni scorsi, sono stati Austria ed Ungheria: i rispettivi governi, sono preoccupati che il ritorno delle navi di Sophia potrebbero comportare un nuovo aumento di approdo dei migranti nel vecchio continente.

Eppure, da Brxuelles insistono ancora sulla missione, vista per qualche motivo come unico elmento in grado di rilanciare l'azione europea all'interno del dossier libico: "Tutti vorremmo vedere il Consiglio raggiungere un accordo lunedì - hanno aggiunto le fonti europee sentite dall'Agi - sul ritorno delle navi di missione Sophia. Abbiamo fatto progressi significativi dall'ultima discussione in gennaio, ma per una decisione così importante dobbiamo assicurarci che tutti sono a bordo".

Ma i veti non mancheranno, così come non mancherà chi non vorrà saltare a bordo di una missione nata già sotto il peggiore degli auspici.

Commenti

apostrofo

Ven, 14/02/2020 - 01:12

Così anche tutte le navi militari dei paesi UE, tanto buone anche loro, faranno la fila davanti ai porti italiani … Non se li porteranno nel loro paese. C'è Italia, unico "porto sicuro " al mondo a portata di sbarco. Perché portarli in altri paesi ? Tanto poi, ci dicono, c'è la redistribuzione …. di quanti ? La Germania ce ne rimanda molti di più in aereo, ormai da un pezzo. La Francia invece ce li riaccompagna.