Libia, per i giallorossi ora Mosca non è più un tabù

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini hanno incontrato gli omologhi Sergej Lavrov e Sergey Shoigu. Mosca è un problema solo quando la Lega è al governo

Libia, per i giallorossi ora Mosca non è più un tabù

L'isteria contro la Russia di Vladimir Putin, alimentata a livello globale dai democratici - prima negli Usa contro Trump, poi nel resto d'Europa - si sgonfia quando torna a dominare il realismo politico e ci si accorge che con Mosca bisogna dialogare perché essa rappresenta una potenza essenziale nell'ordine internazionale, nella lotta al terrorismo, così come nella stabilità del Medio Oriente. Lo sa bene il premier francese Emmanuel Macron, che da qualche mese a questa parte è tornato ad auspicare un nuovo dialogo con il Cremlino e un miglioramento delle relazioni bilaterali fra Federazione russa ed Unione europea.

Ne ha dovuto prendere atto anche il governo giallorosso, che sul dossier Libia deve per forza di cose trattare con la Russia se vuole ottenere qualche risultato concreto e non fumose dichiarazioni d'intenti. "L'impegno della Russia per favorire l'atteggiamento costruttivo delle parti in conflitto in Libia sarà fondamentale" ha dichiarato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dopo l'incontro nel formato 2+2 Italia-Russia, con il suo omologo russo Sergej Lavrov, e i ministri della Difesa, Sergey Shoigu e Lorenzo Guerini. "La soluzione alla crisi in corso in Libia - ha sottolineato Di Maio -non può essere militare: la via del dialogo e la diplomazia è un percorso che non è facile, ma è l'unica possibile per arrivare alla stabilizzazione del Paese. Il dialogo con Mosca è la "via maestra" per tornare ad avere "rapporti costruttivi" tra Russia e Occidente". La riunione a Monaco, ha aggiunto, ha confermato "l'impegno internazionale a favore dell'attuazione delle conclusioni di Berlino, è un percorso non facile ma l'unica via possibile per la stabilizzazione della Libia non è la soluzione militare ma il dialogo e la diplomazia". "La Federazione Russa è un attore fondamentale nello scenario internazionale, il cui ruolo nella risoluzione delle crisi globali non può essere ignorato" ha rimarcato Lorenzo Guerini. Lavrov ha inoltre confermato che Luigi Di Maio sarà in Russia a luglio, per una visita ufficiale.

Per quanto riguarda la crisi in Ucraina, come riporta l'agenzia Nova, Di Maio ha spiegato che l'Italia conferma il suo impegno a sostegno delle attività portate avanti dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) e dal Formato Normandia (Russia, Ucraina, Francia e Germania) per la risoluzione della crisi nel Donbass. "Abbiamo riconosciuto la positività dell'impegno di Kiev nel promuovere il proseguimento dei negoziati, incoraggiando la Federazione Russa a contraccambiare questo atteggiamento", ha detto Di Maio, sottolineando nuovamente quanto sia importante garantire una efficace attuazione degli accordi di Minsk.

Ora per i giallorossi Mosca non è più una minaccia

Per quanro riguarda la Libia, come spiegato da Mauro Indelicato su Inside Over, nei giorni scorsi l’Onu ha reso vincolante il documento approvato nella conferenza di Berlino del 19 gennaio scorso e, in particolare, ha fatto sua la linea del cessate il fuoco permanente da far attuare quanto prima nella tribolata Libia. Mosca, tuttavia, si è astenuta e ha espresso non poche perplessità nei confronti dell'iniziativa del Regno Unito. Inoltre, il Cremlino a settembre ha iniziato ad inviare i contractors della Wagner a sostegno del generale Khalifa Haftar. Se l'Italia vuole dunque contare qualcosa in Libia, deve bussare alle porte del Cremlino.

Peccato che, come nota La Verità, questa distensione nei confronti della Russia è sempre stato uno dei cavalli di battaglia della Lega (e, in parte del Movimento cinque stelle): nel Partito democratico e nella stampa progressista c'era chi addirittura accusava Matteo Salvini di voler allontanare la politica estera italiana dall'Occidente e da Washington per avvicinarsi al Cremlino. La Russia era diventata una seria minaccia all'ordine globale e le dichiarazioni di Salvini andavano prese con grande preoccupazione. Ora che i giallorossi sono al governo, però, si lasciano alle spalle la russofobia dei bei tempi andati e il Cremlino torna ad essere ciò che è sempre stato: un attore imprescindibile su numerosi dossier, molti dei quali fondamentali.