Libia, Onu boccia Macron: niente elezioni a dicembre

Il Consiglio di Sicurezza approva la risoluzione del Regno Unito che estende di un anno la missione militare ma evita di fissare una data per le elezioni

Libia, Onu boccia Macron: niente elezioni a dicembre

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha esteso per un altro anno il mandato della missione in Libia ma non ha approvato la data del 10 dicembre per le elezioni. Una decisione importante che per Emmanuel Macron sa di bocciatura visto che è stata proprio la Francia a indicare quel giorno come data utile e assolutamente necessaria per il voto.

La risoluzione, approvata all'unanimità dal Consiglio di Sicurezza, è stata redatta dal Regno Unito e chiede elezioni presidenziali e legislative da tenere "il prima possibile, a condizione che siano presenti le necessarie condizioni di sicurezza, tecniche, legislative e politiche".

Una scelta di compromesso dopo che Parigi aveva chiesto rispettare la data del 10 dicembre. La scorsa settimana, sempre in una riunione del Consiglio, la Francia aveva detto di ritenere "essenziale organizzare le elezioni nel calendario concordato" durante la riunione di Parigi, a maggio, fra le diverse fazioni della Libia.

Secondo l'ambasciatore francese all'Onu, François Delattre, era "più che mai essenziale avanzare nella transizione democratica in Libia". Delattre ha denunciato coloro che "ritarderebbero le scadenze con il pretesto che la situazione non lo permetterebbe". Una frase che, di fatto, era un j'accuse nei confronti dell'Italia che invece ha da sempre ritenuto fondamentale evitare elezioni prima della pacificazione reale del Paese.

Parigi però non ha trovato solo l'opposizione di Roma, ma anche degli Stati Uniti che, insieme ad altri partner fondamentali dell'Unione europea, ha chiesto da sempre di evitare di indicare un giorno preciso per le elezioni. Idea valida ancora di più ora dopo questa nuova escalation di violenze che ha colpito Tripoli. e che ha indebolito Fayez Al Sarraj.

La strategia degli Stati Uniti, molto simile a quella espressa dal governo Conte, è stata definita dal vice ambasciatore Jonathan Cohen.

Il funzionario Usa aveva avvertito che "l'imposizione di scadenze false si ritorcerà" contro gli stessi ideatori e che porterebbe soltanto a nuove divisioni all'interno di un Paese già profondamente spaccato non solo sul presente ma anche sul futuro. Un segnale importante dell'asse fra Roma e Washington sul fronte libico.

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